Confindustria Genova

Industria ligure registra una brusca frenata delle aspettative nel 4° trimestre

Tutti i principali indicatori restano positivi, ma i saldi tra ottimisti e pessimisti si riducono sensibilmente, avvicinandosi alla soglia di parità soprattutto per ordini ed esportazioni.

Industria ligure registra una brusca frenata delle aspettative nel 4° trimestre

La manifattura ligure si prepara a chiudere il 2026 all’insegna della prudenza. Le previsioni per il quarto trimestre, elaborate dal Centro studi di Confindustria Genova sulla base delle risposte raccolte tra il 10 e il 20 settembre da 102 imprese, indicano un netto rallentamento del clima di fiducia rispetto ai mesi estivi. Tutti i principali indicatori restano positivi, ma i saldi tra ottimisti e pessimisti si riducono sensibilmente, avvicinandosi alla soglia di parità soprattutto per ordini ed esportazioni. A prevalere, nella maggior parte dei casi, sono le attese di stabilità. Sul fronte della produzione, il 22,5% delle aziende prevede un aumento, il 14,7% una diminuzione e il 62,7% non si aspetta variazioni sostanziali. Il saldo scende così a +7,8 punti, dai +28,8 del terzo trimestre. Per il fatturato, gli ottimisti sono il 25,5% e i pessimisti il 15,7%, con un saldo di +9,8 punti contro i precedenti +26. Anche qui prevale la stabilità, indicata dal 58,8% del campione. Il segnale più debole arriva dagli ordini: il 22,5% delle imprese prevede una crescita delle commesse, mentre il 19,6% ne attende una riduzione. Il saldo crolla a +2,9 punti, rispetto a +23,1 nel trimestre precedente, con il 57,8% delle aziende orientato alla stabilità. Tra le imprese esportatrici, il 13,8% si aspetta un incremento delle vendite all’estero e il 10% una contrazione. Il saldo passa da +19,5 a +3,8 punti, mentre il 76,3% prevede volumi invariati. Più resistente il mercato del lavoro. Il 16,7% delle aziende prevede di aumentare gli organici, contro il 7,8% che prospetta una riduzione: il saldo resta positivo a +8,8 punti, ma arretra dai +21,2 precedenti. Il 75,5% non prevede variazioni occupazionali. Anche i piani di investimento mostrano cautela: gli interventi per ampliare la capacità produttiva sono indicati dal 22,5% delle imprese, in calo di 5,4 punti percentuali, mentre gli investimenti di sostituzione riguardano il 31,4% del campione, 1,3 punti in meno rispetto alla rilevazione precedente.
Il quadro settoriale resta disomogeneo. La cantieristica navale si distingue per le prospettive più favorevoli, con produzione e occupazione in espansione, anche se cresce la prudenza sulle future commesse. L’impiantistica metalmeccanica mantiene saldi positivi, ma con ritmi attesi contenuti. Nell’alimentare produzione e ordini sono sostanzialmente stabili, il fatturato mostra segnali moderatamente negativi, mentre export e occupazione restano positivi. L’edilizia evidenzia invece attese deboli su produzione e ordini e prospettive occupazionali negative. Per elettronica e automazione il fatturato e l’occupazione sono orientati alla crescita, ma produzione ed esportazioni risultano in territorio negativo. Peggiorano soprattutto le previsioni per plastica, gomma, chimica e tessile, con ordini e fatturato deboli e un saldo particolarmente sfavorevole per l’export.Anche la geografia economica regionale restituisce andamenti divergenti. La Città metropolitana di Genova conserva un quadro positivo, con il fatturato al saldo di +20,8 punti, ma le aspettative sull’export scendono da +32 a +9,1. La Spezia mantiene indicatori positivi su tutte le variabili: il fatturato registra +21,7 punti, la produzione +13 e gli ordini +8,7. Più critica Savona, dove fatturato e ordini segnano entrambi -33,3 punti e l’export -12,5, mentre la produzione resta positiva a +11,1. Imperia presenta il quadro più debole: produzione e fatturato sono entrambi a -17,6 punti, gli ordini a -11,8 e l’export a -8,3; l’occupazione è stabile, con saldo pari a zero. Sul contesto nazionale pesano inoltre il rincaro di petrolio e gas legato alla persistente quasi chiusura dello stretto di Hormuz, le pressioni inflazionistiche e il conseguente irrigidimento dei tassi d’interesse. Alla fine della spinta del Pnrr si aggiunge il possibile rallentamento degli investimenti. Per l’industria ligure, il quadro non segnala una contrazione generalizzata, ma una fase di crescita più incerta, nella quale ordini, mercati esteri e propensione a investire rappresentano i principali punti di attenzione.