Rapporto del Ministero del lavoro

Permessi di soggiorno per stranieri, uno su tre è del Nordovest

Numeri in salita e la Lombardia resta il principale polo di attrazione del Paese.

Permessi di soggiorno per stranieri, uno su tre è del Nordovest

L’Italia continua a perdere popolazione italiana, ma cresce la componente straniera. E’ questa la fotografia più netta del XVI Rapporto «Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia», pubblicato dal ministero del Lavoro insieme a Istat, Inps, Inail, Ocse e Unioncamere.
Al 1° gennaio 2026 gli stranieri residenti sono 5,6 milioni, in aumento di 188 mila unità (+3,5%) rispetto all’anno precedente; nello stesso periodo la popolazione con cittadinanza italiana è diminuita di 189 mila persone (-0,4%). L’incidenza degli stranieri sul totale dei residenti è salita dal 9,1% al 9,4%. La geografia del fenomeno è tutt’altro che uniforme: il 58,1% degli stranieri vive nelle regioni del Nord, pari a circa 3,2 milioni di persone. Ed è proprio il Nordovest a rappresentare il cuore economico e occupazionale della presenza immigrata.

Lombardia, il baricentro nazionale

La Lombardia si conferma di gran lunga la prima regione italiana per capacità di attrazione. Nel 2024 sono stati rilasciati 60.738 nuovi permessi di soggiorno, pari a circa un quinto del totale nazionale. Nessun’altra regione si avvicina a questi numeri: l’Emilia-Romagna, seconda, si ferma a 27.584 rilasci. Non conta soltanto la quantità. In Lombardia il 40,9% dei nuovi permessi ha durata superiore a un anno, segnale di una presenza che tende alla stabilizzazione più che alla mera stagionalità.

Piemonte, il radicamento

Il Piemonte registra 22.853 nuovi permessi. Anche qui prevalgono i titoli di soggiorno di durata medio-lunga: il 40,8% supera l’anno. Il dato è quasi identico a quello lombardo e suggerisce un radicamento stabile della popolazione straniera nei territori industriali e urbani della regione.

Liguria, numeri più piccoli ma struttura simile

In Liguria i nuovi permessi sono 11.365. Pur con dimensioni inferiori, la struttura è molto simile a quella delle altre due regioni del Nord Ovest: il 40,1% dei permessi dura oltre dodici mesi. In altre parole, anche in Liguria la componente straniera appare sempre meno legata a ingressi temporanei e sempre più a progetti di vita e lavoro di lungo periodo.

Un terzo dei nuovi ingressi si concentra nel Nordovest

Sommando le tre regioni si arriva a 94.956 nuovi permessi di soggiorno nel 2024. Su un totale nazionale di 290.119, significa che quasi un permesso su tre (32,7%) è stato rilasciato tra Lombardia, Piemonte e Liguria. Il dato è rilevante perché il Nordovest rappresenta circa un quarto della popolazione italiana, ma assorbe quasi un terzo dei nuovi ingressi regolari.

Lavoro, famiglia e protezione: cosa spinge gli ingressi

A livello nazionale i nuovi permessi sono stati rilasciati soprattutto per motivi familiari (36,1%) e per protezione/asilo (35,9%); i permessi legati al lavoro rappresentano il 13,9% del totale. Questo significa che la crescita della presenza straniera non è spiegata solo dalla domanda di manodopera, ma anche dal consolidamento di nuclei familiari e dall’accoglienza di persone in protezione internazionale.

Il riequilibrio demografico

Il Rapporto contiene però un messaggio ancora più forte. Tra il 2014 e il 2026 la popolazione straniera è aumentata di 772 mila persone (+16,1%), mentre quella italiana è diminuita di 2,2 milioni (-3,9%). Nel Nord la crescita della componente straniera (+11%) ha in parte compensato il calo della popolazione italiana. Per Lombardia, Piemonte e Liguria il tema non è più soltanto l’immigrazione come emergenza o come fabbisogno di manodopera. E’ diventato un tema strutturale di tenuta demografica, mercato del lavoro e sostenibilità del sistema produttivo. In un Paese che invecchia e perde residenti italiani, il Nordovest si conferma il territorio in cui si gioca una parte decisiva della crescita futura.

