Il conflitto in Iran preoccupa i mercati e le famiglie, ma il mercato delle materie prime pare tenere la posizione, insomma, niente a che vedere con quanto accadde quattro anni fa, dopo l’inizio dell’invasione russa in Ucraina. Per le famiglie italiane, tuttavia, si stima un aumento delle bollette da 9,3 miliardi. A Roma, Milano e Napoli i rincari più importanti. Lo afferma un’analisi dell’Ufficio studi Cgia.
Il nickel è sceso dell’1,9%, il rame del 2,6, il piombo del 2,7, lo zinco del 3 e lo stagno del 7,9%: si tratta di segnali che indicano come le catene di approvvigionamento globali e i mercati internazionali stiano reagendo con una certa resilienza all’incertezza del contesto internazionale. Tra le materie prime monitorate dall’Ufficio studi della Cgia, soltanto i combustibili fossili hanno mostrato forti tensioni. Il prezzo del petrolio è salito del 45,8 per cento, mentre il gas ha registrato una crescita più significativa, pari al 62%. In entrambi i casi gli incrementi di queste ultime due settimane sono stati superiori a quelli verificatesi, quindi, dopo l’invasione russa all’Ucraina (allora, il prezzo del nickel aumentò del 93,8%, quello del gas del 48%, mentre i cereali subirono forti tensioni con il granoturco in crescita del 30,3% e il frumento del 29,2. Anche l’energia e i metalli industriali furono coinvolti nella fiammata dei prezzi: il petrolio salì del 16,3% e l’alluminio dell’8,3). Nel complesso, i dati delle prime due settimane suggeriscono che l’impatto del conflitto sui mercati delle materie prime è stato, almeno fino ad ora, circoscritto. L’assenza di rialzi diffusi rappresenta un segnale incoraggiante per l’economia internazionale e per il sistema produttivo europeo. Naturalmente, qualsiasi valutazione resta fortemente condizionata da due variabili decisive: la durata del conflitto e la sua eventuale intensificazione.
Caro bollette
Entrando, dunque, nel dettaglio, al netto del caro carburante che in queste ultime due settimane sta alleggerendo il portafoglio degli italiani e di eventuali misure di mitigazione del costo delle bollette che il Governo ha messo a punto, Nomisma Energia stima che le famiglie italiane potrebbero subire un aumento medio su base annua di 350 euro. Partendo da questa ipotesi, l’Ufficio studi della CGIA ha stimato approssimativamente che il rincaro complessivo delle bollette sui bilanci delle 26,7 milioni di famiglie italiane potrebbe toccare i 9,3 miliardi di euro. Gli aumenti più consistenti si concentrerebbero nelle principali aree urbane metropolitane: a Roma l’incremento complessivo della spesa energetica potrebbe toccare i 705,8 milioni di euro, a Milano i 554,5 milioni e a Napoli poco più di 406 milioni. Queste tre grandi città sarebbero quindi tra i territori più esposti al peso dei nuovi aumenti energetici. Per contro, le province meno colpite dai rincari sarebbero Vibo Valentia con un aggravio di 23,1 milioni di euro, Aosta con 21,3 e Isernia con 12,7.
La benzina
Dopo l’attacco militare all’Iran iniziato il 28 febbraio, tra le principali materie prime sono stati soprattutto gas e petrolio a registrare un’impennata dei prezzi. Il risultato è stato un forte rincaro alla pompa, che ha messo in difficoltà molti automobilisti e, in particolare, quelle categorie che lavorano quotidianamente con un mezzo a motore: autotrasportatori, taxisti, autonoleggiatori con conducente, bus operator, pescatori e agricoltori. Negli ultimi quindici giorni, infatti, il prezzo della benzina è salito dell’8,7%, mentre quello del diesel ha registrato un balzo ancora più marcato: +18,2%.
«Ridurre questi prezzi non dipende da una singola misura, ma da una strategia articolata che combini interventi fiscali, regolatori e strutturali – afferma lo studio Cgia – Nel breve periodo, il Governo dovrebbe intervenire sulla componente fiscale. In Italia una parte rilevante del prezzo dei carburanti e dell’energia è composta da accise e Iva. Una riduzione temporanea e mirata delle accise sui carburanti o una modulazione dell’Iva sulle bollette energetiche donerebbe un sollievo immediato a famiglie e imprese. Senza contare che è necessario intervenire riducendo anche gli oneri di sistema nelle bollette di luce e gas. Un secondo fronte riguarda la regolazione del mercato. Nel medio periodo diventa decisiva la diversificazione delle fonti energetiche. Ridurre la dipendenza da pochi fornitori o da singole fonti fossili permette di attenuare gli shock di prezzo».