C’è un Piemonte industriale che, nonostante tutto, continua a crescere. Nel secondo trimestre del 2026 la produzione manifatturiera regionale è aumentata del 2,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, accelerando rispetto al +2,3% dei primi tre mesi. Un risultato significativo in un quadro internazionale ancora segnato da forte incertezza. La fotografia arriva dalla 219ª Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera piemontese di Unioncamere Piemonte, realizzata con la collaborazione degli Uffici Studi delle Camere di commercio provinciali e nell’ambito della collaborazione con Intesa Sanpaolo e UniCredit. La rilevazione, condotta tra luglio e agosto sui mesi da aprile a giugno, ha coinvolto 1.711 imprese, per complessivi 88.908 addetti e un fatturato vicino ai 51 miliardi di euro. Non si tratta della crescita di pochi comparti o territori, ma di una dinamica che attraversa gran parte del sistema produttivo regionale.
Più produzione, ordini e fatturato
Il fatturato totale è aumentato del 2,3%, con una crescita del 2,5% sul mercato interno e del 2% su quello estero. In aumento anche gli ordinativi: +2,2% nel complesso, con il +2,4% delle commesse nazionali e il +1,8% di quelle estere. La domanda resta sufficientemente solida da sostenere l’attività industriale, anche se non mancano le incognite. La produzione già assicurata dagli ordini raggiunge 9,6 settimane, mentre il tasso di utilizzo degli impianti scende al 62,8%, contro il 64,3% di un anno prima. Le aziende producono e ricevono più ordini, ma sono prudenti sulle prospettive.
Il tessile torna a correre
A guidare la crescita è il tessile, abbigliamento e calzature, con una produzione in aumento del 6,3%. Gli ordinativi crescono dello stesso valore, mentre il fatturato segna un +7,7%. Segue il legno e mobile, con una produzione a +5,7%, sostenuta soprattutto dai mercati internazionali: il fatturato estero cresce del 9,4%. Positiva anche la dinamica dell’alimentare, con produzione a +4,4%, ordinativi +4% e fatturato interno +6%. Tra le altre specializzazioni, elettricità ed elettronica crescono del 3,9%, i metalli del 3,6%, chimica e plastica del 2,2%. Più contenuta la crescita della meccanica, +1%.
Automotive in forte crescita, componentistica ferma
Il dato sui mezzi di trasporto presenta dinamiche differenti. La produzione complessiva cresce dello 0,6%, ma al suo interno gli autoveicoli segnano un +16,5%, mentre la componentistica registra un -0,5%. Diversa ancora la situazione dell’aerospazio, che segna una contrazione della produzione del 10,9%, accompagnata da una flessione di ordinativi e fatturato. Il dato potrebbe rappresentare un assestamento dopo la forte crescita dei trimestri precedenti.
Le piccole imprese mostrano maggiore vivacità
La crescita riguarda anche le imprese di dimensioni più contenute. Il ritmo più sostenuto è quello delle aziende con 10-49 addetti, che aumentano la produzione del 5,2%. Le microimprese, tra 2 e 9 addetti, crescono del 2,8%, mentre le grandi aziende, con almeno 250 dipendenti, registrano un +2,4%. Più contenuta la performance delle medie imprese ferme a +0,6%.
Una ripresa diffusa sul territorio
Anche la geografia della produzione racconta una ripresa abbastanza ampia. Il risultato più brillante arriva dal Verbano Cusio Ossola, con un incremento del 5,7%, sostenuto soprattutto da chimica e metalmeccanica. Segue Cuneo, a +5,2%, dove trainano alimentare, tessile e metalmeccanica. Biella registra un +4,7%, grazie soprattutto al tessile. La produzione cresce del 2,6% a Novara, dove meccanica e chimica compensano le flessioni di alimentare e tessile. Torino segna +2,3%, sostenuta da alimentare, tessile, elettricità ed elettronica. Positivo anche il risultato di Asti, +2,2%, mentre Alessandria cresce dell’1,7%, spinta soprattutto dalla chimica. L’unica provincia in territorio negativo è Vercelli, a -0,5%, penalizzata soprattutto dalle difficoltà di tessile-abbigliamento e metalmeccanica, mentre alimentare e chimica mostrano maggiore tenuta.
