Il sistema imprenditoriale italiano chiude il 2025 con un segnale di vitalità, mettendo a segno un saldo positivo di 56.599 imprese.
Anche nel Nordovest crescono le imprese nel 2025, e Milano fa un record
Il dato riflette una crescita dello stock dello 0,96%, un risultato superiore sia a quello del 2024 (+0,62%) sia a quello del 2023 (+0,7%). L’area più dinamica è il Centro (+1,2%), seguita dal Sud e Isole (+1,07%) e dal Nordovest (+1%), mentre il Nordest segna la crescita più contenuta (+0,46%). Tra le regioni, il Lazio si conferma la più vivace con un tasso di crescita del 2,07% (+12.259 imprese), seguita dalla Lombardia (+1,41%, pari a +13.343 unità) e dalla Sicilia (+1,34%). A livello provinciale, le performance migliori in termini di tasso di crescita spettano a Roma (+2,54%), Milano (+2,37%) e Siracusa (+2,11%). Alla fine del 2025, lo stock complessivo delle imprese registrate in Italia si attesta a 5.849.524 unità. Queste le principali evidenze che emergono dai dati Movimprese, elaborati da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio.
A fine dicembre 2025 lo stock complessivo di imprese in Lombardia era pari a 940.477, primo posto in Italia, la Liguria di ferma a 158.262 con una crescita dello 0,46%, superiore all’anno precedente (0,21%)
In Piemonte lo stock complessivo era di 417.011 imprese, quindi 7ª posizione nel panorama nazionale, incidendo per il 7,1% sull’intero tessuto imprenditoriale italiano. Nello specifico, il consolidamento della base imprenditoriale è stato sostenuto con particolare vigore dai settori legati agli altri servizi, al turismo e alle costruzioni. Questi ambiti hanno evidenziato una dinamica di sviluppo sostenuta, facendo registrare un tasso di variazione della propria base imprenditoriale pari, rispettivamente, al +1,96%, +0,54% e +0,23%. Il contributo positivo fornito da questi settori alla dinamica complessiva è stato parzialmente smorzato dalle contrazioni che hanno interessato i restanti comparti. L’industria in senso stretto ha concluso il 2025 con un ridimensionamento del proprio stock pari allo 0,89%. Maggiori segnali di sofferenza si riscontrano, infine, nel comparto del commercio e in quello dell’agricoltura, i quali hanno subito flessioni rispettivamente del -1,13% e del -2,11%. A sostenere la debole espansione osservata a livello complessivo sono state, in particolare, le province di Novara (+0,66%) e Torino (+0,60%), seguite da Cuneo (+0,11%): in questi territori, il saldo demografico positivo ha agito da contrappeso alle criticità emerse nel resto della regione.
«La significativa riduzione delle cessazioni registrata nel 2025 rappresenta un segnale concreto della capacità di tenuta e di resilienza del sistema produttivo nazionale – sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete – I dati Movimprese confermano il progressivo ridimensionamento di alcuni settori tradizionali, a partire da agricoltura e manifattura, e il rafforzamento dell’economia dei servizi, in particolare di quelli finanziari, professionali e di supporto alle imprese, sempre più centrali nell’accompagnare i percorsi di sviluppo, innovazione e crescita del tessuto imprenditoriale».