La provincia di Milano è la terza migliore d’Italia (nel 1° trimestre 2026) come risultati nel bilancio della natimortalità delle imprese. E’ quanto emerge da un’analisi statistica di Movimprese condotta insieme a Unioncamere e InfoCamere partendo dai registri delle imprese delle Camere di Commercio. L’area meneghina chiude il primo trimestre dell’anno con un saldo positivo di 1.093 imprese: meglio ci sono solamente Napoli e Roma. Il dato provinciale è in controtendenza con il resto dell’area geografica del Nordovest, che riesce, comunque, a frenare la flessione grazie ai buoni risultati della Lombardia, chiudendo il periodo con -795 attività (lo 0,05%). Il saldo della regione più popolosa d’Italia è di +722 imprese.
Il motore della crescita è nelle società di capitali
A sostenere la crescita (seppur relativa) e il saldo positivo del trimestre a livello nazionale è il traino delle società di capitale. Il sistema imprenditoriale italiano apre il 2026 con un segnale di vitalità inatteso: sono 690 le imprese in più tra gennaio e marzo, frutto della differenza tra 105.051 iscrizioni e 104.361 cessazioni. Delle nuove registrazioni, 15.739 sono società di capitali, che registrano una crescita dello 0,8%, in accelerazione rispetto al primo trimestre del 2025 (0.7%).
«Questa performance – così da Movimprese – compensa le flessioni delle imprese individuali (-9.669 unità, -0,33%) e delle società di persone (-4.879, -0,61%), confermando una tendenza strutturale: l’imprenditoria italiana si sposta progressivamente verso forme giuridiche più strutturate e capitalizzate».
Premiato il settore dei servizi
L’analisi settoriale racconta il progressivo spostamento dell’economia italiana verso i servizi. Le migliori performance si registrano nelle Attività finanziarie e assicurative (+2.301 imprese, +1,55%) e nelle Attività professionali, scientifiche e tecniche (+3.168 unità, +1,25%). Crescono anche le Attività immobiliari (+1.836, +0,56%) e le attività di supporto operativo alle imprese (+1.243, +0,54%). Sul fronte opposto, i comparti più tradizionali continuano a faticare: il Commercio cede 9.617 unità (-0,77%), l’Agricoltura perde 6.141 imprese (-0,91%) e la Manifattura si contrae di 2.517 unità (-0,52%). Da segnalare il forte dinamismo percentuale nel settore della fornitura di energia elettrica, gas e vapore (+1,7%).
I risultati migliori nel Mezzogiorno
L’area del Mezzogiorno registra il risultato migliore in valore assoluto: +1.673 imprese (+0,08%), trainato dalla Campania (+1.193) e dalla Sicilia (+638). La crescita percentuale più alta spetta al Centro (+0,12%, pari a +1.506 imprese), trascinato quasi interamente dal Lazio: +2.477 unità, il dato regionale più alto d’Italia, con un tasso del +0,42%. Anche il Nordest chiude in negativo: se la nostra area perde lo 0,05%, l’altra metà settentrionale flette dello 0,15% (-1.694 unità).
Il commento del presidente di Unioncamere, Andrea Prete
«Il risultato del bilancio trimestrale tra aperture e cessazioni riflette il clima di attesa delle imprese, che, in una situazione di incertezza diffusa, prima di compiere una scelta definitiva, aspettano di capire l’evoluzione del contesto», ha dichiarato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete.