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Per le imprese piemontesi i cordoni della borsa piuttosto stretti: netta flessione dei prestiti

L'intervento del presidente Giorgio Felici.

Per le imprese piemontesi i cordoni della borsa piuttosto stretti: netta flessione dei prestiti

Cordoni della borsa ancora stretti per le imprese piemontesi. Il credito continua a non allentare la morsa sui finanziamenti, che registrano un’ulteriore contrazione, mentre le analisi internazionali segnalano l’ingresso del sistema produttivo in una nuova fase di stretta monetaria, senza che siano stati ancora pienamente assorbiti gli effetti dell’aumento del costo del denaro avviato nel 2022. E’ quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese sui dati della Banca d’Italia relativi alle erogazioni alle attività produttive del Piemonte tra l’ultimo trimestre del 2025 e il primo del 2026.

Nel dettaglio, osservando l’andamento dei prestiti alle micro e piccole imprese nelle principali regioni italiane, il Piemonte registra nel 2025 una flessione del 3,6%, a fronte del -0,2% riferito al totale delle imprese. Un dato comunque leggermente migliore rispetto alla media nazionale, che si attesta al -4% (-1,5% per il totale delle imprese). Peggio fanno Lombardia (-4,2%), Veneto (-4,9%) e Toscana (-5,8%).

Sul fronte del costo del credito, a dicembre 2025 il tasso pagato dalle imprese italiane risulta superiore di 189 punti base rispetto a giugno 2022. In Piemonte il differenziale sale a 201 punti base, uno dei più alti del Paese, preceduto solo da Valle d’Aosta (298), Veneto (210), Lombardia (200), Liguria (198) e Friuli-Venezia Giulia (192).

Una situazione che da anni penalizza soprattutto le piccole realtà produttive piemontesi, alle prese con condizioni di accesso al credito sempre più difficili.

«La ripresa del credito in Piemonte, così come nel resto del Paese, continua a mostrarsi debole e poco uniforme, con le micro e piccole imprese che subiscono ancora il peso degli alti costi dei finanziamenti e della mancanza di una reale spinta alla crescita – dichiara Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – A fronte di istituti di credito sempre più orientati verso l’attività finanziaria, le imprese artigiane sono sempre meno interessate a investire. L’economia stagnante e una pressione fiscale insostenibile finiscono per spingere famiglie e imprese a chiedere prestiti non per crescere, ma per sostenere le spese quotidiane e pagare le tasse».

A pesare ulteriormente è il livello dei tassi applicati. Il TAE medio piemontese si attesta al 5,13%, superiore alla media nazionale del 4,95%. La Calabria guida la classifica con il tasso più elevato (6,81%), mentre l’Emilia-Romagna risulta la regione più conveniente con il 4,43%.

Tra i settori, il credito più oneroso riguarda le costruzioni: in Piemonte il TAE raggiunge il 6,69%, contro una media nazionale del 6,04%. Più contenuti i tassi per le imprese dei servizi, che pagano in media il 5,04%, mentre i finanziamenti più vantaggiosi si registrano nel manifatturiero esteso, con un tasso medio del 4,97%.

«È inutile parlare di innovazione e crescita quando il sistema creditizio resta ingessato dai parametri di Basilea, che allontanano il credito dall’economia reale – conclude Felici – Lo Stato dovrebbe tornare a svolgere un ruolo attivo di garanzia ed equilibrio».