Non basta saper mandare avanti un’attività. Oggi, per una microimpresa, bisogna anche saper leggere un finanziamento, capire il rischio di un investimento, scegliere una copertura assicurativa e valutare se una nuova tecnologia può davvero far crescere il business. E’ la fotografia che emerge dalla seconda indagine della Banca d’Italia sull’alfabetizzazione finanziaria e la digitalizzazione delle microimprese, realizzata nel primo semestre del 2025 su 5mila titolari di imprese con fino a nove addetti e pubblicata l’8 settembre. Il voto medio nazionale sulla cultura finanziaria è 74 punti su 100, in leggero miglioramento rispetto al 2021. Il progresso, però, arriva soprattutto dai comportamenti e dagli atteggiamenti: quando si tratta di comprendere i concetti economici di base, le difficoltà rimangono. Nel Nordovest il quadro è nel complesso incoraggiante e i numeri raccontano un tessuto di piccole imprese che sembra avere imboccato con una certa decisione la strada della modernizzazione.
La finanza? Si conosce, ma non sempre abbastanza
Nel Nordovest il 76,7% dei microimprenditori risponde correttamente alla domanda sul tasso di interesse, contro il 75,1% della media italiana. Sull’inflazione siamo al 72,5%, praticamente in linea con il dato nazionale (72,3%), mentre sulla diversificazione del rischio la quota di risposte corrette sale al 71,9%, contro il 68,4% italiano. Anche sul rapporto tra rischio e rendimento il risultato è elevato: 79% di risposte corrette nell’area, rispetto al 78,8% nazionale. Le difficoltà arrivano quando i concetti diventano più tecnici. Solo il 61,5% dei titolari del Nordovest comprende correttamente l’incidenza della durata sul costo di un prestito; il dato nazionale è appena più basso, 60,5%. Sul capitale di rischio la percentuale sale al 63,9%, contro il 62,8% italiano E’È un punto importante: conoscere la finanza non significa soltanto sapere che cosa sia un tasso d’interesse. Significa anche capire quanto può costare davvero un debito e valutare correttamente le diverse forme di finanziamento. A livello nazionale il 45% dei microimprenditori raggiunge comunque il livello più elevato di conoscenze, con almeno sette risposte corrette su otto. E non emerge alcun divario significativo tra uomini e donne. La preparazione tende invece a crescere con il livello di istruzione, il fatturato e l’apertura ai mercati esteri.I conti separati e il controllo dei numeriSul terreno dei comportamenti, le piccole imprese sembrano decisamente più solide. Nel Nordovest il 99,4% dichiara di monitorare regolarmente l’andamento finanziario dell’azienda. L’89,2% effettua previsioni sulla redditività e l’86% tiene separati i conti aziendali da quelli personali. Meno diffusa è invece l’abitudine a confrontare le offerte prima di acquistare un prodotto finanziario o assicurativo: lo fa il 67,9% dei microimprenditori dell’area. Una percentuale comunque superiore al 66% circa rilevato a livello nazionale. C’è poi un altro indicatore che dice molto sulla capacità di guardare al futuro: nel Nordovest il 55,1% ha riflettuto sulla propria sicurezza economica dopo il pensionamento. La fotografia, insomma, è quella di imprenditori abituati a controllare i numeri dell’impresa, ma non sempre altrettanto attenti a confrontare fino in fondo le alternative finanziarie disponibili.
Più credito, più assicurazioni
Anche il ricorso agli strumenti finanziari è significativo. Negli ultimi due anni il 40,9% delle microimprese del Nordovest ha utilizzato un mutuo o un prestito bancario, contro il 38,2% nazionale. Il 27,1% ha fatto ricorso allo scoperto di conto corrente e il 24,1% all’anticipo su fatture. Leasing e factoring riguardano rispettivamente il 16,1% e il 7,1% delle imprese. Ma è sul fronte assicurativo che emerge una delle differenze più interessanti. Nel Nordovest il 66,3% delle microimprese dispone di una copertura contro danneggiamento o furto. Il 49,2% ha una polizza di responsabilità civile e il 40,2% una polizza vita. E c’è un dato che guarda direttamente alla nuova frontiera del rischio d’impresa: il 29,3% dispone di una copertura contro i rischi fisici legati al cambiamento climatico, contro il 27,5% nazionale.
Il digitale entra in azienda, l’IA ancora con il freno tirato
Se la finanza è una parte della trasformazione, l’altra è inevitabilmente digitale. Nel Nordovest il cloud computing è utilizzato, in forma limitata o estensiva, dal 46,5% delle microimprese. E’ un dato molto vicino alla media nazionale del 46%. L’intelligenza artificiale raggiunge invece il 15,7%, sopra il 14,4% italiano. Ancora più ridotto è il ricorso alla robotica, al 10,3%, mentre l’interconnessione dei processi produttivi si ferma al 7,1%. Sono numeri che mostrano una transizione in corso, ma tutt’altro che conclusa. La Banca d’Italia rileva infatti che, considerando l’adozione in forma più intensa, le percentuali nazionali scendono al 5% per l’intelligenza artificiale, al 6% per la robotica e al 4% per l’interconnessione dei processi. Il cloud, più semplice da introdurre, arriva al 44%. E qui arriva uno dei risultati più interessanti dell’indagine: più solide sono le competenze finanziarie del titolare, maggiore è la propensione dell’impresa ad adottare tecnologie digitali. La spiegazione è intuitiva: chi sa valutare meglio costi, rischi e possibili ritorni di un investimento sembra anche più disposto a scommettere sull’innovazione.
Il clima diventa una voce della gestione
C’è infine una nuova voce che entra sempre più concretamente nei conti delle piccole aziende: il rischio climatico. Nel Nordovest il 40,5% delle microimprese ha adottato almeno una strategia per proteggersi dagli effetti finanziari degli eventi climatici. Il 29,3% ha scelto un’assicurazione, il 27,7% ha effettuato investimenti per la sicurezza aziendale e il 15,2% ha pianificato o realizzato uno spostamento delle attività produttive. Sono percentuali che raccontano un cambiamento di mentalità: il rischio climatico non viene più considerato solo una questione ambientale, ma anche un problema economico e finanziario. E la preparazione conta.
La partita si gioca sulle competenze
Il messaggio che arriva dalle microimprese del Nordovest è dunque chiaro. Il territorio dispone di aziende che utilizzano il credito, ricorrono alle assicurazioni, sperimentano il cloud e mostrano una propensione all’intelligenza artificiale leggermente superiore alla media italiana. Ma la prossima sfida sarà soprattutto una sfida di competenze. Perché dietro una polizza, un prestito, un investimento digitale o una strategia contro il rischio climatico c’è sempre una decisione economica. E per una microimpresa, dove spesso poche persone concentrano tutte le responsabilità, prendere quella decisione con cognizione di causa può fare la differenza.