Il rapporto presentato nella Giornata del Made in Italy

Traguardo dei mille Marchi Storici Nazionali: in Lombardia il numero maggiore, terzo il Piemonte. Prevale l’agroalimentare

«Emerge l’esigenza di accompagnare questo patrimonio in una nuova fase di sviluppo: le imprese chiedono maggiore visibilità, strumenti di valorizzazione condivisi e una più forte capacità di fare sistema, anche sui mercati internazionali- ha aggiunto Gianluca Brozzetti, vicepresidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia - E’ su questo passaggio che si gioca la competitività futura dei Marchi Storici».

Traguardo dei mille Marchi Storici Nazionali: in Lombardia  il numero maggiore, terzo il Piemonte. Prevale l’agroalimentare

E’ in Lombardia il maggior numero di Marchi Storici Nazionali (28,3%). Il Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale ha raggiunto il traguardo dei 1.000 Marchi Storici iscritti: un ecosistema composto da 780 imprese titolari che generano un volume d’affari complessivo di 93,6 miliardi di euro e garantiscono l’occupazione di 363.201 addetti. Una fotografia che emerge dal rapporto «L’Italia dei 1000 Marchi Storici di Interesse Nazionale. Numeri, territori e prospettive di un patrimonio industriale del made in Italy» presentata in occasione della Giornata del made in Italy.

Il cuore pulsante di questo sistema è rappresentato dalle “4 A” del Made in Italy (Agroalimentare, Automazione, Abbigliamento, Arredo), che da sole valgono 76,1 miliardi di euro (l’81,3% del totale), con una netta prevalenza della filiera agroalimentare (53,7 miliardi). La distribuzione regionale conferma la forza dei poli manifatturieri del Nord: la Lombardia guida la classifica per fatturato (49,1%) e numero di marchi (28,3%), seguita da Veneto (14,2%) e Piemonte (12,9%). Emerge tuttavia un radicamento profondo in tutto il Paese, con sistemi regionali come l’Emilia-Romagna, il Veneto e la Toscana che mostrano un’incidenza delle “4 A” vicina o superiore all’80%.

Sotto il profilo settoriale, il Registro ha una natura strutturalmente industriale: l’88% delle imprese opera nel manifatturiero, dove l’Agroalimentare (44% del totale) e l’Automazione-Meccanica (25%) mantengono il ruolo di pilastri economici e numerici.

L’80% delle imprese assegna al Marchio Storico un valore strategico elevatissimo. Il 70% lo integra nei materiali istituzionali e il 46% direttamente sul packaging. Nonostante l’uso della versione internazionale «Italian Historical Trademark» sia ancora limitato al 25%, quasi la metà delle imprese (46%) ne prevede un utilizzo futuro, segnalando una forte volontà di crescita sui mercati globali come strumento di contrasto all’Italian Sounding.

«Il traguardo dei 1.000 Marchi Storici di Interesse Nazionale rappresenta un risultato di grande valore per il sistema produttivo italiano. Non è solo un numero, ma il riconoscimento concreto di un patrimonio industriale che continua a generare occupazione, competitività e identità per il Paese – ha commentato Massimo Caputi, presidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia – In un contesto di tensioni protezionistiche e nuovi accordi internazionali come il Mercosur, i Marchi Storici sono tra gli asset più esposti: senza adeguate clausole di salvaguardia nei trattati europei che ne certifichino l’autenticità, rischiamo un’erosione della nostra identità e del valore del Made in Italy. In questa direzione, la nascita del nuovo Strumento Finanziario che favorisce la crescita dei Marchi Storici segna un cambio di paradigma, trasformandosi da strumento difensivo in leva di sviluppo industriale. Grazie alla possibilità di co-investire per acquisizioni intra-filiera, favoriamo la nascita di poli di Marchi Storici solidi e competitivi, capaci di rafforzare le filiere e mantenere il valore ancorato al territorio».

Riconoscere l’importanza dei Marchi Storici significa, però, anche sostenerli affinché crescano:

«Emerge l’esigenza di accompagnare questo patrimonio in una nuova fase di sviluppo: le imprese chiedono maggiore visibilità, strumenti di valorizzazione condivisi e una più forte capacità di fare sistema, anche sui mercati internazionali- ha aggiunto, Gianluca Brozzetti, vicepresidente dell’Associazione Marchi Storici d’Itali – E’ su questo passaggio che si gioca la competitività futura dei Marchi Storici».