Il report dell’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili

In 4 anni nel Nordovest sono nate 16mila nuove imprese di costruzioni

Nello specifico, in Lombardia è stato registrato l’aumento maggiore, con 9.769 attività in più nei 4 anni dell’osservazione. Il dato è il più elevato del Paese, che nel quadriennio considerato ha visto una crescita di 56.095 imprese edili. Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria hanno fatto registrare rispettivamente 3.815, 119 e 2.360 imprese in più dal 2019 al 2023.

In 4 anni nel Nordovest sono nate 16mila nuove imprese di costruzioni

Dal 2019 al 2023 nel Nordovest il settore delle costruzioni si è arricchito di 16.061 nuove imprese. A renderlo noto è un report dell’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili, che ha estrapolato i dati di Movimprese e dell’Istat. Nello specifico, in Lombardia è stato registrato l’aumento maggiore, con 9.769 attività in più nei 4 anni dell’osservazione. Il dato è il più elevato del Paese, che nel quadriennio considerato ha visto una crescita di 56.095 imprese edili. Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria hanno fatto registrare rispettivamente 3.815, 119 e 2.360 imprese in più dal 2019 al 2023.

«Con riferimento alle tendenze più recenti, riferite al 2024 e 2025, i dati Movimprese – Unioncamere, sebbene non omogenei e confrontabili con i dati Istat, segnalano incrementi ulteriori nel numero di realtà operanti nelle costruzioni. Nel 2024, in particolare, risultano circa 10.600 imprese di costruzioni in più rispetto a un anno prima (+1,3%), quasi il 30% dell’intero plus registrato per l’insieme dei settori di attività economici (+37mila realtà). Anche i risultati dei primi 9 mesi del 2025 indicano un risultato per le costruzioni ancora positivo, seppur di un contenuto +0,3%, corrispondente quasi a 2.500 realtà produttive aggiuntive rispetto ad un anno prima».

Diminuiscono i crediti dalle banche

Dopo la pandemia e la crisi economica si è registrata una rilevante ripresa, ma il settore delle costruzioni sta attraversando un’epoca di profonde trasformazioni.

«In questo contesto, le difficoltà di accesso al credito bancario hanno rappresentato un fattore determinante per le imprese edili, spesso chiamate a confrontarsi con una domanda incerta, difficoltà nella gestione della liquidità e una normativa fiscale e urbanistica in continua evoluzione. I dati della Banca d’Italia mostrano come, nell’ultimo decennio, gli istituti di credito abbiano progressivamente ridotto l’impegno nel finanziamento degli investimenti in costruzioni. Dal 2008, anno dello scoppio della crisi, i livelli di finanziamento alle imprese edili hanno mostrato un trend decrescente, con lievi incrementi sporadici in alcuni anni. Nel 2007, il settore bancario destinava oltre 52 miliardi di euro agli investimenti in costruzioni; nel 2024, tale cifra si è ridotta a 10,6 miliardi di euro, registrando un calo superiore all’80%. I dati relativi ai primi nove mesi del 2025 evidenziano segnali positivi, sebbene arrivino dopo un 2024 in cui le erogazioni sono diminuite. Tra gennaio e ottobre 2025, il totale dei finanziamenti per investimenti in costruzioni è aumentato del 18,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita dell’11,7% per l’edilizia residenziale e del 29,1% per quella non residenziale».

Aumenta il flusso dei nuovi mutui alle famiglie

Se il credito alle imprese è una questione aperta sul tavolo degli addetti ai lavori, il credito alle famiglie per l’acquisto della prima casa sembra avere una tendenza positiva negli ultimi anni. Nei primi 9 mesi del 2025 infatti si registra in 40 milioni di euro il flusso di nuovi mutui alle famiglie per l’acquisto della prima casa nel Paese, con un aumento del 32,8% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Scendendo nel dettaglio delle Regioni, in Lombardia la variazione tra i primi 9 mesi del 2025 sullo stesso periodo dell’anno passato è del 28,4%, in Piemonte del 29,6%, in Valle d’Aosta del 27,5% e in Liguria del 30,8%.

Le compravendite a fini abitativi

I capoluoghi delle regioni del Nordovest (Valle d’Aosta esclusa) sono compresi nell’elaborazione Ance sui dati dell’Agenzia delle Entrate che riguardano la compravendita di unità immobiliari nelle grandi città. L’analisi rende l’andamento dell’inflazione nei nostri territori: nei primi 9 mesi del 2025 si contano a Milano 17.658 unità immobiliari vendute, l’8,4% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per Torino il dato conta 11.586 unità immobiliari, il 10% in più rispetto all’anno precedente, mentre per Genova la crescita è la meno elevata del Nordovest: si ferma infatti al 6,2% in più rispetto al 2024, con un valore assoluto di 6.677 unità. Nel Nordovest, sempre secondo l’indagine, sono 818mila le famiglie che desiderano cambiare abitazione, l’11% del totale delle famiglie nell’area geografica (e in Italia sono quasi 2 milioni e mezzo, il 9,2% del totale).

Calano anche le ristrutturazioni

Oltre ai cantieri per le nuove costruzioni, anche il comparto della riqualificazione del patrimonio abitativo esistente si registra una flessione del 18% nel 2025 rispetto all’anno precedente.

«A pesare su questo andamento, come anticipato, è soprattutto la progressiva riduzione degli incentivi fiscali dedicati a questi interventi. Per molti anni, le misure di agevolazione hanno rappresentato un elemento di sostegno decisivo per il comparto, soprattutto in una fase di prolungata debolezza della nuova edilizia. In particolare, nel periodo successivo al 2008, gli incentivi hanno contribuito a mantenere attiva la manutenzione abitativa fino al 2020, attenuando gli effetti di una crisi che ha portato il settore delle costruzioni a una contrazione complessiva prossima al -40%».

Ma per il 2026 c’è speranza

Secondo gli esperti dell’associazione dei costruttori il 2026 riserverà delle buone notizie, con una vera e propria inversione di tendenza per il comparto delle ristrutturazioni:

«Oltre al comparto delle opere pubbliche previsto in crescita per il 2026, si stima un rimbalzo positivo per gli investimenti in riqualificazione abitativa (+3,5%), dopo il forte ridimensionamento dell’ultimo biennio. Su tale dinamica incide sicuramente la proroga prevista nella legge di bilancio 2026 delle aliquote riferite agli incentivi fiscali (50/36%), oltre che una sensibilità ormai acquisita delle famiglie ai temi dell’efficienza energetica/sostenibilità, anche in una logica di contenimento delle spese del bilancio familiare».