E’ quella di Genova la provincia che, dopo l’entrata in vigore dei dazi voluti dall’amministrazione Trump sull’export delle merci negli Stati Uniti, ha avuto un risultato decisamente curioso tra i territori del Nordovest. Infatti il territorio ligure è comparso al 4° posto nella classifica stilata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre per valore di merce esportata oltre oceano.
I dazi Usa nella provincia di Genova non hanno frenato l’export oltre oceano
Aumento che non è certamente superfluo: le aziende genovesi hanno infatti visto un balzo in avanti di ben il 270% del valore delle merci esportate negli Usa nei primi 9 mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In termini assoluti si parla di 693,7 milioni di euro in più da un anno con l’altro, per un totale di merci esportate pari a 950,3 milioni di euro. Per trovare un’altra provincia del Nordovest in classifica è necessario scorrere le posizioni fino al 12° gradino, dove c’è quella di Varese con un +34% (2.6 milioni di euro in più rispetto al 2024, per un totale di 846 milioni di euro nel 2025). La provincia di Lecco è in 18ª posizione, con un aumento del 17,8% (58.7 milioni di euro in più, per un totale di 389.4 milioni nel 2025).
«Pur essendo prematuro trarre delle conclusioni definitive – scrivono gli esperti dell’Ufficio studi Cgia di Mestre – l’implementazione dei dazi voluta dall’Amministrazione Trump sembra non aver inciso sulle nostre vendite all’estero né verso gli Stati Uniti né verso gli altri mercati internazionali. Anzi, se consideriamo anche le tensioni geopolitiche e le difficoltà del commercio mondiale, nel terzo trimestre di quest’anno siamo balzati al quarto posto tra i Paesi che compongono il G20 per esportazioni di merci, per un valore di quasi 190 miliardi di dollari».
Le previsioni per il futuro non sono rosee
La situazione è determinata anche dal carattere protezionistico delle misure messe in atto sul mercato Usa, ma le previsioni per il futuro non sono rosee: «Le politiche protezionistiche messe in atto dal Presidente Trump potrebbero condizionare nel medio-lungo periodo il commercio estero anche del nostro Paese sia per gli effetti diretti (mancate esportazioni), sia per quelli indiretti (riduzione margine di profitto delle imprese che continueranno a vendere nel mercato USA, trasferimento delle imprese o di una parte delle produzioni verso gli USA, il trade diversion, etc.). Oltre a queste due fattispecie non va sottovalutata anche quella congiunturale (legata alla svalutazione del dollaro nei confronti dell’euro). Ricordiamo, infatti, che dall’inizio di quest’anno il dollaro si è deprezzato nei confronti dell’euro di 12 punti percentuali. Nonostante ciò, se nei primi 9 mesi le nostre vendite nel mercato statunitense sono aumentate del 9 per cento, questo vuol dire che il risultato ottenuto è stato significativamente importante. Dazi, crisi internazionali e svalutazione del dollaro non hanno fermato il nostro export. Tuttavia, vogliamo ribadirlo ancora una volta, è sicuramente prematuro formulare valutazioni definitive su questo fenomeno; anche se i primi dati statistici a disposizione fotografano una situazione estremamente positiva». «Prendendo in esame i primi 50 gruppi di prodotti esportati che rappresentano il 90 per cento del totale, nei primi 9 mesi del 2025 gli incrementi di vendita nei mercati di tutto il mondo hanno interessato, in particolare, la nostra produzione di navi e imbarcazioni (+51,6%), i medicinali e i preparati farmaceutici (+37,6%), i metalli preziosi (+32,4%) e gli aeromobili (+25,5%). Male, invece, la gioielleria (-14,7%), i prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (-13,6%) e le auto (-10%)».