Il futuro dell’economia italiana passa anche dai fondali marini. E’ questo il messaggio che emerge dal 1° Rapporto Nazionale sulla Dimensione Subacquea Italiana 2026, realizzato da Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, OsserMare e Polo Nazionale della Dimensione Subacquea.
Per la prima volta viene censita una filiera industriale che fino a oggi non aveva una definizione statistica precisa ma che rappresenta già un comparto strategico per sicurezza, innovazione e sviluppo economico.
Le imprese censite sono 189 e occupano oltre 63mila addetti, generando 30,5 miliardi di euro di fatturato e 7,3 miliardi di valore aggiunto. Numeri destinati a crescere, considerato che tra il 2019 e il 2023 il fatturato è aumentato del 49,5%, ben oltre la media dei comparti industriali di riferimento.
Se il Lazio domina grazie alla presenza dei grandi gruppi nazionali, è il Nordovest a rappresentare il cuore produttivo più diffuso della filiera. Lombardia, Liguria e Piemonte concentrano infatti oltre un terzo delle imprese italiane censite e costituiscono un ecosistema che integra cantieristica, meccanica avanzata, sensoristica, elettronica, ricerca scientifica e sviluppo software.
Le nostre regioni
La Lombardia è la regione leader per numero di aziende: ospita il 23,8% delle imprese nazionali dell’underwater, pari a 45 realtà produttive. E’ inoltre seconda in Italia per fatturato, con il 26,8% del totale nazionale, e terza per occupazione e valore aggiunto, dimostrando una struttura produttiva estremamente diversificata che affianca grandi gruppi industriali a una rete di imprese manifatturiere altamente specializzate e aziende tecnologiche innovative.
La Liguria conferma invece la propria storica vocazione marittima. Con 21 imprese censite rappresenta l’11,1% del totale nazionale, ma soprattutto esprime un sistema produttivo caratterizzato da aziende di dimensione medio-alta. Nessuna delle imprese censite rientra infatti nella categoria delle grandi aziende, mentre prevalgono quelle di media dimensione, segno di una filiera specializzata e fortemente orientata all’innovazione. Gli addetti sono oltre 1.300 e risultano concentrati soprattutto nelle imprese medie, a testimonianza di un tessuto produttivo equilibrato e competitivo.
Anche il Piemonte riveste un ruolo significativo. Le sei imprese censite rappresentano solo il 3,2% del totale nazionale, ma occupano oltre 3.300 addetti grazie alla presenza di grandi aziende che concentrano quasi il 97% dell’occupazione regionale del comparto. Una configurazione che evidenzia la presenza di realtà industriali ad alta intensità tecnologica, strettamente integrate con i settori dell’aerospazio, della meccanica di precisione e della difesa.
Non solo cantieri
Nel complesso, il Nordovest rappresenta una delle principali piattaforme italiane per lo sviluppo delle tecnologie subacquee. Non solo cantieristica navale, ma anche progettazione di componenti elettronici, robotica, sensoristica, software, ricerca scientifica e materiali avanzati trovano qui uno dei principali poli di sviluppo nazionale. Il rapporto evidenzia infatti come le attività informatiche, la ricerca e sviluppo e la produzione di elettronica costituiscano ormai una parte fondamentale della filiera underwater, affiancando le tradizionali produzioni industriali. Il documento parte da una considerazione strategica destinata ad assumere sempre maggiore rilevanza. Il dominio subacqueo è diventato un’infrastruttura essenziale per le economie moderne. Oltre un milione di chilometri di cavi sottomarini trasporta gran parte del traffico internet mondiale, mentre condotte energetiche e collegamenti elettrici rendono i fondali marini un’infrastruttura critica da proteggere.
Una sfida strategica
Per la sua posizione al centro del Mediterraneo, l’Italia rappresenta uno dei principali snodi tra Europa, Africa e Medio Oriente, assumendo un ruolo sempre più importante nella sicurezza delle reti digitali ed energetiche. Proprio questa evoluzione rende sempre più strategica la presenza di un sistema industriale capace di sviluppare tecnologie per l’esplorazione, il monitoraggio e la protezione dei fondali. Il Rapporto sottolinea come il settore underwater non possa più essere considerato soltanto una nicchia della blue economy, ma un comparto trasversale destinato a incidere sulla competitività industriale del Paese. Per il Nordovest questa trasformazione rappresenta un’opportunità importante. La combinazione tra competenze manifatturiere, grandi gruppi industriali, centri di ricerca, università e imprese innovative crea infatti le condizioni per consolidare una leadership nazionale in un mercato destinato ad assumere un peso crescente nei prossimi anni. L’economia del mare, insomma, non si sviluppa soltanto in superficie: una parte sempre più rilevante del futuro industriale italiano corre già oggi lungo i fondali del Mediterraneo.