Cittadinanzattiva

L’economia green piace nel Nordovest, ma non è facile metterla in pratica

L'indagine condotta su un campione di cittadini nell'ambito della campagna "Vita da Generazione Sprek.O".

L’economia green piace nel Nordovest, ma non è facile metterla in pratica

Comportamenti green ed economia circolare piacciono a tutti, ma non è sempre facile mettere in pratica questi principi: una condizione che riguarda anche il Nordovest. Sono le considerazioni che nascono leggendo la “Consultazione civica in tema di economia circolare e consumi sostenibili” che Cittadinanzattiva ha pubblicato in occasione della Giornata della Terra. L’indagine rientra nella campagna «Vita da Generazione SpreK.O» e ha coinvolto 1.813 cittadini italiani, indagando la percezione dell’emergenza ambientale, gli ostacoli pratici ed economici che i consumatori incontrano nella quotidianità, la conoscenza dei nuovi diritti europei (come il diritto alla riparazione e le tutele contro il greenwashing), e la gestione specifica delle filiere critiche come il tessile e i rifiuti elettronici.

I nostri comportamenti e i problemi ambientali

Più di 3 cittadini su 4 (78,1%) affermano, infatti, che il comportamento umano sia in misura prevalente o totale responsabile del cambiamento climatico e dei problemi ambientali. Il tema della sostenibilità è sentito nel quotidiano in particolare in riferimento a tre ambiti: spreco alimentare e alimentazione sostenibile (51,2%), cambiamento climatico (48,1%), ciclo dei rifiuti (39,6%). Tuttavia, ad ostacolare un processo di cambiamento strutturale nei comportamenti individuali, sono innanzitutto fattori economici, come il costo troppo elevato dei prodotti green (lo dichiara il 58,7%) e i costi eccessivi della riparazione rispetto all’acquisto di un nuovo prodotto (48,3%). Inoltre, si avverte una spinta all’“usa e getta” nel post-vendita: due su tre degli intervistati dichiarano di aver ricevuto il consiglio di sostituire un prodotto invece di ripararlo dopo la scadenza della garanzia di conformità (2 anni). C’è, poi, un vuoto di conoscenza sui diritti: solo il 26,9% dichiara di conoscere abbastanza o molto il “diritto alla riparazione”, e il 64,1% non saprebbe a chi rivolgersi per segnalare il problema di un prodotto pubblicizzato con “greenwashing ingannevole”. Infine, è forte la domanda di regole obbligatorie: l’81,4% degli intervistati chiede a gran voce che i requisiti di durabilità e riparabilità diventino obbligatori per legge, specialmente per i grandi elettrodomestici.

Sensibili sì, ma non abbastanza

In termini generali, quindi, i temi della sostenibilità ambientale non occupano più una posizione marginale nell’immaginario dei cittadini-consumatori, ma si collocano ormai al centro di una percezione diffusa di urgenza, responsabilità e bisogno di azione. Allo stesso tempo, i dati mostrano che questa sensibilità, pur ampia e trasversale, non si traduce ancora automaticamente in una leva sistemica capace di orientare in modo coerente il rapporto tra cittadini, istituzioni e mercato. Alla domanda relativa al significato oggi attribuito ai temi connessi alla sostenibilità ambientale (cambiamento climatico, inquinamento, efficientamento energetico, gestione dei rifiuti, risorse idriche), la maggioranza assoluta dei rispondenti (65,6%) li definisce una vera emergenza per il pianeta; il Nordovest si ferma al 60%. Alla domanda sul livello di attenzione e sensibilità delle istituzioni verso le tematiche della sostenibilità e dell’economia circolare, quasi due terzi del campione, pari al 64,4%, lo giudicano insufficiente, ritenendo che questi temi dovrebbero essere più centrali nelle decisioni politico-istituzionali e nel Nordovest la pensano così il 60% dei rispondenti.

Solo il 23%, nel Nordovest, reputa facile il conferimento dei rifiuti tessili, con una criticità che sfiora il 30% per quanto riguarda il numero stesso dei punti di conferimento. Al Centro e al Sud le valutazioni sono ancora più negative.

Passando alla filiera Aee/Raee, la consultazione mostra innanzitutto che la riparazione di elettrodomestici e dispositivi elettronici continua a essere percepita come problematica. Alla domanda sulla facilità di far riparare un elettrodomestico o un dispositivo elettronico, il 52,3% risponde poco facile e l’11,8% per niente facile. Non emergono differenze rilevanti in base ad età, livello di istruzione o area geografica di appartenenza. La riparazione è riconosciuta come importante, ma non è ancora sostenuta da condizioni tali da renderla una pratica semplice, ordinaria e competitiva rispetto alla sostituzione come conferma la domanda relativa al consiglio ricevuto, dopo la scadenza della garanzia, di sostituire un prodotto invece di ripararlo. Il 65,3% degli intervistati risponde di sì, contro il 34,7% che risponde di no. Sul fronte del corretto conferimento dei Raee, la consultazione restituisce un quadro leggermente più avanzato rispetto al tessile. Il 71,5% dichiara di conoscere le modalità corrette di conferimento, mentre il 28,5% non le conosce; nel Nordovest è il 27,7%. E anche in questo caso la qualità dei servizi territoriali non appare del tutto soddisfacente: il 17% del Nordovest lo definisce addirittura scarso con la criticità maggiore (sottolineata dal 20% degli intervistati) relativa alla distanza e percorribilità della strada per raggiungere i punti di conferimento.

I cittadini, quindi, non chiedono soltanto più sensibilizzazione, ma soprattutto condizioni concrete per poter compiere scelte coerenti con l’economia circolare. Il 52,8% ritiene che sarebbe particolarmente efficace introdurre incentivi economici per agevolare la riparazione dei prodotti, a seguire, per il 50%, potenziare i servizi di riparazione sul territorio e migliorare l’infrastruttura di raccolta per tessile e Raee.