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Ricerca e sviluppo: Lombardia prima

Le imprese restano il principale motore ma cresce il ruolo delle università.

Ricerca e sviluppo: Lombardia prima

La ricerca e sviluppo continua a rappresentare una delle principali voci della capacità competitiva dell’economia italiana, ma la fotografia scattata dall’Istat nel 2024 mostra un Paese ancora fortemente concentrato territorialmente. Oltre il 60% della spesa nazionale per R&S si concentra infatti in quattro regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte. In questo quadro, il Nordovest presenta una situazione a due velocità, con Lombardia e Piemonte ai vertici e una Liguria che invece chiude l’anno con una variazione negativa. Nel complesso, nel 2024 l’Italia ha investito 31,04 miliardi di euro in ricerca e sviluppo intra-muros, con un incremento del 5,6% rispetto al 2023. A trainare la spesa sono soprattutto le imprese, che hanno destinato alla R&S 17,57 miliardi di euro, pari a una crescita del 2,4%. Seguono le università, con 8,35 miliardi e un aumento del 13,4%, le istituzioni pubbliche con 4,58 miliardi (+4,7%) e le istituzioni private non profit con circa 550 milioni di euro (+7,9%). All’interno di questo scenario, la Lombardia mantiene un ruolo centrale, concentrando da sola circa il 20% della spesa italiana per ricerca e sviluppo: una quota che conferma il peso del sistema produttivo e della rete di ricerca regionale sul totale nazionale. La Lombardia si colloca inoltre intorno all’1,2% del Pil regionale per intensità di spesa in R&S. Il dato lombardo va letto anche alla luce della struttura della ricerca italiana. A livello nazionale, le imprese rappresentano il principale motore della spesa e le grandi aziende concentrano 13,3 miliardi di euro, pari al 76% della R&S realizzata dalle imprese. Ancora più significativo il ruolo delle multinazionali, alle quali è riconducibile l’82,2% della spesa privata in ricerca e sviluppo, per un ammontare superiore ai 14 miliardi di euro.

Accanto alla Lombardia, il Piemonte si conferma una delle regioni italiane con la maggiore intensità di ricerca. Nel 2024 la spesa in R&S equivale al 2,20% del Pil regionale, uno dei valori più elevati dell’intero Paese, secondo solo all’Emilia-Romagna, che raggiunge il 2,32%. In Piemonte, in particolare, la componente delle imprese ha un peso molto rilevante: la sola ricerca e sviluppo realizzata dal settore produttivo equivale all’1,67% del Pil regionale. Un dato che fotografa una struttura nella quale il sistema industriale continua ad avere un ruolo determinante nell’attività di ricerca. Il Piemonte rientra infatti tra i territori del Nord nei quali le imprese rappresentano più della metà della spesa complessiva in R&S e, insieme all’Emilia-Romagna, supera la soglia dei tre quarti della spesa regionale. Una caratteristica che distingue nettamente il modello settentrionale da quello di molte regioni meridionali, dove invece università e settore pubblico arrivano a rappresentare la quota prevalente degli investimenti.

Diverso il quadro della Liguria, che nel 2024 ha registrato una diminuzione del 2,3% della spesa per ricerca e sviluppo rispetto all’anno precedente. La regione mantiene comunque un livello di intensità di R&S relativamente significativo, intorno all’1,4% del Pil, ma il dato annuale segnala una contrazione in controtendenza rispetto alla crescita complessiva italiana.

Il confronto territoriale evidenzia infatti una crescita della R&S pari al 4,8% nel Nordovest, contro il +6,6% del Nordest, il +5,1% del Centro e il +8,9% del Mezzogiorno. La crescita più intensa si registra in particolare a Bolzano (+21,1%), Emilia-Romagna (+13,4%), Puglia (+12,9%), Campania (+11,2%) e Basilicata (+10,4%). All’opposto, oltre alla Liguria, diminuiscono gli investimenti in R&S in Molise (-5%), Calabria (-3,8%), Veneto (-3,7%) e Sicilia (-1,5%).

La distanza tra i territori emerge ancora più chiaramente guardando alla composizione della spesa. Nel Nord le imprese costituiscono la componente principale degli investimenti, mentre nel Mezzogiorno il peso di università e settore pubblico è molto maggiore. In Sardegna, Calabria e Basilicata, per esempio, il comparto pubblico e universitario arriva complessivamente a rappresentare circa l’80% della spesa regionale in ricerca. Un altro elemento significativo riguarda la dimensione delle imprese. Nel 2024 la spesa in R&S delle grandi aziende è cresciuta del 6,4%, mentre quella delle imprese medie è diminuita del 5,2% e quella delle piccole imprese del 13,7%. La ricerca italiana appare quindi sempre più concentrata nelle realtà di maggiore dimensione. Anche la tipologia di attività conferma questa dinamica: la spesa complessiva destinata allo sviluppo sperimentale raggiunge 10,5 miliardi di euro, in crescita del 9,8%, mentre la ricerca applicata arriva a 12,5 miliardi (+2,1%) e la ricerca di base a 8 miliardi (+5,9%).

Sul fronte delle persone, nel 2024 sono circa 510mila gli addetti coinvolti nelle attività di ricerca e sviluppo in Italia, pari a circa 352 mila unità equivalenti a tempo pieno. I ricercatori rappresentano il 50,9% del totale, con circa 179mila unità equivalenti a tempo pieno. Anche in questo caso la dinamica è differenziata tra i diversi soggetti: il personale impegnato nella R&S delle imprese diminuisce del 5,9%, mentre quello universitario cresce del 13,6%. I ricercatori, nel complesso, aumentano del 5,4%, con un incremento particolarmente marcato nelle università (+15,3%) e nelle istituzioni pubbliche (+7,5%). Per il 2025 l’Istat fornisce invece una prima fotografia ancora provvisoria, dalla quale emerge una stima di riduzione del 2,6% della spesa in R&S delle imprese, mentre crescono del 6,2% gli investimenti delle istituzioni pubbliche e del 6,4% quelli delle istituzioni private non profit. I dati universitari per il 2025 non sono ancora disponibili. Il quadro che emerge per Lombardia, Piemonte e Liguria è dunque quello di un Nordovest che continua a concentrare una parte decisiva della ricerca italiana, ma con andamenti differenti. La Lombardia conserva il primato per peso sul totale nazionale, il Piemonte presenta una delle più elevate intensità di R&S rispetto al Pil e una forte componente industriale, mentre la Liguria, pur mantenendo un’incidenza della ricerca non trascurabile sulla propria economia, nel 2024 ha registrato una contrazione della spesa. Una fotografia che conferma quanto, nel sistema italiano dell’innovazione, non conti soltanto quanto si investe, ma anche chi investe e quale rapporto esiste tra imprese, università e settore pubblico.