L’evasione fiscale italiana arretra, ma resta una questione aperta per i conti pubblici e per la competitività delle imprese che rispettano le regole. La Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva 2026, pubblicata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, segnala un’ulteriore riduzione della propensione all’evasione delle entrate tributarie: dal 17,4% del 2022 al 17,2% del 2023. Il dato, aggiornato rispetto alle precedenti stime, conferma una tendenza positiva avviata nel 2017. Nel 2019 la quota era ancora al 19,6%. Il miglioramento, tuttavia, non coincide con una diminuzione degli importi sottratti al fisco. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, il tax gap tributario è passato da 93,1 miliardi di euro nel 2022 a 99,4 miliardi nel 2023. Sommando la componente contributiva, il divario complessivo raggiunge 110,4 miliardi, contro 103 miliardi dell’anno precedente. Si tratta di stime che comprendono sia le somme non dichiarate sia quelle dichiarate ma non versate. La distinzione è economicamente rilevante: la quota evasa diminuisce rispetto al gettito potenziale, ma l’espansione della base imponibile può far aumentare il valore assoluto del mancato incasso. Se la propensione all’evasione fosse rimasta al livello del 2019, osserva l’OCPI, nel 2023 le entrate tributarie sarebbero state inferiori di circa 14 miliardi di euro.
Lombardia, il peso della dimensione economica
Per la Lombardia la lettura del fenomeno deve partire dalla distinzione tra incidenza percentuale e ammontare assoluto delle risorse sottratte al fisco. Una regione con una vasta base produttiva, una fitta rete di imprese e un elevato volume di transazioni può presentare un tax gap consistente anche senza registrare la maggiore propensione relativa all’evasione. La dimensione dell’economia regionale rende quindi strategica la capacità di intercettare le sotto-dichiarazioni, i ricavi non contabilizzati e i mancati versamenti. Il problema non riguarda soltanto il gettito pubblico: la concorrenza di operatori che non sostengono integralmente il carico fiscale può alterare le condizioni di mercato, penalizzando le aziende regolari.
Piemonte, la questione della compliance delle imprese
In Piemonte, il quadro nazionale richiama soprattutto l’attenzione sul lavoro autonomo e sulle attività d’impresa. Nel 2023 la propensione al gap dell’Irpef relativa a queste categorie è scesa al 59,7%, dal 61,4% del 2022. Il miglioramento è significativo, ma resta elevata la quota d’imposta potenzialmente dovuta che non viene incassata. Per un territorio caratterizzato da un articolato sistema manifatturiero e da una rete di piccole e medie imprese, il tema riguarda la capacità di garantire condizioni concorrenziali omogenee. La riduzione degli adempimenti superflui, insieme a controlli mirati e strumenti efficaci di riscossione, può contribuire a favorire l’adempimento spontaneo senza confondere le irregolarità con le difficoltà finanziarie delle aziende.
Liguria, attenzione ai servizi e alle attività diffuse
Per la Liguria, il contrasto all’evasione si inserisce in un sistema economico nel quale servizi, commercio, turismo e attività legate alla portualità assumono un ruolo importante. In questi ambiti, la tracciabilità delle operazioni e la corretta dichiarazione dei ricavi sono elementi essenziali per limitare le distorsioni competitive e rafforzare le entrate degli enti pubblici. La fotografia nazionale mostra, però, che i progressi non sono uniformi tra le imposte. Nel 2023 il gap dell’Iva è salito dal 19,4% al 20,3% del gettito potenziale, mentre quello dell’Ires è aumentato dal 18,6% al 19,8%. Per le politiche territoriali, questo significa affiancare alla prevenzione controlli capaci di individuare le anomalie e strumenti di riscossione efficaci.
Il nodo resta trasformare il recupero in entrate stabili
Un altro indicatore segnala progressi nell’attività di contrasto: nel 2025 il recupero dell’evasione pregressa è salito all’1,7% del Pil, dall’1% del 2021. Nello stesso anno la pressione fiscale complessiva ha raggiunto il 43% del Pil; al netto delle entrate recuperate, si sarebbe attestata al 41%. Per Lombardia, Piemonte e Liguria, la sfida è dunque duplice: ridurre gli spazi dell’economia non osservata e trasformare il recupero delle somme dovute in entrate effettive e durature. Per misurare i risultati regionali, tuttavia, occorrono indicatori territoriali omogenei: i dati nazionali descrivono la tendenza generale, ma non consentono da soli di stabilire quale delle tre regioni presenti la maggiore evasione o i progressi più significativi.