di Enzo Bucchioni
Inter e Lazio si giocheranno la coppa Italia nella finalissima del prossimo 13 maggio all’Olimpico.
I nerazzurri di Chivu sono favoriti, hanno l’organico più forte e inseguono la doppietta, il “doblete” per dirlo alla spagnola”, dopo aver già messo le mani sullo scudetto.
Attenti però alla Lazio che ha in panchina uno come Sarri: dall’alto della sua esperienza qualche sorpresa tattica la studierà. E poi per i laziali vincere la coppa è l’ultima possibilità per andare in Europa.
Insomma, dentro questa sfida ci sono tanti motivi di interesse e tanti obiettivi. Eppure la coppa Italia fa sempre fatica a scaldare i cuori dei tifosi, non si alzano né l’attenzione, né l’interesse.
Coppa Italia chi? Che cosa?
Fate voi, da boomer non voglio rivitalizzare vecchi modi di dire degli anni Novanta, ma la realtà è questa.
La coppa Italia da noi è come un ufo, viene avvistata e poi scompare senza lasciare traccia.
Se ne comincia a parlare solo dalle semifinali; anche l’audience televisivo non scalda Mediaset che da qualche anno ha deciso di investire sull’evento con modesti risultati.
E allora tornano gli interrogativi di sempre. E’ questa la formula giusta? Come mai non c’è la volontà di dare alla coppa Italia lo stesso valore, la stessa importanza, che la coppa nazionale riveste negli altri Paesi europei, a cominciare dall’Inghilterra?
Metterei anche questo argomento all’interno della crisi e della disorganizzazione, della mancanza di idee, che ha portato il nostro calcio a essere non solo fuori dai mondiali, ma ormai lontano dai movimenti che contano come la Premier, la Liga o la Bundesliga. Ma anche la Francia si sta facendo sotto.
L’ultimo format della coppa Italia è solo uno smaccato tentativo di fare business cercando di mandare avanti le squadre che in genere occupano la parte sinistra della classifica. Non a caso le prime otto del campionato non partecipano alle fasi eliminatorie, entrano solo ai sedicesimi, giocano in casa la partita secca e hanno una evidente corsia preferenziale con l’obiettivo di portare in semifinale quattro delle grandi.
Questo escamotage ha drenato qualche sponsor in più e quindi qualche risorsa, ma la coppa Italia continua a interessare pochissimo. A non coinvolgere nessuno. Pure per chi vince i commenti spesso sono del tipo “è una coppetta, non conta”.
E allora c’è una strada per farla contare, per coinvolgere?
Allargherei il format il più possibile, come fanno in Francia. Dalla D in su? Dalla serie C? Coinvolgendo la base, portando anche in provincia le grandi squadre, auspicando sorprese, sperando che le piccole vadano avanti (negli altri Paesi succede) può crescere l’interesse. Ovviamente non ci sono certezze, ma un tentativo andrebbe fatto.