Economia

La crisi morde ancora il mondo dell’artigianato piemontese

Felici cerca di sottolineare anche alcune piccole positività: «Si denota però un sostanziale miglioramento per quanto riguarda la percentuale di carnet ordini da uno a tre mesi che aumenta e passa dall’39,30% al 42,22% e si intravedono segnali di ripresa che arrivano da Germania, Francia e da alcuni mercati europei in forte crescita come Spagna, Polonia e Croazia».

La crisi morde ancora il mondo dell’artigianato piemontese

Una situazione di peggioramento: è quanto rilevano i valori previsionali dell’indagine congiunturale del primo trimestre di Confartigianato Imprese Piemonte.

L’artigianato piemontese risente ancora della crisi economica

Le previsioni circa l’andamento occupazionale registrano un calo di circa quattro punti percentuali passando da -4,62% a -8,74% e il dato relativo all’ipotesi di assunzione di apprendisti passa da -17,34% al -24,12%. E questo anche perché rimane sempre negativo il dato relativo alle previsioni di produzione totale, che peggiora passando dal -16,65% al -22,45%.  Il saldo relativo all’acquisizione di nuovi ordini cala da -11,27% a -22,72% e diminuisce la percentuale di imprese che non hanno programmato investimenti: da 73,22% a 71,64%. Aumenta in negativo anche la percentuale di previsione di acquisizione di nuovi ordini per esportazioni passando dall’attuale valore -47,31% a -50,12%. Diminuisce ancora la previsione di regolarità negli incassi: da 64,22% al 61,33%, aumenta la stima dei ritardi, passando dal 35,22% al 38,45%; le previsioni di anticipi negli incassi continuano a rimanere minimi, passando dallo 0,56% all’0,22%.
Difficile percepire dei segnali di fiducia. La crisi continua a mordere.

«Permangono i problemi di sempre, ulteriormente peggiorati, come il peso del fisco, il carico di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, le carenze di infrastrutture e il caro energia – commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – A tal proposito il Governo non ha ancora sciolto, attraverso il nuovo decreto energia, il nodo che pesa sulle piccole e medie imprese, rendendole meno competitive, ossia il caro energia. Voglio ricordare che l’extracosto causato dal differenziale di prezzo dell’energia elettrica con UE in Piemonte è di 386 milioni di euro (7,2% del totale), pari a 0,26% del Pil della regione».

A pesare di più la crisi di moda, manifattura e automotive

A incidere negativamente sull’andamento occupazionale è la crisi della manifattura, della moda e dell’automotive che coinvolge le imprese artigiane che lavorano nell’indotto.

«Un altro comparto in sofferenza è quello del settore del trasporto merci, ad oggi il più normato e burocratizzato dell’intero universo delle piccole medie imprese – aggiunge il presidente – Infatti, per la prima volta il costo del personale supera quello del gasolio, da sempre la principale voce di spesa del settore: 35% per il lavoro contro il 30% per il carburante. Siamo di fronte a un cambiamento strutturale il trasporto merci non soffre per mancanza di lavoro, ma per un disequilibrio economico crescente che rende sempre più difficile stare sul mercato, soprattutto per le micro e piccole imprese. Accanto al costo del personale e del carburante, pesano in modo significativo anche gli aumenti delle spese di magazzino, delle officine, della logistica e dei servizi collegati, oltre ai rincari energetici e ai costi di manutenzione dei mezzi. Un insieme di fattori che riduce i margini operativi e spinge molte imprese a rinviare investimenti strategici».

Ci sono comunque anche degli aspetti positivi

Felici cerca di sottolineare anche alcune piccole positività: «Si denota però un sostanziale miglioramento per quanto riguarda la percentuale di carnet ordini da uno a tre mesi che aumenta e passa dall’39,30% al 42,22% e si intravedono segnali di ripresa che arrivano da Germania, Francia e da alcuni mercati europei in forte crescita come Spagna, Polonia e Croazia».
Il presidente di Confartigianato non manca anche di “puntare il dito” sulle responsabilità del Governo in questo scenario di crisi e difficoltà: «La logica vorrebbe che in questa fase le imprese artigiane, profondamente inserite nell’essenza stessa della società, venissero sostenute. Registriamo invece scelte di segno opposto: accanimento fiscale ed esattoriale su soggetti tracciati anziché su evasori e operatori nel sommerso, aumento di burocrazia, aumento di costi, balzelli assicurativi e un lungo elenco di adempimenti di basso cabotaggio che, sommati, drenano la poca liquidità rimasta, esasperano gli imprenditori e restituiscono un’immagine poco tranquillizzante della visione economica del Governo».