Tra i rischi d’impresa c’è anche quello di chiudere i battenti nel giro di pochi mesi dall’apertura. E’ quanto registra l’indagine di InfoCamere sulla sopravvivenza delle imprese nel nostro paese. Nel 2025 in Italia le imprese che si sono iscritte al registro delle Camere di Commercio sono state 323.533, quelle che nello stesso anno sono state cancellate 8.830 (il 2,7%). Di queste 2.681 sono le imprese registrate e cessate nel 2025 nelle regioni del Nordovest.
Il podio nazionale parla piemontese
La regione dove le cessazioni del 2025 pesano di più sul totale dei bilanci annuali è l’Emilia Romagna (3,58%). Tuttavia è a pochissima distanza che si trova il Piemonte: con il 3,25% di imprese cessate sulle iscrizioni del 2025, spicca nella classifica nazionale. In tutto si parla di 735 imprese che non hanno superato i 12 mesi di attività. Il Nordovest è rappresentato anche poco sotto il podio: con 243 cessazioni di imprese iscritte nel 2025 la Liguria è al 4° posto in classifica, con un peso in percentuale del 3,05%.
I settori più in crisi a livello nazionale
Per quanto riguarda i settori più in crisi, registra il maggior numero di chiusure quello del commercio all’ingrosso e al dettaglio. In questo ambito d’attività le cessazioni pesano per quasi il 5% sul totale del 2025 (1.853 cessazioni su 38.999 iscrizioni, il 4,8%). Il settore delle attività finanziarie e assicurative ha un tasso è addirittura maggiore: si parla di 622 imprese cessate su 11.262 iscrizioni, il 5,5%. Seguono le imprese che si occupano di forniture energetiche, con un tasso di cessazioni del 4%. Indicativamente le imprese che rischiano di più sono quelle individuali.
I casi Lombardia e Valle d’Aosta
Nella regione più popolosa d’Italia si sconta il maggior numero di imprese cessate in assoluto. Nel 2025 le imprese iscritte e cessate nel giro di pochi mesi sono state 1.690. Ma le dimensioni totali del territorio fanno sì che la regione sia quasi allineata alla media nazionale delle cessazioni, con un tasso di 2,87%. Per quanto riguarda invece la Valle d’Aosta la situazione è speculare: viste le dimensioni molto ridotte ha solamente 13 cessazioni nel 2025, con un tasso di poco superiore al 2%.