Il commento di Enzo Bucchioni

L’Atalanta ha dato una lezione di calcio e di temperamento

Questa settimana si parla del caso Atalanta.

L’Atalanta ha dato una lezione di calcio e di temperamento

di Enzo Bucchioni

Erano quattro, neanche troppo giovani e neanche troppo forti, in Champions League ne è rimasta una sola.

Questa è l’ennesima triste storia legata al calcio italiano che non è solo una Nazionale in crisi costretta fra un mese agli spareggi per evitare la terza mancata qualificazione consecutiva ai mondiali, ma coinvolge anche i nostri club più prestigiosi.

I campioni d’Italia del Napoli sono finiti fuori direttamente dal maxi girone, poi è toccato all’Inter e alla Juventus eliminate ai play off da squadre come i norvegesi del Bodo o i turchi del Galatasaray. Non proprio il Real Madrid…

Fuori, eliminate, in qualche modo umiliate.

Ma fatemi cominciare dai sopravvissuti, dall’Atalanta, l’unica squadra italiana ancora in corsa fra le migliori sedici d’Europa, l’unica da applaudire, da anni con un rendimento straordinario, al di sopra dei diritti televisivi, dei bacini di utenza e del fatturato. A Bergamo si fa bene calcio, punto e stop. Non ci sono segreti, ma il lavoro, la visione, la scelta degli uomini. Ribaltare il due a zero dell’andata contro il Borussia, secondo in Bundesliga, una bacheca piena di trofei, è una grande impresa che va oltre il risultato. L’Atalanta ha dato lezione di calcio e di temperamento, serviva la partita perfetta e l’ha giocata.

Ma siamo all’eccezione di una società e all’eccezionalità di una situazione.

L’eliminazione dell’Inter, invece, finalista dell’anno scorso, brucia sulla pelle dei nerazzurri e di tutto un calcio che non è in grado di rinnovarsi, di esprimere talenti, di produrre idee. La squadra di Chivu, in testa alla serie A con un ampio vantaggio, è stata battuta due volte, all’andata e al ritorno, da una squadra norvegese che ha un monte ingaggi molto simile a una delle nostre squadre di vertice della serie C. Molte delle colpe sono proprio di Chivu che sta facendo bene in campionato, ma in Europa la scarsa esperienza l’ha messo a nudo. In Champions non si può fare un turn over pesante contro nessuno: schierare col Bodo gente come Darmian che non giocava da mesi o un Acerbi al tramonto, ma non solo, perdere tre a uno è stato letale. La rimonta è fallita nella prevedibilità del gioco, nel poco coraggio e nel ritmo blando. In Europa non si gioca così.

Anche la Juve s’è buttata via nella gara d’andata in Turchia con una pesantissima sconfitta (5-2), frutto di errori individuali e ingenuità non consentite a certi livelli. Nel ritorno almeno c’ha provato (3-2), ha sfiorato una notte leggendaria, s’è fermata ai supplementari e i tifosi hanno perdonato. Resta l’eliminazione sulla quale i dirigenti bianconeri dovranno riflettere per l’ennesimo mercato sbagliato e troppi giocatori non da Juve.