Unione Industriali Torino

Industria piemontese in vista di alcuni spiragli per il futuro

Produzione, ordini e occupazione tornano a crescere, riparte il terziario, più investimenti.

Industria piemontese in vista di alcuni spiragli per il futuro

Le imprese torinesi guardano al terzo trimestre con un cauto ottimismo, confermando aspettative moderatamente positive nonostante un quadro economico ancora fragile. La crescita italiana procede a ritmi deboli e disomogenei, mentre il contesto internazionale resta segnato da tensioni geopolitiche e incertezze che frenano gli scambi commerciali. E’ quanto emerge dall’indagine congiunturale realizzata a giugno dal Centro Studi dell’Unione Industriali Torino su un campione di circa 400 aziende manifatturiere e dei servizi.

Il dato più significativo è il ritorno in territorio positivo del terziario, che recupera dopo la flessione registrata nei mesi precedenti. Restano inoltre stabili o in miglioramento gli indicatori relativi a occupazione, produzione e ordini, segnale che il tessuto imprenditoriale torinese continua a reagire con resilienza alle difficoltà del mercato.

«Questa congiunturale ci dice che la determinazione degli imprenditori e delle imprese torinesi non vacilla – ha dichiarato il presidente dell’Unione Industriali Torino, Marco Gay – Le aziende continuano a investire e a dare lavoro al territorio, ma non possiamo ignorare le preoccupazioni legate alle esportazioni, al costo dell’energia e della logistica».

Produzione e occupazione in crescita

Nel dettaglio, il saldo tra imprese ottimiste e pessimiste sull’occupazione sale al +10,2%, con un incremento di 6,4 punti rispetto alla precedente rilevazione. Migliorano anche le attese sulla produzione (+5,9%) e sugli ordini (+4,8%), quest’ultimo dato in aumento di ben 8 punti. Restano invece negativi gli indicatori relativi alle esportazioni (-6,1%) e alla redditività (-4,5%), a conferma delle difficoltà che il sistema produttivo continua a incontrare sui mercati esteri e sul fronte dei margini operativi. La differenza tra grandi e piccole imprese si conferma marcata: le aziende con oltre 50 dipendenti esprimono aspettative più favorevoli, mentre le realtà minori mantengono un atteggiamento più prudente.

Investimenti in aumento

Un elemento di particolare interesse riguarda la ripresa delle intenzioni di investimento in nuovi impianti. Secondo l’Unione Industriali, il fenomeno potrebbe essere collegato alle nuove misure di iper-ammortamento previste dalla legge di Bilancio 2026, che stanno incentivando le imprese ad accelerare i programmi di ammodernamento produttivo. Resta stabile il tasso di utilizzo di impianti e risorse, fermo al 77%, in linea con la media di lungo periodo.

Energia e logistica restano i nodi critici

Nonostante il lieve assestamento rispetto al trimestre precedente, oltre la metà delle imprese continua a prevedere aumenti significativi dei costi energetici e delle materie prime. La preoccupazione è ancora più elevata per la logistica e il trasporto delle merci, dove la quota di aziende che si attende rincari raggiunge il 63%. Il ricorso alla cassa integrazione mostra invece segnali di rallentamento: interessa l’8,3% delle imprese, mentre nel manifatturiero scende all’11,7%, con una riduzione di 4,5 punti.

Il peso della crisi in Medio Oriente

L’indagine include anche un focus dedicato al conflitto in Medio Oriente e ai suoi effetti sull’economia piemontese. Il quadro che emerge è di preoccupazione diffusa ma non allarmistica. Il 38% delle imprese ritiene che il conflitto abbia un impatto significativo e di lunga durata sulla propria attività, mentre un’analoga quota lo considera moderato. Solo una minoranza afferma di non avvertire effetti rilevanti. Il principale fattore di pressione resta il caro-energia: quasi due imprese su tre (63%) giudicano rilevante o molto rilevante l’impatto dei costi energetici sui margini operativi, con effetti particolarmente pesanti nei comparti alimentare, metallurgico e automotive. Per far fronte all’incertezza, le aziende stanno puntando soprattutto sulla diversificazione dei fornitori e sulla rinegoziazione dei contratti con i clienti, nel tentativo di rafforzare la catena di approvvigionamento più che di aumentare le scorte.

Uno sguardo prudente ma fiducioso

Nonostante le tensioni internazionali, il sentiment delle imprese resta orientato a un moderato ottimismo: il 51% delle aziende piemontesi si attende un miglioramento dei principali fattori di rischio nei prossimi mesi, mentre il 27% continua a segnalare un elevato livello di incertezza. «Le imprese possono prosperare solo in un mondo aperto, con regole chiare e in piena reciprocità» ha sottolineato Gay, richiamando la necessità di una maggiore stabilità geopolitica e di una strategia europea sull’energia basata sulla diversificazione delle fonti e sul rafforzamento del mercato unico.