di Enzo Bucchioni
Quel genio di Silvio Baldini è riuscito a fare una cosa che nessuno aveva mai neppure osato pensare: promuovere in Nazionale tutta la squadra dell’Under 21.
Un esperimento, una provocazione o molto più verosimilmente un’intuizione, chiamatela come volete, sta di fatto che le due partite amichevoli dei giovani dell’Under 21 con addosso la maglia azzurra della nazionale maggiore sono state un successo ancora più grande delle vittorie ottenute sul campo con il Lussemburgo e la Grecia.
L’idea coraggiosa di Silvio Baldini ci ha detto che se vogliamo, se li facciamo giocare, se crediamo in loro, i calciatori italiani giovani e bravi ci sono ancora.
Da queste due partite divertenti e ben giocate è partito un messaggio forte e chiaro che il nostro calcio non può più far finta di non sentire.
Dopo due panchine da Ct a tempo determinato, ora Baldini tornerà a seguire la sua Under 21, ma il suo esempio dovrà essere seguito, il suo lavoro analizzato dal nuovo commissario tecnico (probabilmente Mancini), ma anche e soprattutto dal sistema calcio.
Sembra l’uovo di Colombo. Dei giovani in fondo si è sempre parlato, in tanti hanno spesso suggerito e caldeggiato il loro impiego seguendo l’esempio di tanti club europei anche di primissima fascia, la ricetta non è nuova. Il fatto nuovo è che finalmente qualcuno è passato dalla teoria alla pratica, ha dimostrato che funziona. E gli ingredienti sono semplici: coraggio, regole e lavoro.
A maggior ragione quando non ci sono in giro campioni ma buoni giocatori, gli allenatori intelligenti devono proporre un calcio organizzato e di personalità, capace di far divertire i giocatori, di coinvolgerli. Solo attraverso l’organizzazione di gioco, con la giusta mentalità, si può crescere, diventare migliori. Faccio un esempio: il difensore Comuzzo della Fiorentina. S’era perso nel disastro e nel non gioco della sua squadra. In Nazionale è stato uno dei migliori perché lo hanno aiutato l’organizzazione, i movimenti e i suggerimenti dei compagni capaci di offrire soluzioni di gioco. Lo ha aiutato il Ct togliendogli pressioni, dandogli fiducia, la maglia azzurra da titolare non ha pesato né a lui né a molti altri.
E il discorso va allargato ai settori giovanili, ai campionati, ai tornei anche e soprattutto dei dilettanti. Il gioco deve tornare al centro, i giovani giocatori devono divertirsi, devono seguire il loro istinto, la loro fantasia, la tecnica deve essere l’unica cosa da migliorare. Si gioca per divertirsi e crescere, con il sorriso, la vittoria inseguita da troppi dirigenti miopi non deve essere l’obiettivo principale. La tattica e i tatticismi vanno messi da parte, si possono insegnare più avanti, è facile apprendere.
La strada ora è tracciata, vedremo chi la seguirà.