Milano si conferma anche nel primo semestre del 2026 la capitale della libera impresa nel nostro Paese.
Il capoluogo lombardo, infatti, è in testa alle classifiche delle statistiche raccolte dal Ministero delle Finanze sulle nuove aperture di Partite Iva: nel solo mese di giugno e solamente nella provincia di Milano il fisco ha registrato l’apertura di ben 3.876 nuove Partite Iva. Rispetto al mese precedente sono il 3,3% in meno, ma in confronto con lo stesso periodo dell’anno scorso sono il 30% in più.
La classifica stilata dal Ministero delle Finanze delle province italiane vede, per i soli territori del Nordovest, un altro importante capoluogo, Torino, al secondo posto. Però i rapporti di forza sono decisamente differenti: nel capoluogo piemontese le nuove attività sono meno della metà di quelle di Milano (1.388, l’11% in meno rispetto al mese precedente ma l’8,2% in più rispetto a giugno 2025). In terza posizione troviamo la provincia di Brescia, ma la distanza dei numeri assoluti è siderale: qui le nuove aperture a giugno sono state 742. Per trovare una provincia ligure bisogna scorrere quelle del Nordovest fino al 7° gradino, dove c’è Genova con 490 aperture.
Anche analizzando i totali regionali non ci sono storie: la Lombardia guida in assoluto la classifica nazionale con 7.688 nuove attività avviate, seguita dal Piemonte (per i soli territori del Nordovest) con 2.511 Partite Iva nuove. La Liguria è ancora più distante, con 926 nuove aperture. La Valle d’Aosta è fanalino di coda (pagando lo scotto di dimensioni geografiche e demografiche contenute) con 77 nuove iscrizioni. In tutto in Italia a giugno 2026 le nuove attività registrate sono state 37.362.
Nel secondo trimestre del 2026 le nuove aperture in Italia sono state 124.170, il 2,2% in più rispetto al periodo corrispondente del 2025. Quasi la metà sono localizzate al Nord (46%), al Centro si concentra il 22% mentre il 31,4% è nel Sud e nelle Isole. «La distribuzione per natura giuridica – fanno sapere dal Mef – mostra che circa il 68% delle nuove aperture di partite Iva è stato operato da persone fisiche, il 25,7% da società di capitali, il 2,7% da società di persone; le quote dei “non residenti” (essenzialmente costituiti da società di commercio online) e quella delle “altre forme giuridiche”, rappresentano complessivamente il 3,5% del totale delle nuove aperture. Rispetto al secondo trimestre del 2025, le attivazioni da parte delle società di capitali aumentano del 6%, quelle delle persone fisiche del 4,1%, mentre le attivazioni delle società di persone diminuiscono dell’1%.
Da notare il notevole decremento di avviamenti da parte di soggetti non residenti (-38,1%)». «In base alla classificazione per settore produttivo, il settore delle attività professionali registra il maggior numero di avviamenti di partite Iva, con il 16,8% del totale, seguito dal settore del commercio (15,3%) e dal settore edile (9,4%). Tra i dieci settori principali, che costituiscono nel complesso oltre l’83% dei nuovi avviamenti nel periodo, gli incrementi di aperture più consistenti rispetto al secondo trimestre del 2025 sono nel settore delle attività per la salute umana e di assistenza sociale (+10,9%), in quello finanziario e assicurativo (+9,7%) e nel settore tecnico-professionale (+8%); tra i settori in calo di avviamenti risultano solo il settore del commercio (-13,6%) e alloggio e ristorazione (-1,1%)».