di Enzo Bucchioni
Cosa sta succedendo agli arbitri?
E’ la domanda che si fanno gli appassionati di calcio alle prese con il campionato più disastroso da quando c’è il Var e sono ormai otto anni.
E’ stato l’ultimo caso scoppiato durante Inter-Juve, l’espulsione di Kalulu per la simulazione di Bastoni non vista dall’arbitro La Penna, a fare alzare i toni del dibattito, ma errori su errori, interpretazioni dei falli contraddittorie, sviste clamorose, decisioni assurde sono ormai il corollario di ogni giornata.
Non c’è una società grande o piccola, un dirigente o un allenatore che non si siano lamentati, segnale della trasversalità dell’errore di una classe arbitrale modesta.
Ma il Var non doveva aiutare a sbagliare di meno?
La risposta a questa domanda rivela in realtà una situazione pirandelliana. In effetti i numeri raccontano di uno straordinario e benefico effetto della “macchina Var”; infatti, secondo l’associazione italiana arbitri in serie A, ogni anno vengono evitati più di cento errori che avrebbero condizionato pesantemente l’andamento delle partite. In media in una partita su tre si evita un errore.
Quindi “viva il Var”. In effetti, come successo nella storia per molte altre novità, non è la macchina che non funziona, ma l’uso che se ne fa.
Il problema più grande è proprio questo. L’Ifab, l’organizzazione che decide le regole del calcio, ha accompagnato l’introduzione del Var con un protocollo che ne prevede l’uso solo in caso di “chiaro ed evidente errore” dell’arbitro. E qui già si capisce quanto sia labile una valutazione legata alla sensibilità individuale. Nel caso Bastoni, poi, il Var non è potuto intervenire perché il doppio giallo non rientra nei casi consentiti. A tutto questo, accompagniamo anche un regolamento assurdo. E’ fallo da rigore ormai tutte le volte che la palla colpisce una mano o un braccio in area, è finita la volontarietà. Il pestone è sempre un fallo da fischiare, anche a palla già scaricata. Assurdo.
Che fare, allora?
Si dovrebbe eliminare il protocollo per dare via libera al Var per tutti gli episodi che possono incidere sul risultato della gara. Serve poi tornare ai falli di mano volontari. Infine, è urgente introdurre una regola per punire con la prova-tv tutti i simulatori sempre più numerosi.
Parallelamente, però, è urgente una riforma che porti al professionismo arbitrale e se ne sta discutendo. E’ necessaria soprattutto una diversa selezione e formazione dei giovani per ridare credibilità a una categoria in crisi di identità, falcidiata da lotte intestine.
E’ amaro dirlo, ma i nostri arbitri non sono più i migliori del mondo.