Poste Italiane ha deciso di avviare un’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) su Telecom Italia, coinvolgendo direttamente tutti gli azionisti. L’offerta prevede una formula mista, una parte in contanti e una in azioni della stessa Poste. Il valore complessivo dell’operazione si aggira intorno ai 10,8 miliardi di euro.
L’offerta è stata resa pubblica domenica 22 marzo e il lunedì successivo l’amministratore delegato Matteo Del Fante ha spiegato i dettagli dell’operazione. Del Fante ha assicurato che Tim resterà «stand alone» – autonoma – e il suo «iconico brand» verrà «protetto». Poste, già primo azionista di Tim con il 27,32%, ha offerto 0,167 euro in contanti per azione Tim e 0,0218 nuove azioni ordinarie per ogni azione Tim portata in adesione. Il totale è pari a 0,635 euro per azione (con un premio del 9,01% rispetto al prezzo di chiusura del 20 marzo).
Per quanto riguarda le tempistiche, i documenti relativi allo scambio e all’offerta in contanti saranno depositati a metà aprile e l’assemblea straordinaria per l’aumento di capitale sarà a giugno, mentre le autorizzazioni e le approvazioni delle autorità competenti, insieme all’avvio del periodo dell’offerta di scambio, sono attese non prima di luglio 2026.
«Il nostro obiettivo è presentare un piano industriale congiunto dopo il completamento dell’operazione, entro il quarto trimestre del 2026».
Inizialmente Poste aveva pensato a una fusione, ma l’intenzione non è togliere Tim dal mercato. Anzi, il delisting la renderà «più aggressiva», con l’obiettivo di accelerare il consolidamento del settore. L’acquisto sarà raggiunto se l’adesione riguarderà almeno il 66,67% delle azioni. L’operazione è da considerarsi in concerto con il Ministero dell’Economia, che detiene il 29,2% di Poste, ma Del Fante ha specificato che non c’è stato alcun coinvolgimento del governo, tanto che il progetto è stato pensato già cinque anni fa. A fine operazione, attesa entro fine anno, Cassa Depositi e Prestiti e Mef avranno insieme oltre il 51% del gruppo che nascerà dall’integrazione.
Alla base c’è un progetto industriale ambizioso: mettere insieme rete di telecomunicazioni, servizi postali e attività finanziarie in un’unica piattaforma. L’integrazione tra la rete di Tim e la presenza capillare di Poste sul territorio consentirebbe di sviluppare servizi avanzati legati a connettività, cloud e gestione dei dati. Il nuovo gruppo nascerebbe con dimensioni importanti, sfiorando i 27 miliardi di ricavi e superando i 150mila dipendenti. L’idea è quella di creare un’infrastruttura digitale nazionale in grado di sostenere la trasformazione tecnologica del Paese.