I consigli

Quell’infiammazione silenziosa che accelera l’invecchiamento. Guai a trascurarla

Paolo Bianchini, biologo nutrizionista, indica la strada da seguire.

Quell’infiammazione silenziosa che accelera l’invecchiamento. Guai a trascurarla

di Micol Baronio

L’infiammazione non è sempre un nemico. Anzi, per il dottor Paolo Bianchini, biologo nutrizionista di Bergamo, rappresenta uno dei più importanti meccanismi di difesa dell’organismo. Quando ci feriamo o affrontiamo un’infezione, il corpo mette in campo una complessa risposta che serve a proteggere i tessuti e ad avviare i processi di guarigione. Il problema nasce quando questa risposta non si spegne e rimane attiva per anni, anche in modo impercettibile. È la cosiddetta infiammazione cronica di basso grado, una condizione silenziosa che spesso non dà sintomi evidenti ma che può favorire lo sviluppo di malattie cardiovascolari, diabete, tumori e patologie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson.

Secondo il dottor Bianchini, la prevenzione inizia molto presto, addirittura nei primi mille giorni di vita, quando si costruiscono le basi della salute futura. Uno dei meccanismi più importanti coinvolti in questo processo riguarda l’insulina. Quando l’infiammazione persiste, le cellule diventano progressivamente meno sensibili alla sua azione. Il nutrizionista utilizza un esempio molto semplice: l’insulina è come una chiave che deve aprire una serratura. Se la serratura si arrugginisce, la chiave non riesce più a svolgere correttamente il proprio compito. Di conseguenza lo zucchero resta nel sangue e il pancreas è costretto a produrre quantità sempre maggiori di insulina. Nel tempo questo squilibrio favorisce l’aumento del tessuto adiposo, la formazione delle placche aterosclerotiche e il rischio di sviluppare il diabete.

La buona notizia è che questi processi non compaiono all’improvviso. Prima della malattia esiste quasi sempre una lunga fase di disfunzione durante la quale è possibile intervenire. Per questo il dottor Bianchini invita a non sottovalutare segnali come glicemia ai limiti, aumento del girovita, stanchezza persistente, digestione difficile o pressione arteriosa elevata.

L’alimentazione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per spegnere l’infiammazione. Le verdure dovrebbero essere presenti a ogni pasto, meglio se variate e colorate. Più colori arrivano nel piatto, maggiore sarà l’apporto di vitamine, minerali e sostanze antiossidanti capaci di proteggere cellule e DNA. Se il crudo provoca gonfiore, è possibile preferire la cottura a vapore, che preserva meglio le qualità nutrizionali rispetto alla bollitura prolungata.

Accanto all’alimentazione, il nutrizionista sottolinea l’importanza dell’attività fisica regolare. Non servono imprese sportive: una camminata sostenuta, il ballo o qualsiasi attività svolta con piacere possono contribuire a migliorare il metabolismo e a ridurre l’infiammazione. Fondamentale è la costanza.

Infine, c’è il capitolo dello stress. Quello cronico aumenta la produzione di cortisolo, un ormone che può peggiorare la resistenza insulinica e favorire ritenzione idrica, aumento di peso e stanchezza. Per questo imparare a respirare correttamente, rallentare i ritmi e prendersi cura del proprio benessere emotivo non è un lusso, ma una vera strategia di prevenzione.

Per il dottor Bianchini, salute significa equilibrio. Alimentazione, movimento e serenità mentale devono procedere insieme. È da queste scelte quotidiane che nasce la migliore difesa contro l’infiammazione e le malattie croniche.