L’artigianato continua a rappresentare una componente essenziale del sistema produttivo italiano e nel Nordovest trova alcune delle sue aree più significative ma deve affrontare il tema del ricambio generazionale. E’ la fotografia che emerge dall’analisi dell’Area Studi e Ricerche della CNA sui dati Istat, secondo cui nel complesso nazionale le imprese artigiane rappresentano il 21,5% delle imprese attive. Il dato cambia sensibilmente da provincia a provincia e proprio il Piemonte occupa una posizione di primo piano nella graduatoria nazionale.
Piemonte, Cuneo sul podio nazionale
Cuneo è la seconda provincia italiana per incidenza delle imprese artigiane: il 31,5% delle attività presenti sul territorio appartiene al comparto, una quota superata soltanto da Nuoro, al 31,7%. Anche Asti si colloca ai vertici della classifica, con il 31,1%, quarta provincia italiana. Il dato racconta una caratteristica strutturale dell’economia piemontese: l’artigianato non è una componente marginale, ma una parte integrante delle filiere produttive locali. Il suo peso è evidente nelle attività manifatturiere, nei servizi, nelle lavorazioni specializzate e nell’indotto che ruota intorno alle imprese di maggiori dimensioni. La centralità del comparto non è una novità. Già nel 2018 le imprese artigiane piemontesi erano oltre 117mila e rappresentavano il 27,2% del totale regionale, contro il 21,5% della media italiana ma proprio il confronto nel tempo evidenzia la principale criticità. L’analisi CNA segnala che tra il 2014 e il 2023 l’incidenza delle imprese artigiane è diminuita di 3,9 punti percentuali a livello nazionale. Il fenomeno riguarda dunque anche i territori nei quali la vocazione artigiana è più forte.
La Lombardia presenta un profilo differente
E’ la grande piattaforma economica del Nordovest e la presenza di un vasto sistema industriale e dei servizi fa sì che il peso percentuale dell’artigianato sia inferiore rispetto alle province piemontesi ai vertici della classifica. Milano, in particolare, si trova nella parte bassa della graduatoria nazionale: le imprese artigiane rappresentano il 15% del totale delle imprese attive. Un dato che va letto alla luce delle dimensioni e della struttura dell’economia metropolitana milanese, caratterizzata da una forte concentrazione di imprese non artigiane e di attività legate ai servizi avanzati. Questo non significa però che l’artigianato abbia un ruolo secondario in Lombardia. Al contrario, la regione concentra una quota rilevante delle attività artigiane italiane e costituisce uno dei principali nodi delle filiere manifatturiere, della meccanica, dell’edilizia, dell’impiantistica e dei servizi alle imprese. Anche i dati più recenti mostrano una dinamica particolare: nel 2025 la Lombardia è stata l’unica regione del Nordovest a registrare una crescita dello stock delle imprese artigiane, pari allo 0,2%, contribuendo a compensare le contrazioni registrate proprio in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. La Lombardia rappresenta quindi, almeno sul piano quantitativo, un elemento di equilibrio per l’intero sistema artigiano del Nordovest.
Liguria, artigianato tra costa, entroterra e servizi
La Liguria presenta ancora un’altra configurazione. Qui l’artigianato si inserisce in un’economia fortemente condizionata dalla particolare conformazione geografica della regione, dalla presenza dei grandi centri urbani costieri e dalla rilevanza di turismo, edilizia, manutenzione, trasporti, nautica e servizi. La dimensione territoriale è importante anche per comprendere il ruolo delle micro e piccole imprese. In Liguria l’artigianato costituisce una rete capillare che contribuisce a mantenere attività economiche e competenze anche al di fuori dei grandi poli urbani. La regione, tuttavia, ha chiuso il 2025 con una contrazione dello stock delle imprese artigiane. Il dato ligure rientra nella dinamica negativa che ha interessato parte del Nordovest, in netto contrasto con la crescita registrata nello stesso anno dalla Lombardia. Un segnale particolarmente significativo perché arriva in un territorio nel quale la piccola impresa svolge una funzione economica e sociale che va oltre il semplice numero delle attività.
Tre territori, stessa sfida
Il denominatore comune delle tre regioni è la necessità di invertire una tendenza di lungo periodo: secondo la CNA, tra il 2014 e il 2023 l’incidenza delle imprese artigiane sul totale è diminuita di 3,9 punti percentuali in Italia. Anche sul fronte dell’occupazione il peso degli addetti artigiani si è ridotto: la quota nazionale è oggi pari al 13,4% degli occupati, mentre la perdita media nel periodo considerato è stata di 3,5 punti. Il problema, dunque, non riguarda soltanto la nascita o la chiusura di una singola impresa. Riguarda la capacità dei territori di conservare competenze, mestieri e filiere. Il nodo del ricambio generazionale.
Dario Costantini, presidente nazionale dell’associazione, ha sottolineato come molte imprese sane e con mercato rischino di chiudere non per mancanza di lavoro, ma per l’assenza di giovani, lavoratori qualificati o persone disponibili a raccoglierne il testimone. Perdere un’impresa artigiana può significare perdere anche un patrimonio di conoscenze difficilmente sostituibile.
Per questo la sfida non è difendere l’artigianato esistente ma è renderlo attrattivo per le nuove generazioni, accompagnando le imprese nella digitalizzazione, nella formazione, nell’innovazione e nella transizione energetica.