Imprenditori prudenti
E’ questo uno degli elementi più delicati dell’indagine. I numeri della produzione sono positivi, ma il clima di fiducia resta sotto la soglia neutrale dei 100 punti. Costi logistici variabili, tensioni geopolitiche e politiche tariffarie rendono più difficile programmare investimenti e strategie. «L’accelerazione della produzione nel secondo trimestre 2026 dimostra la straordinaria tenuta delle nostre filiere», osserva il presidente di Unioncamere Piemonte Gian Paolo Coscia, che richiama la necessità di una politica industriale integrata, capace di mettere insieme digitalizzazione, logistica, credito, transizione ESG e formazione. La Regione Piemonte insiste invece sulla necessità di accompagnare le imprese nei processi di internazionalizzazione.
L’export cambia rotta
Proprio sui mercati esteri si sta consumando una delle trasformazioni più interessanti. Il 61% delle imprese esportatrici piemontesi dichiara che negli ultimi due anni le instabilità internazionali non hanno prodotto conseguenze significative sui flussi commerciali. Per il 31%, invece, le vendite all’estero hanno subito una contrazione significativa. Il 6% ha modificato la propria geografia commerciale, spostandosi verso mercati considerati più stabili o sicuri, mentre il 2% è riuscito a trasformare l’instabilità in nuove opportunità. Per il prossimo triennio la parola chiave sembra dunque essere diversificazione. L’Unione europea resta il principale punto di riferimento, insieme ai Paesi europei extra-Ue e al Nord America, mentre diminuisce l’interesse verso le aree percepite come più esposte ai rischi geopolitici o commerciali.
Dalla delocalizzazione al reshoring
La stessa logica sta modificando le catene di approvvigionamento. Alcune imprese piemontesi che in passato avevano trasferito all’estero lavorazioni o forniture stanno valutando strategie di reshoring e nearshoring: riportare determinate attività in Italia o avvicinarle ai mercati di riferimento. Asia ed Europa dell’Est sono tra le aree dalle quali alcune aziende cercano di ridurre la dipendenza. Non è soltanto una questione di costi: accorciare le filiere significa ridurre i tempi di consegna, limitare i rischi logistici e aumentare il controllo sulla qualità. La rilocalizzazione è però solo una delle strategie. Le imprese stanno anche aumentando il numero dei fornitori attraverso il multi-sourcing, investendo in automazione e digitalizzazione e cercando nuove forme di collaborazione attraverso le reti d’impresa.
Il credito come leva per la trasformazione
Per accompagnare questi processi serviranno investimenti. UniCredit, attraverso Marco Montermini, Head of Corporate Nord Ovest, sottolinea la capacità delle aziende piemontesi di reagire alla complessità dello scenario internazionale e indica in innovazione, sostenibilità e internazionalizzazione i principali ambiti nei quali sostenere il sistema produttivo. Sul fronte Intesa Sanpaolo, il direttore regionale Piemonte Nord, Valle d’Aosta e Sardegna Banca dei Territori, Stefano Cappellari, segnala che nel primo semestre sono stati erogati a famiglie e imprese piemontesi circa 2 miliardi di euro. La banca indica inoltre strumenti di finanza straordinaria e attività di advisory per accompagnare le PMI nelle decisioni di investimento e nell’apertura di nuovi mercati. Il dato congiunturale è dunque positivo, ma la partita vera si gioca sulla capacità di trasformare questa fase di crescita in un rafforzamento strutturale del sistema.
Una buona notizia, senza abbassare la guardia
Il +2,8% della produzione manifatturiera consegna un Piemonte che resiste e accelera. Sarebbe però prematuro leggere questi numeri come il ritorno a una fase di piena tranquillità. Il secondo trimestre mostra che il manifatturiero piemontese conserva capacità di reazione; i prossimi trimestri diranno quanto questa forza saprà tradursi in investimenti e crescita stabile. Per ora, il dato più concreto è che, in un’Europa industriale ancora affaticata, il Piemonte continua a tenere il passo.