I giovani amministratori in Italia sono in calo ma più qualificati: sulle aspettative pesano costo della vita e lavoro. E’ quanto emerge dal dossier Anci e Ipsos, presentato in anteprima all’incontro dei sindaci under 35 e organizzato nell’ambito della 15ª Assemblea Anci Giovani a Napoli, il 17 e 18 aprile, con main partner Edison, Fiat, Maggioli, Gse, Iliad e Open Fiber.
Nel dettaglio, i giovani amministratori sono 18.006, in calo rispetto ai 19.483 del 2025, e la loro distribuzione sul territorio è disomogenea: il numero assoluto più elevato si registra in Lombardia, mentre la maggiore concentrazione è in Trentino-Alto Adige, con oltre quattro giovani amministratori per Comune. In media, in Italia, sono 2,3 per ciascun ente locale.
La presenza dei giovani è più marcata nei piccoli comuni e diminuisce con l’aumentare della popolazione: sotto i 3mila abitanti rappresentano circa il 16% degli amministratori, mentre nei comuni sopra i 50mila abitanti la quota scende al 10%. Nonostante questa diffusione, però, i giovani faticano a raggiungere i ruoli apicali: entrano soprattutto nei consigli comunali e i sindaci under 35 sono oggi 252, in flessione negli ultimi anni.
Il quadro complessivo segnala anche un progressivo invecchiamento della classe amministrativa locale: gli over 60 sono passati dall’8% nel 2001 a quasi il 26% nel 2026, mentre gli under 36 sono scesi dal 23% al 14%. Sul piano delle competenze, tuttavia, emerge un profilo più qualificato tra i giovani amministratori: il 44% possiede una laurea, mentre tra i non giovani resta significativa la quota con la sola licenza media (15%). Tra i giovani prevale ancora la componente maschile, ma tra gli assessori si registra un’inversione con le donne al 51%.
A questo quadro istituzionale si affianca quello sociale tracciato dalla ricerca Ipsos, che analizza aspettative e bisogni dei giovani tra i 18 e i 35 anni. Le principali preoccupazioni riguardano il costo della vita (50%) e lavoro e carriera (40%), mentre il 58% si dichiara molto preoccupato per finanze, casa e inflazione. Quasi un giovane su quattro segnala anche timori legati a salute mentale, sicurezza e contesto internazionale.
Nonostante ciò, il 71% dei giovani si dichiara felice, con oltre uno su quattro “molto felice”, ma il 69% percepisce una distanza tra la vita reale e quella ideale. La famiglia resta il riferimento principale per il 44%, seguita da salute fisica (39%) e mentale (35%). Due giovani su tre desiderano avere figli, ma solo il 61% pensa di riuscire a costruire la famiglia desiderata.
Il lavoro si conferma uno dei principali fattori di incertezza: quasi tre giovani su quattro sono preoccupati e solo il 57% pensa di realizzarsi professionalmente a 50 anni. Il 65% ritiene inoltre necessario trasferirsi per trovare migliori opportunità, spesso all’estero. Sull’intelligenza artificiale prevale un cauto ottimismo: il 47% ne vede effetti positivi, ma il 33% teme conseguenze negative e il 56% giudica inadeguata la formazione attuale.
Resta forte il senso civico: 8 giovani su 10 vogliono contribuire al bene comune, ma il rapporto con le istituzioni appare debole. Un giovane su tre ritiene che nessuna stia facendo abbastanza per il loro futuro, indicando tra le priorità la riduzione delle tasse (38%), incentivi al lavoro stabile (33%) e politiche per stage e tirocini retribuiti (25%).
Nel loro insieme, le due ricerche delineano una generazione presente e più preparata anche nelle istituzioni locali, ma che si muove in un contesto segnato da difficoltà economiche, incertezze sul lavoro e una crescente distanza tra aspettative e realtà.
«Siate coraggiosi e anche un po’ incoscienti perché se non vi buttate nessuno vi aprirà la strada. Essere qui in un luogo di formazione e studio ha anche un valore simbolico: far capire che oggi fare politica significa costruire il consenso, ma anche avere competenze. Perché amministrare – ha affermato Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli – è una cosa molto difficile, abbiamo vissuto anni in cui abbiamo trasformato la politica in comunicazione, adesso abbiamo bisogno di trasformare la comunicazione in politica, con amministratori in grado di fare le cose e dire cose vere. L’Amministratore deve saper fare e credo che tutti voi siate un po’ gli ambasciatori del saper fare».
