di Michele Borrelli
Con l’eliminazione del Bologna per mano dell’Aston Villa in Europa League e della Fiorentina con il Crystal Palace in Conference League, l’Italia ha perso tutte le sue sette rappresentanti nelle coppe europee 2025/26 già prima delle semifinali. Nonostante l’Italia non sia mai stata in testa nel nuovo secolo nel ranking UEFA per club (l’ultima volta risale al 1999), dal 2024 ha riconquistato il secondo posto dietro l’Inghilterra (mancava dal 2006), soprattutto grazie alle due finali di Champions dell’Inter di Inzaghi nel 2023 e nel 2025, alla vittoria dell’Europa League dell’Atalanta di Gasperini nel 2024, alla vittoria della Conference League della Roma di Mourinho nel 2022, che arrivò anche in finale di Europa League l’anno dopo e infine alle due finali di Conference League della Fiorentina di Italiano nel 2023 e nel 2024.
Vittorie o percorsi dei club italiani che uno specialista di coppe europee come Unai Emery ha ricordato proprio commentando la partita del suo Aston Villa contro il Bologna: «Non sono d’accordo nel dire che il vostro calcio è in crisi. L’Inter ha fatto due finali, l’Atalanta ha vinto l’Europa League, Roma e Fiorentina ne hanno disputate altre negli ultimi anni. Il calcio italiano ha un livello molto alto e ho massimo rispetto. A livello di club l’Italia sta facendo molto bene. Ho imparato tanto dalla tattica del calcio italiano: penso al 3-5-2 di Gasperini e dell’Inter che ha portato grandi risultati».
Dopo la terza mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali è doveroso attuare riforme bloccate da troppo tempo, ma non bisogna cadere nell’errore di buttare via tutto. Il dato del ranking quinquennale per club non direbbe “secondo posto” se i club italiani non avessero ottenuto risultati nel decennio in corso.
Negli ultimi 25 anni l’Italia ha perso gradualmente la sua leadership degli anni ‘80 e ‘90 (seguita ai difficili anni ‘70 e ai trionfali anni ‘60) e sconta problemi strutturali: stadi vecchi, strutture inadeguate, figlie di una burocrazia lenta, di una litigiosità e di mancanza di una visione comune all’interno delle leghe e in federazione. Le conseguenze sono diritti tv e sponsor che non generano gli stessi ricavi che per esempio hanno i club di Premier League e la mancanza anche dei nostri top club tra i primi dieci al mondo per fatturato, dove troviamo le due big di Spagna, Real Madrid e Barcellona, la prima di Germania, il Bayern, la prima di Francia, il PSG, e le prime sei inglesi. Tra l’undicesimo e il ventesimo posto arrivano Inter, Milan e Juventus. Questo spiega perché un top club italiano può ambire a un ottavo di finale di Champions, ma deve compiere un’impresa per arrivare in fondo alla competizione. Mentre in Europa League e in Conference le squadre italiane sono più competitive.
In questa stagione l’Italia è quinta nel ranking per club, dietro perfino al Portogallo, ma per un’analisi più ampia va considerato il quinquennio, dove i club italiani restano secondi. La stagione in corso è stata particolarmente negativa: il Napoli non è andato oltre il 30° posto nella League Phase di Champions, l’Inter, dopo una buona prima parte, è stata eliminata nei play-off dal Bodo/Glimt, la Juventus dal Galatasaray sempre ai play-off e l’Atalanta agli ottavi di finale dal Bayern. Napoli, Inter e Juventus avrebbero potuto fare meglio, ma non per questo sono inferiori alle rivali che le hanno eliminate. Club e Nazionale non sono la stessa cosa, ma l’elezione del prossimo presidente federale il 22 giugno deve essere un’opportunità da sfruttare, facendo sistema e mettendo da parte gli interessi dei singoli. Così facendo i benefici nel tempo saranno a cascata per tutti.