Lo studio

Lombardia salvadanaio d’Italia: i milanesi nel 2024 hanno risparmiato 4.000 euro pro capite

La regione custodisce un quarto delle risorse risparmiate in tutto il Paese.

Lombardia salvadanaio d’Italia: i milanesi nel 2024 hanno risparmiato 4.000 euro pro capite

Immagine di copertina realizzata con Intelligenza artificiale.

Sono Milano, Biella e Genova le 3 province ad aver ottenuto i più alti risparmi in termini assoluti nel 2024. Un’analisi del Centro Studi G. Tagliacarne Unioncamere infatti ha evidenziato che i milanesi nel 2024 hanno messo da parte qualcosa come quasi 4.000 euro ciascuno (12,7 miliardi il valore totale). I biellesi seguono a poca distanza, con una quota pro capite di 3.560 euro (599 milioni di euro in totale) e i genovesi si fermano a quota 3mila euro l’anno pro capite (2,4 miliardi di euro in totale). Estendendo ai confini regionali le classifiche, è la Lombardia che domina il podio con 2.900 euro pro capite risparmiati nel 2024 (29,5 miliardi di euro in totale) seguita a ruota da Piemonte ed Emilia Romagna con un risparmio pro capite di 2.700 euro (11,5 miliardi in Piemonte e 12 miliardi in Emilia Romagna), e dalla Liguria con 2.500 euro pro capite (3,8 miliardi totali).

Biella, Asti e Vercelli sul podio per la propensione al risparmio

Lo studio di Unioncamere evidenzia anche, oltre ai valori assoluti del 2024, anche la propensione al risparmio, ossia la quota sul reddito disponibile che nei vari territori si riesce ad accantonare. Per avere poi l’idea di una dinamica della situazione, gli studiosi hanno comparato questa quota (rilevata sempre al 2024) con quella rilevata al 2019, per cercare di creare un trend univoco che servisse per confrontare i vari territori. Applicando questi parametri il quadro cambia, e il podio parla solamente piemontese. Sono infatti Biella, Asti e Vercelli le province più virtuose per la propensione al risparmio, con quote sul reddito disponibile pari a – nell’ordine – 14,37%, 12,79% e 12,53%. Valori decisamente sopra la media nazionale, che per il 2024 si attesta all’8,8%. Media che però aumenta ovunque: nel 2019 il dato nazionale infatti era del 7,55%. Rimangono forti divari territoriali, soprattutto sull’asse Nord-Sud:

«Al Sud l’incidenza si è fermata al 6,08% nel 2024 a fronte del 5,67% nel 2019, mentre al Nord è arrivata al 9,73% (contro l’8,5% nel 2019) con punte del 10,46% al Nord ovest (9,72% nel 2019)».

Il Piemonte al top per la propensione al risparmio

Non solo le prime 3 province per la propensione al risparmio sono piemontesi, ma la Regione Piemonte è la prima della classifica delle regioni con una quota del 10,7%, e piazza tutte le sue province nelle prime 10 posizioni. Seguono nel medagliere delle regioni la Lombardia (10,46%) e l’Emilia Romagna (10,14%). La Liguria è quarta con il 9,99%. A far più fatica ad accantonare reddito sono le famiglie del Sud: in Sicilia 5,05%, Sardegna 5,29% e Calabria 5,91%.

La Lombardia (trainata da Milano) rimane il salvadanaio d’Italia

I quasi 4.000 euro risparmiati dai milanesi nel 2024 sono il doppio della media nazionale, e quasi il quadruplo della media del Sud Italia. Il totale risparmiato nella regione più popolosa d’Italia è un quarto del totale nazionale (26,1%).

L’importanza dello smart working

Ad incedere positivamente sulla capacità di risparmio della popolazione è anche lo smart working. Dove è maggiore la quota di occupati che lavorano da casa rispetto alla media nazionale, i lavoratori hanno messo da parte 2.697 euro a testa nel 2024 (erano 2.066 nel 2019) contro i 1.615 euro accantonati mediamente dai lavoratori laddove l’incidenza è più bassa (1.219 nel 2019). Le province dove i livelli di smart working sono più elevati rispetto alla media nazionale sono 7, e quasi tutte nel Nordovest: Varese, Pavia, Lecco, Lodi, Monza e della Brianza, Trieste e Parma.

«Il risparmio si presenta territorialmente più concentrato rispetto al reddito delle famiglie. Le prime quindici province per ammontare complessivo del risparmio assorbono, infatti, circa il 50% di tutto questo aggregato, ovvero 4,4 punti percentuali in più rispetto a quanto si riscontra per il reddito disponibile». Lo ha sottolineato Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, secondo cui «ancora oggi il risparmio è un fenomeno che caratterizza la provincia minore: la dimensione demografica media delle prime dieci province con maggiore propensione al risparmio è del 20% inferiore a quelle delle ultime dieci. Nel corso dell’ultimo quinquennio è aumentato il differenziale della propensione al risparmio tra Mezzogiorno e resto del Paese, nonostante un recente miglioramento della capacità di risparmio del Sud. A pesare non è solo il minor livello di reddito pro-capite meridionale, ma anche l’incremento più sostenuto dei prezzi nell’area che, a parità di altre condizioni, ha determinato un aumento del valore della spesa e, conseguentemente, una riduzione della possibilità di accantonare risorse».