Immagine di apertura realizzata con Intelligenza artificiale.
La regione più popolosa d’Italia vede una decisa flessione nel conto delle nuove Partite Iva nel primo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-10,9%). Tra tutte le province quella con la flessione maggiore è quella di Milano: qui sono state 14.762 le Partite Iva aperte tra gennaio e marzo, ma rispetto all’anno precedente il calo è di quasi un quarto: -23,85%. I dati governativi rilasciati dal ministero dell’Economia e delle Finanze parlano chiaro: a livello nazionale i primi 3 mesi del 2026 hanno visto la nascita di 184.895 nuove Partite Iva, il 2,2% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.
Come già accennato, la distribuzione territoriale vede la maggioranza al Nord. Al Sud e nelle Isole si concentra il 30%, mentre nel Centro Italia il 21,2% (rimane un 0,6% di partite Iva registrate con un domicilio fiscale ignoto). La regione con il più alto numero di nuove aperture è stata la Valle d’Aosta (+17.4%), le altre nostre regioni si fermano a livelli decisamente lontani: oltre alla flessione lombarda, il Piemonte guadagna lo 0,17% mentre la Liguria lo 0,25%. I capoluoghi di regione seguono lo stesso trend: Torino perde il 2,9% e Genova guadagna lo 0,41%.
La classifica delle Partite Iva
Dopo un quadro territoriale, il report ministeriale fornisce altri dati sulla natura giuridica delle nuove aperture. Per la stragrande maggioranza (75%) le nuove aperture sono state operate da persone fisiche. Seguono le società di capitali (21,1%) e le società di persone (2,6%). Le quote dei “non residenti” (essenzialmente costituiti da società di commercio on-line) e quella delle “altre forme giuridiche”, rappresentano complessivamente l’1,3% del totale delle nuove aperture. Rispetto al primo trimestre del 2025, le attivazioni da parte delle società di capitali aumentano del 3,1%, le attivazioni delle persone fisiche risultano stabili (+0,1%), mentre le attivazioni delle società di persone diminuiscono del 9,6%. Da notare il notevole decremento di avviamenti da parte di soggetti non residenti (-72,6%).
Le attività professionali vanno per la maggiore
Per quanto riguarda i settori produttivi invece il maggior numero di avviamenti di Partite Iva riguarda il settore delle attività professionali (193%). Seguono le attività per la salute umana e di assistenza sociale (12,5%) e in terza posizione, il commercio (12,3%).
«Tra i dieci settori principali, che fanno registrare nel complesso circa l’85% dei nuovi avviamenti nel periodo, gli unici che mostrano incrementi di aperture rispetto al primo trimestre del 2025 – scrivono gli esperti del ministero – sono il settore delle attività per la salute umana e di assistenza sociale e il settore dell’istruzione e formazione (+15%); tra i settori in calo di avviamenti spiccano il settore del commercio (-22,4%), gli altri servizi (-10,7%) e il settore dell’agricoltura (-9,8%)».
«Nel periodo in esame – concludono dall’osservatorio – 104.136 soggetti hanno aderito al regime forfettario, pari al 56,3% del totale delle nuove aperture nel primo trimestre del 2026, con un incremento percentuale del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente».