L'indagine Adusbef

In Lombardia si concentra il 20% del valore totale dei conti correnti nazionali

In dieci anni il loro valore è cresciuto nel Nordovest come nel resto d’Italia.

In Lombardia si concentra il 20% del valore totale dei conti correnti nazionali

E’ di quasi 370 miliardi di euro il totale del valore dei conti correnti nel Nordovest. Le somme complessive depositate in banca nelle nostre regioni di riferimento ammonta per la precisione a 369,17 miliardi di euro. Sono i risultati dell’indagine condotta da Adusbef, partendo dai dati pubblicati da Bankitalia. A fare la parte del leone è la Lombardia: con i suoi 238,75 miliardi di euro detiene il 20% di tutta la ricchezza depositata in banca in Italia. L’indagine analizza l’andamento dei capitali nel corso degli ultimi 10 anni, trovando come siano aumentati in maniera sensibile soprattutto in Lombardia (32,1% rispetto al 2016). Nelle altre regioni del Nordovest gli incrementi sono stati più contenuti (22,7% in Piemonte, 14,5% in Liguria e 25,7% in Valle d’Aosta).

La situazione delle province

Mettendo in relazione il dato totale di ogni territorio con il numero di persone che in quel territorio abitano è possibile creare una classifica della ricchezza. La top ten delle province vede una gran presenza dei nostri territori, che comunque sono distribuiti in maniera omogenea lungo tutti i 106 gradini della classifica nazionale delle province. A passarsela meglio sono i milanesi, che occupano il secondo posto. Seguono Sondrio, Lecco e Monza (rimanendo solo nei confini della top ten nazionale).

Ma quanto ci costa mettere i soldi in banca?

Se nel corso del decennio in questione è aumentata la portata dei conti correnti, con un valore passato da 900 miliardi a 1.162 miliardi di euro, sono aumentati anche i costi di gestione dei conti correnti. I calcoli della Banca d’Italia stabiliscono un incremento del 23%, passando da una media di 82,2 euro a una media di 101,1 euro. «Ad influire sull’incremento – spiegano dall’associazione a difesa degli utenti dei servizi bancari – sono in particolar modo le spese variabili (bonifici, pagamenti, prelievi, ecc.), che segnano un aumento del +34,2% (in media da 26,6 a 35,7 euro), con le sole “spese per disposizioni” che crescono in 10 anni del +62,6%. Le spese fisse (canoni, carte, ecc.) registrano un incremento più contenuto pari al +17,6%, passando da 55,6 a 65,4 euro». «La crescita dei depositi bancari degli italiani – conclude il presidente Adusbef, Antonio Tanza – è un segnale che riflette la volontà delle famiglie di proteggersi in un contesto di persistente incertezza economica. Tuttavia, questo dato non deve essere interpretato come un indicatore di maggiore benessere diffuso: spesso il risparmio è frutto della rinuncia ai consumi e di un atteggiamento prudenziale. È fondamentale che il sistema bancario valorizzi questi risparmi con condizioni trasparenti e remunerazioni adeguate, tutelando i consumatori e sostenendo al tempo stesso la fiducia nell’economia».