Tre imprese su cinque del sistema confindustriale piemontese hanno avuto rapporti abituali con l’estero nel 2025.
Sono 3 su 5 le imprese piemontesi ad avere rapporti abituali con l’estero
Di queste il 40% segnala un aumento del proprio export, stabili invece i risultati per un altro ulteriore 35,5%, nonostante le turbolenze geopolitiche degli ultimi anni. Le migliori performance arrivano dai comparti alimentare (+63,6% delle imprese segnala un aumento), chimico (+58,6%), trasporti (+57,1%) e legno (+50%). Francia, Germania e Stati Uniti restano i mercati di riferimento, seguono Spagna, Regno Unito, Svizzera e Polonia. Bene anche altri mercati extra-Ue come Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, India, Giappone, Canada e Cina. Sono queste le principali evidenze che emergono dalla 2ª edizione del Rapporto Internazionalizzazione di Confindustria Piemonte, realizzato con il contributo di UniCredit.
«Il Piemonte esprime da sempre un tessuto industriale solido, fondato su investimenti in ricerca, sviluppo e qualità che generano competenze manifatturiere avanzate, filiere strutturate e una forte propensione all’innovazione. E’ quest’insieme che consente alle imprese piemontesi di competere con successo a livello globale – commentano Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte, e Alessandro Battaglia, presidente della Commissione Internazionalizzazione e Attrazione Investimenti di Confindustria Piemonte – Per sostenere le imprese in questo percorso è necessaria una strategia di sistema, fondata sulla collaborazione tra pubblico e privato, una politica industriale capace di accompagnare le nuove frontiere dell’innovazione, dell’intelligenza artificiale».
Il potenziale inespresso dell’export e l’accordo Ue-Mercosur
L’export, dunque, ha ancora un potenziale inespresso e per Barbara Cimmino, vicepresidente per l’Internazionalizzazione di Confindustria,
«l’accordo Ue-Mercosur è strategico perché apre un mercato da oltre 700 milioni di consumatori e riduce dazi che oggi penalizzano le nostre imprese. Perdere questa opportunità significherebbe favorire i competitor, e lo stesso vale per i negoziati con India, Indonesia e Australia. Accordi e diplomazia economica devono poi essere accompagnati da strumenti finanziari moderni e flessibili».
Delle 1.212 imprese che hanno preso parte alla rilevazione, il 93% esporta senza intermediari, il 36% delle imprese ha uffici di rappresentanza commerciale all’estero, il 31,7% ha sedi produttive e il 21,8% ha filiali commerciali o negozi gestiti direttamente. A soffrire sono state in misura prevalente le aziende operanti nei settori dei minerali non metalliferi (33,3%), della gomma/ plastica (31,4%), del tessile/abbigliamento (31,3%) e manifatture varie (29,3%). La ricerca di controparti estere si conferma il servizio di maggiore interesse indicato dal 60,5% delle imprese. Seguono l’organizzazione di incontri B2B (42,8%), le consulenze tecniche (29,5%) e la partecipazione a missioni commerciali all’estero (25,6%). Tra le agevolazioni più utilizzate le imprese segnalano i bandi Sismet (32,4%), i bandi per la formazione (31,1%), i bandi del sistema camerale (20,8%) e altre agevolazioni (17,7%) in cui vi rientrano strumenti di Sace, credito d’imposta, Finpiemonte e misure Pnrr.
«Con il nuovo ciclo dei Progetti Integrati di Filiera 2026–2029 abbiamo stanziato 27,1 milioni di euro, il 40% in più rispetto al triennio precedente, e introdotto due nuove filiere chiave, Agritech e Microelettronica, per rispondere alla trasformazione tecnologica in atto – commenta l’assessore della Regione Piemonte, Marco Tronzano – I Pif si confermano uno strumento solido, cresciuto in numeri e in efficacia, capace di generare oltre 8mila occasioni di business solo nel biennio 2024–2025. Inoltre le missioni di sistema per la Regione sono un asset strategico. Dopo il successo delle missioni in Michigan e all’Expo di Osaka, nel 2026 andremo in Canada, nelle Province di Ontario e Quebec. Si tratta di mercati dove il Piemonte può giocare un ruolo da protagonista».