Manfredi è entrato anche nel merito di temi più politici e rispetto alla alla stagione del Pnrr ha evidenziato due aspetti:
«Da un lato è stato sfatato il pregiudizio che gli amministratori locali non sanno concludere le opere avviate, visto che i Comuni sono stati i soggetti istituzionali ad avere speso di più – ha detto – Dall’altro tra Comuni del Sud e altri del Paese c’è stata una percentuale di realizzazione omogenea per le opere e questo significa che il tessuto sociale non è diviso; se si riesce a gestire in modo efficiente i risultati arrivano. La vera sfida è dare continuità in futuro a questo metodo che mette al centro i Comuni nella gestione delle risorse».
La numerosa presenza di amministratori giovani a Napoli è un segnale positivo, come ha sottolineato Domenico Carbone, presidente della Consulta Anci Giovani e sindaco di San Costanzo:
«Siamo abituati a lavorare così come a fare degli atti amministrativi. Lo facciamo ogni giorno perché c’è bisogno di dare risposte alle nostre comunità. Inoltre, vogliamo dimostrare di aver meritato quella fiducia che ci è stata data da tutti i cittadini, anche non giovani. E’ vero che molti di noi sono stati costretti a lasciare l’Italia per dimostrare il proprio valore, ma è anche vero che chi è stato scelto deve dimostrare di saper fare bene l’amministratore sul territorio. Dobbiamo rendere più forte la nostra comunità di giovani amministratori: se siamo pochi non riusciamo a incidere, dobbiamo avere la forza di avere idee chiare per farci ascoltare dal governo e dal Parlamento».
E ad ascoltare la voce dei giovani a Napoli era presente il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo:
«La pubblica amministrazione del domani deve puntare su persone, merito e visione. I giovani hanno la capacità di intercettare i segnali del cambiamento, di coglierne la direzione e di anticiparlo – ha commentato – Avete una grande responsabilità: rendere disponibili le vostre idee, le vostre visioni, proporre quello che magari altri non hanno il coraggio di dire o di fare».
Presenti anche il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, all’Assemblea Anci Giovani a Napoli, e Francesco Lollobrigida, ministro all’Agricoltura Sovranità Alimentare e Foreste.
Il primo, nel suo intervento, ha ribadito come «i giovani sono il futuro ma anche il presente e vanno messi nelle condizioni di costruirlo».
Il ministro ha spiegato che oggi a Province e Comuni è destinato il 53% delle risorse per le politiche giovanili, ma ha precisato che il punto non è soltanto la distribuzione dei fondi: il lavoro si concentra anche sul confronto periodico con i territori, sulle buone pratiche e sulla definizione di azioni capaci di incidere concretamente su orientamento, formazione, autoimprenditorialità e contrasto al disagio giovanile. Tra i passaggi centrali dell’intervento, Abodi ha richiamato la legge delega sui giovani, definita la prima di questo tipo, con l’obiettivo di riordinare e semplificare un quadro normativo oggi frammentato e spesso poco leggibile per i destinatari delle misure. Un percorso che punta a rendere più accessibili strumenti, opportunità e diritti, rafforzando l’efficacia delle politiche pubbliche rivolte alle nuove generazioni. Ampio spazio è stato dedicato anche al Servizio civile universale, indicato come una delle esperienze di maggior successo delle politiche giovanili.
«Ci stiamo prendendo la responsabilità delle presenti giovani generazioni, non soltanto di quelle future». È con questo richiamo che il ministro ha concluso il suo intervento, ribadendo la necessità di una valutazione di impatto generazionale delle politiche pubbliche e di una collaborazione stabile tra Governo, Regioni, Province e Comuni. Per Anci, un messaggio particolarmente rilevante: le politiche per i giovani non possono essere episodiche né calate dall’alto, ma devono nascere da una responsabilità condivisa tra istituzioni e territori, con strumenti chiari, risorse stabili e una visione di lungo periodo.
Lollobrigida, analizzando le politiche legate alle sue deleghe, ha lodato gli amministratori locali: «Con loro – ha detto – si lavora bene, perché sono abituati quotidianamente ad affrontare e risolvere problemi reali, lontano da posizioni ideologiche che spesso dividono invece di unire».