Dietro i quasi 95 mila nuovi permessi rilasciati nel 2024 tra Lombardia, Piemonte e Liguria c’è un cambiamento strutturale: gli immigrati non compensano solo la carenza di manodopera, ma anche il calo della popolazione italiana. Quasi 95 mila nuovi permessi di soggiorno in un solo anno. Il numero, da solo, racconta perché il Nordovest sia diventato il baricentro dell’immigrazione regolare in Italia. Lombardia, Piemonte e Liguria hanno concentrato nel 2024 32,7% di tutti i nuovi permessi rilasciati nel Paese. La lettura immediata è quella economica: le imprese cercano lavoratori. Ma il Rapporto del ministero del Lavoro suggerisce una chiave più profonda, che riguarda la demografia.

Il doppio movimento

Dal 2014 al 2026 la popolazione straniera in Italia è cresciuta del 16,1%, mentre quella italiana è diminuita del 3,9%. Nel Nord l’aumento degli stranieri (+11%) ha contribuito a contenere il calo complessivo dei residenti. Tradotto: senza immigrazione il Nordovest avrebbe meno lavoratori, meno contribuenti e meno residenti in età attiva.

Non più solo lavoro stagionale

Il dato più interessante è la durata dei permessi. In Lombardia il 40,9% dei nuovi titoli supera i dodici mesi; in Piemonte il 40,8%; in Liguria il 40,1%. Una quota così elevata di permessi lunghi indica che l’immigrazione nel Norovest non è prevalentemente composta da ingressi brevi o stagionali. Significa famiglie che si trasferiscono, persone che cercano stabilità occupazionale, minori che entrano nel sistema scolastico e lavoratori che puntano a una permanenza pluriennale.

Lombardia: la locomotiva

Con 60.738 permessi, la Lombardia da sola assorbe circa il 21% di tutti i nuovi ingressi regolari in Italia. E’ il riflesso della struttura produttiva regionale: manifattura, logistica, servizi, commercio, assistenza alla persona e ristorazione. Il Rapporto ricorda che il Nord ospita oltre la metà degli stranieri residenti in Italia (58,1%). La Lombardia ne è il principale polo di concentrazione.

Piemonte: industria e servizi

I 22.853 permessi piemontesi raccontano un territorio in cui la domanda di lavoro straniero resta elevata soprattutto nelle aree metropolitane e nei distretti industriali. Il fatto che oltre il 40% dei permessi sia di lunga durata suggerisce che Torino e le province manifatturiere non stiano semplicemente coprendo picchi di domanda, ma stiano incorporando in modo stabile forza lavoro straniera.

Liguria: il caso più sottovalutato

La Liguria ha numeri più contenuti (11.365 permessi), ma proprio per questo il dato merita attenzione. In una regione segnata da forte invecchiamento e bassa natalità, l’arrivo di lavoratori e famiglie straniere ha un impatto proporzionalmente più rilevante. La presenza di una quota elevata di permessi oltre l’anno (40,1%) indica che anche qui prevale una logica di insediamento stabile.

Chi arriva davvero

A livello nazionale, i nuovi permessi sono stati concessi soprattutto per motivi familiari (36,1%) e per protezione internazionale/asilo (35,9%); i permessi direttamente legati al lavoro sono il 13,9%. Questo cambia il modo di leggere il fenomeno: l’immigrazione che alimenta il Nordovest non è soltanto quella selezionata dalle imprese; è anche quella dei ricongiungimenti familiari e delle persone che, una volta ottenuta protezione, entrano progressivamente nel mercato del lavoro. Il Rapporto offre una fotografia molto chiara della crescita della presenza straniera, ma lascia aperta la domanda cruciale per il Nordovest: come trasformare questa presenza in piena integrazione occupazionale e sociale.