Dati shock da Confcommercio

Migliaia di serrande abbassate nel Nordovest

Vercelli la città peggiore: tra il 2012 e il 2025 ha perso quasi il 35% delle imprese. Non va meglio Alessandria.

Migliaia di serrande abbassate nel Nordovest

È sempre più difficile la vita dei negozi di vicinato nei centri cittadini.

Non si ferma, infatti, la moria dei negozi: ne abbiamo già parlato in diverse occasioni, ma l’ultima rilevazione di Confcommercio riporta dei dati impietosi. L’undicesima edizione del rapporto Città e demografia d’impresa, infatti, con dati rilevati al mese di giugno del 2025, analizza l’andamento dal 2012 al 2025 dei negozi in relazione alla popolazione residente. Nelle prime 10 posizioni delle 122 città analizzate in tutta Italia, ben 6 sono del Nord e 3 sono del Nordovest, 2 piemontesi (Vercelli e Alessandria) e 1 ligure (Savona). La cittadina del nord del Piemonte è la prima del Nordovest per perdita di imprese attive, con quasi il 35% in meno dal 2012 al 2025. Nel conto sono compresi anche gli ambulanti, oltre ai negozi fisici. Nello stesso periodo di tempo la popolazione vercellese è diminuita dell’1,5%. Alessandria, di contro, guadagna in popolazione, seppur pochissimo (lo 0,1%) ma comunque perde il 33,7% di negozi e attività di impresa. Piemontesi e liguri (oltre che lombarde) sono anche alcune tra le 10 città dove il calo di imprese è meno pesante: Cuneo registra un incremento dello 0,3% di popolazione, ma una diminuzione di solo il 16,3% delle imprese. Poco meglio è a Imperia, dove si sono persi solo il 15,7% delle imprese, mentre a Cinisello Balsamo la popolazione è crescita del 3,5% e le imprese sono scese del 15,5%.

Il calo è generalizzato

Il rapporto messo a punto dall’ufficio studi di Confcommercio evidenzia come il calo sia generalizzato in tutte le 122 città medio grandi in Italia.

«In 13 anni – così scrivono da Confcommercio – scompaiono 156mila punti di vendita del commercio fisso e ambulante, più di 1 su 4; nel 2012 c’erano 11 negozi per 1.000 abitanti, oggi sono 8; le medie città considerate presentano una densità leggermente maggiore del resto d’Italia ma tale densità si riduce più velocemente. Non è vero che alberghi, bar, ristoranti sostituiscono i negozi. La differenza va a incrementare il numero di locali sfitti».

Le dinamiche nei macrosettori sono generalizzate

L’andamento dal 2012 al 2025 è diversificato per macrosettori, non ci sono dei trend univoci da seguire. Per fare qualche esempio, nei 122 Comuni mediograndi calano i tabacchi (da 8.100 a 7.700 nel periodo considerato), le edicole scendono da 5.200 a 2.300 e i negozi di abbigliamento e calzature sono passati dai 27.300 del 2012 ai 16.900 del 2025, aumentano i ristoranti (da 21.500 del 2012 al 27.500 del 2025). Il boom è fatto registrare dal settore dell’e-commerce, porta a porta e distributori automatici: nel 2012 erano 2.800, mentre nel 2025 sono diventati 5.400.

«Il fenomeno della desertificazione commerciale e il calo dei servizi di prossimità per abitante – commentano da Confcommercio – non riguardano esclusivamente i comuni più piccoli (dove in alcuni casi si registra l’estinzione di servizi essenziali, non più compensata neppure dal commercio ambulante), ma interessano anche i comuni di dimensioni maggiori, che mostrano una significativa riduzione dell’offerta in rapporto alla popolazione».

Il focus sui centri storici

Il report dell’ufficio studi di Confcommercio interviene poi con un focus specifico sul caso dei centri storici, che hanno un’evoluzione diversa dagli altri (si pensi anche solamente alla possibilità di accesso con l’auto e a quanto fa per il commercio di prossimità).

«Dalla dinamica per comparti emerge un quadro di profonda trasformazione del tessuto commerciale e dei servizi locali. Tra il 2012 e il 2025 diminuiscono in modo marcato le attività del commercio al dettaglio più “tradizionali”. Crescono le farmacie, i negozi di computer e telefonia e si espande in maniera ancora più evidente l’e-commerce e le altre forme di vendita innovative, confermando il cambiamento strutturale nelle abitudini di acquisto. Anche nei servizi di alloggio e ristorazione la dinamica è selettiva: calano gli alberghi e i bar tradizionali, mentre aumentano in modo significativo gli “altri alloggi” e le attività di ristorazione».