L'analisi dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre

Le piccole imprese sono penalizzate nell’accesso al credito

Il beneficio si è concentrato quasi esclusivamente sulle aziende più grandi In Lombardia e Piemonte la domanda di fondi è stabile, arretra la Liguria.

Le piccole imprese sono penalizzate nell’accesso al credito

Immagine di apertura realizzata con AI Gemini.

L’ultima analisi della CGIA di Mestre evidenzia come la ripresa dei finanziamenti alle imprese non stia interessando in modo uniforme tutte le regioni italiane. Tra marzo 2025 e marzo 2026 gli impieghi vivi alle aziende sono cresciuti a livello nazionale di 9,8 miliardi di euro (+1,5%), ma il beneficio si è concentrato quasi esclusivamente sulle imprese di maggiori dimensioni. Le aziende con oltre 20 addetti hanno ottenuto nuovi finanziamenti per 14,5 miliardi di euro (+2,7%), mentre le micro e piccole imprese hanno subito una contrazione di 4,7 miliardi (-4,8%). Un dato che preoccupa particolarmente in un Paese dove le attività con meno di 20 addetti rappresentano la quasi totalità del tessuto produttivo.

Lombardia locomotiva del credito

Tra le grandi regioni manifatturiere del Nord, la Lombardia si conferma il principale motore della crescita. Gli impieghi vivi alle imprese sono passati da 192,2 a 195,1 miliardi di euro, con un incremento di quasi 2,9 miliardi (+1,5%), il secondo miglior risultato nazionale in termini assoluti dopo il Lazio. La performance lombarda appare significativa perché arriva in un contesto in cui molte regioni settentrionali continuano a registrare flessioni. Tuttavia, anche in Lombardia emergono segnali di fragilità nel segmento delle imprese minori. Alcune province mostrano riduzioni significative degli impieghi: Lodi registra un calo del 9,4%, Como del 6%, Lecco del 5,4%, Pavia del 4,8% e Brescia del 3,6%. In controtendenza Bergamo (+0,8%) e soprattutto Cremona, unica provincia italiana dove il credito alle imprese con meno di 20 addetti cresce leggermente.

Piemonte, crescita moderata ma diffusa

Il Piemonte chiude il periodo con un saldo positivo di 425 milioni (+0,9%), passando da 46,7 a 47,2 miliardi di impieghi vivi alle imprese. Un risultato meno brillante rispetto alla Lombardia, ma comunque significativo in un contesto nazionale ancora caratterizzato da forti disparità territoriali. Torino, che concentra oltre la metà del credito regionale, registra una crescita dello 0,6%, mentre Cuneo mette a segno uno dei migliori risultati del Nord Italia con un aumento del 2,8%, pari a quasi 248 milioni di euro. Permangono invece situazioni critiche nelle province più piccole: Asti registra una contrazione dell’8,9%, risultando tra le peggiori performance nazionali, mentre Biella perde l’8,5% e il Verbano-Cusio-Ossola il 6,7%. Cresce invece Alessandria (+3,2%), segnale di una ripresa selettiva che premia soprattutto i territori maggiormente integrati nelle catene produttive e logistiche del Nordovest.

Liguria in controtendenza

Il quadro cambia in Liguria, che si colloca tra le regioni più penalizzate del Paese. Gli impieghi vivi alle imprese scendono da 12 miliardi a 11,3 miliardi di euro, con una perdita di 678 milioni (-5,7%), seconda solo alla Valle d’Aosta in termini percentuali. La contrazione riguarda tutte le principali province. Genova registra il calo più consistente in valore assoluto (-532 milioni, pari al -6,6%), mentre La Spezia perde il 4,9%, Imperia il 4,8% e Savona l’1,8%. Il dato assume una rilevanza particolare considerando la struttura economica regionale, caratterizzata da una forte presenza di piccole imprese nei settori del commercio, del turismo, dei servizi e delle attività portuali. Proprio queste realtà sembrano oggi incontrare le maggiori difficoltà nell’accesso ai finanziamenti bancari. La situazione appare ancora più critica se si osservano le sole micro e piccole imprese: la Liguria registra infatti una riduzione degli impieghi pari a 172 milioni di euro (-7,5%), risultando tra le regioni più penalizzate d’Italia. Il rischio di un’economia sempre più selettivaI dati della CGIA confermano una tendenza strutturale: il credito torna a crescere, ma premia soprattutto le imprese più grandi e patrimonializzate. Le ragioni sono molteplici: criteri di valutazione del rischio più rigidi, maggiori requisiti regolamentari introdotti negli ultimi anni, costi amministrativi elevati per la gestione dei piccoli affidamenti e una progressiva concentrazione del sistema bancario.