Il Nordovest continua a essere il baricentro del sistema produttivo e previdenziale italiano. Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta concentrano quasi un terzo degli assicurati Inps e rappresentano il territorio dove il lavoro è più stabile, le carriere sono mediamente più continue e la crescita occupazionale resta più solida rispetto al resto del Paese.
E’ questa una delle fotografie che emerge dal 25º Rapporto annuale dell’Inps, che racconta un’area ancora capace di trainare l’economia nazionale ma chiamata a confrontarsi con una trasformazione demografica sempre più evidente.
Nel 2025 gli assicurati Inps nel Nordovest sfiorano gli 8 milioni, raggiungendo quota 7,95 milioni, pari al 29% del totale italiano. Rispetto al periodo pre-pandemia la crescita è costante: nel 2019 erano poco meno di 7,5 milioni. Ma non è solo il numero degli occupati a distinguere quest’area. A fare la differenza è soprattutto la qualità della partecipazione al mercato del lavoro. Ogni assicurato lavora infatti mediamente 44,5 settimane nell’arco dell’anno, il valore più alto d’Italia e superiore alla media nazionale di oltre una settimana.
Dietro questi numeri c’è un sistema economico che continua a poggiare su una forte presenza di lavoro dipendente stabile e su un tessuto produttivo che ha saputo intercettare la ripresa successiva alla pandemia. Il Rapporto evidenzia come oltre un terzo della nuova occupazione creata dalle imprese italiane a più elevata crescita si concentri proprio nel Nordovest, con un ruolo trainante della Lombardia e dei servizi ad alto valore aggiunto: finanza, attività professionali, ICT e servizi alle imprese sono i comparti che stanno sostenendo l’espansione dell’occupazione.Il quadro, però, non è privo di criticità. Il principale elemento di attenzione riguarda l’invecchiamento della popolazione. Il Nordovest, più di altre aree del Paese, deve fare i conti con una popolazione attiva che cambia volto: aumentano gli occupati nelle classi di età più elevate mentre il ricambio generazionale procede più lentamente. E’ una trasformazione destinata ad avere effetti sul mercato del lavoro, sulla produttività e naturalmente sul sistema previdenziale, chiamato nei prossimi anni a sostenere una popolazione sempre più anziana.
Accanto alla componente demografica, il Rapporto sottolinea anche come il Nordovest continui a essere il territorio nel quale il lavoro agile rimane maggiormente diffuso anche dopo la fase emergenziale del Covid. Le imprese hanno consolidato modelli organizzativi più flessibili rispetto ad altre aree italiane, segnale di una struttura produttiva che continua a investire nell’innovazione e nella digitalizzazione.
In questo scenario il Nordovest conferma dunque la propria centralità nel welfare italiano: produce occupazione, versa contributi, sostiene il sistema pensionistico nazionale e continua a rappresentare il principale motore economico del Paese. Ma proprio questa leadership rende ancora più urgente affrontare le grandi sfide del prossimo decennio: il ricambio della forza lavoro, la carenza di competenze, la natalità in calo e l’invecchiamento della popolazione.
Lombardia
Se il Nordovest è il motore dell’economia italiana, la Lombardia ne rappresenta senza dubbio il propulsore principale. Gran parte della crescita occupazionale registrata negli ultimi anni si concentra infatti nella regione, che continua ad attrarre investimenti, imprese e lavoratori qualificati. Il Rapporto Inps evidenzia come una quota rilevante dei 165mila nuovi posti di lavoro creati dalle imprese italiane a più alta crescita tra il 2022 e il 2024 sia riconducibile proprio alla Lombardia, soprattutto nei servizi avanzati, nella finanza, nelle attività professionali e nell’ICT.
L’elevata partecipazione al mercato del lavoro si riflette anche nell’utilizzo delle misure di welfare dedicate alle famiglie. La Lombardia presenta un buon ricorso al Bonus asilo nido, in linea con le regioni economicamente più sviluppate, mentre il tasso di utilizzo dell’Assegno unico universale risulta tra i più bassi d’Italia. Un dato che, sottolinea il Rapporto, è legato soprattutto ai livelli medi di reddito più elevati, che riducono la platea dei beneficiari delle misure legate all’Isee. Lo stesso fenomeno emerge per il Bonus nuovi nati, che interessa il 65,7% dei bambini nati nel 2025, una quota inferiore alla media nazionale.
La Lombardia è, inoltre, una delle regioni dove si registra il maggior numero di domande accolte per il Reddito dilibertà, la misura destinata alle donne vittime di violenza, confermando una forte capacità di intercettare i bisogni sociali attraverso la rete dei servizi territoriali.
Piemonte
Il Piemonte continua a occupare una posizione centrale nell’economia del Nordovest, pur attraversando una fase di profonda trasformazione. La storica vocazione manifatturiera si affianca oggi a una crescente presenza dei servizi avanzati e delle attività ad alto contenuto professionale, accompagnando un mercato del lavoro che resta tra i più solidi del Paese. Il Rapporto Inps colloca il Piemonte tra le regioni caratterizzate da livelli elevati di occupazione femminile e da una buona diffusione delle politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia. L’utilizzo del Bonus asilo nido si mantiene infatti su valori in linea con le regioni del Centro-Nord, mentre anche il ricorso al lavoro agile continua a essere superiore rispetto alla media italiana, segnale di un tessuto produttivo che ha consolidato forme di organizzazione più flessibili dopo l’esperienza pandemica. Accanto alle dinamiche occupazionali, il Piemonte è coinvolto anche nelle sperimentazioni che stanno ridisegnando alcuni servizi dell’Inps. La provincia di Alessandria rientra infatti tra i territori scelti per la nuova procedura di accertamento della disabilità, uno dei progetti più innovativi avviati dall’Istituto nel corso del 2025. Per il Piemonte la sfida dei prossimi anni sarà quella di accompagnare il ricambio generazionale senza perdere il patrimonio di competenze costruito dalla lunga tradizione industriale della regione.
Liguria
Più che in qualsiasi altra regione del Nordovest, in Liguria il sistema di welfare riflette gli effetti dell’invecchiamento della popolazione. La struttura demografica, tra le più anziane d’Europa, incide direttamente sulla domanda di servizi previdenziali, assistenziali e sanitari e contribuisce a spiegare alcune delle particolarità che emergono dal Rapporto Inps. La Liguria è, infatti, la regione italiana con la quota più bassa di beneficiari del Bonus nuovi nati: la misura raggiunge il 64,4% dei bambini nati nel 2025. Anche il tasso di utilizzo dell’Assegno unico universale risulta il più contenuto del Paese, fermandosi all’89,4%. Si tratta di indicatori che riflettono una natalità particolarmente ridotta e una popolazione sempre più sbilanciata verso le fasce di età anziane. Sul fronte del mercato del lavoro, la regione continua invece a mostrare una discreta diffusione del lavoro agile e un utilizzo del bonus asilo nido in linea con la media del Nordovest, segno che anche il sistema produttivo ligure ha progressivamente adottato modelli organizzativi più flessibili. La vera sfida per la Liguria resta tuttavia quella demografica. Meno nascite significano meno lavoratori futuri e un rapporto sempre più delicato tra popolazione attiva e pensionati, rendendo questa regione una delle cartine di tornasole più significative delle trasformazioni che attendono l’intero sistema di welfare italiano.