Credito alle imprese lombarde, nel secondo trimestre del 2026: la situazione non presenta particolari criticità ma ci sono alcuni settori che sono più vulnerabili di altri sull’argomento. E’ quanto emerge da un’analisi presentata da Unioncamere Lombardia nei primi giorni di settembre: nel secondo trimestre dell’anno in corso oltre 5.000 realtà sono state chiamate a rispondere a un questionario proposto dall’ente riguardante lo stato di salute sul tema. «Dai risultati emerge che il credito svolge funzioni diverse nei quattro comparti indagati e non sono presenti tensioni diffuse sulla sostenibilità del debito, ma persistono aree di vulnerabilità legata alla dimensione e al settore di attività».
Bene l’industria lombarda
La situazione finanziaria del settore industriale lombardo è molto equilibrata. «L’aumento dell’indebitamento – si legge nel report – è contenuto e sembra associato soprattutto a finalità di sviluppo: il credito viene utilizzato in misura rilevante per investimenti produttivi e per l’efficientamento energetico, mentre l’esposizione cresce più frequentemente sul lungo termine. Nonostante una quota significativa di imprese segnali un peggioramento del tasso applicato, la preoccupazione per la capacità di rimborso rimane contenuta. I ritardi negli incassi sono abbastanza diffusi, ma prevalentemente entro i 30 giorni».
L’artigianato presenta i più forti segnali di fragilità finanziaria
Peggiorano, nel periodo indicato dall’indagine, le condizioni economiche del credito per le attività artigiane regionali. Il comparto è quello dove la preoccupazione per i mancati rimborsi del credito è più elevata (per quanto i tempi di incasso siano inferiori rispetto ad altri comparti), oltre a essere quello in cui la disponibilità di liquidità condiziona maggiormente gli investimenti. A pesare maggiormente sono i mezzi di terzi, e c’è meno capitalizzazione.
Il problema più grande nel comparto dei servizi? Gli incassi
«Meno della metà delle imprese viene pagata nei tempi concordati e il comparto registra la quota più elevata di ritardi superiori ai 30 giorni». E’ la denuncia di Unioncamere dopo aver analizzato le risposte dei questionari per la congiunturale del credito nelle imprese lombarde. Le difficoltà vengono però assorbite senza preoccupazioni particolari, il grado di indebitamento resta contenuto tanto che, per quasi 2 imprese su 3, la liquidità non ha condizionato le decisioni aziendali.
Il comparto del commercio è quello dove si fa più uso del leverage in Lombardia
Nel commercio al dettaglio si registra un fenomeno preoccupante: è qui che infatti si fa maggior ricorso al prestito per aumentare il rendimento potenziale dell’attività economica, determinando il raggiungimento di quelle che il report definisce come «Classi più elevate di indebitamento».
«Nel complesso, tra il 2025 e il 2026 – conclude Unioncamere Lombardia – si osserva un aumento del grado di indebitamento nel comparto manifatturiero, ma con intensità diversa. La quota di imprese con indice inferiore a 1 resta prevalente, quindi per la maggior parte delle imprese manifatturiere i mezzi propri continuano a essere superiori ai mezzi di terzi. Tuttavia, questa quota si riduce in tutti i comparti. Nell’industria la struttura finanziaria rimane sostanzialmente stabile. Le imprese con indice inferiore a 1 scendono dal 66,8% al 65,1%, mentre crescono leggermente le classi superiori. Si tratta quindi di un lieve aumento dell’indebitamento, senza variazioni rilevanti nella composizione complessiva. Nell’artigianato il cambiamento è più evidente: la quota con indice inferiore a 1 scende dal 69,5% al 66,6%, mentre aumenta soprattutto la fascia con rapporto tra mezzi di terzi e mezzi propri compreso tra 2 e 5, che passa dal 5,4% al 9,2%. Questo segnala una maggiore presenza di imprese con una struttura finanziaria più sbilanciata verso il capitale di terzi».