Il mercato del lavoro del Nordovest continua a rappresentare uno dei motori dell’occupazione italiana, ma anche uno dei territori in cui emerge con maggiore evidenza il fenomeno del mismatch tra domanda e offerta di lavoro. E’ quanto emerge dal Report sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro in Italia – Primo semestre 2026, realizzato da CNEL, Unioncamere, Istat e ministero del Lavoro. La Lombardia si conferma il principale polo occupazionale italiano grazie al peso della provincia di Milano. Il report evidenzia che Milano registra il numero più elevato di entrate programmate nel primo semestre 2026, con circa 240 mila assunzioni previste, davanti a Roma (229 mila), Napoli (128 mila) e Torino (83 mila). Inoltre, considerando il rapporto tra assunzioni previste e popolazione in età lavorativa, Milano raggiunge 11,4 entrate ogni 100 residenti tra i 15 e i 64 anni, collocandosi tra le province più dinamiche del Paese. Questi dati confermano la forte capacità attrattiva del sistema economico lombardo, sostenuto da un tessuto produttivo articolato, dalla presenza di grandi imprese e da un’elevata concentrazione di attività nei servizi avanzati.
Anche il Piemonte si conferma protagonista attraverso Torino, che con 83mila entrate previste rientra tra le cinque province italiane con il maggior numero di assunzioni programmate nel primo semestre dell’anno. Il dato riflette il peso dell’area metropolitana torinese, caratterizzata da una forte presenza manifatturiera e industriale, comparti che il report individua tra quelli maggiormente interessati dalle difficoltà di reperimento del personale qualificato.
Il quadro nazionale aiuta comunque a interpretare anche le dinamiche del Norovest. Nel primo semestre 2026 le imprese prevedono 2,869 milioni di entrate lavorative, in calo del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nonostante la lieve diminuzione della domanda, la difficoltà di reperimento continua a interessare il 44,8% delle assunzioni programmate, segnale che quasi un lavoratore su due risulta difficile da trovare. Le criticità maggiori riguardano le costruzioni, le industrie del legno e del mobile, il comparto metalmeccanico e i servizi ICT. Proprio questi settori rappresentano una parte importante del sistema produttivo del Nord Italia e spiegano perché anche territori economicamente forti continuino a registrare difficoltà nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il report evidenzia inoltre che le professioni più difficili da reperire sono quelle degli operai specializzati, dei tecnici e delle figure con competenze professionali elevate, mentre il tempo medio necessario per coprire le posizioni più critiche raggiunge 4,7 mesi, con punte superiori ai sei mesi nelle costruzioni.
L’analisi conferma come il Nordovest, pur rappresentando una delle aree economicamente più dinamiche del Paese, continui a convivere con un forte disallineamento tra competenze richieste dalle imprese e disponibilità di lavoratori. Il fenomeno del mismatch appare quindi meno legato alla mancanza di opportunità occupazionali e sempre più riconducibile alla difficoltà di reperire professionalità adeguate alle esigenze delle imprese, confermando la necessità di rafforzare formazione, orientamento e politiche attive del lavoro.
«I dati del Rapporto confermano l’urgenza di risposte concrete per sostenere il nostro sistema produttivo, in quanto la difficoltà di reperire personale rappresenta un freno concreto alla crescita e allo sviluppo del Paese – commenta Andrea Prete, presidente di Unioncamere – Per superare questo ostacolo serve un’azione di sistema: da un lato dobbiamo rendere le nostre aziende sempre più capaci di attrarre e trattenere i talenti, dall’altro occorre accelerare sull’aggiornamento delle competenze tecniche e operative dei lavoratori. E’ indispensabile agire su più fronti: rafforzare l’orientamento scolastico e universitario, adeguare i percorsi di formazione alle reali esigenze tecnologiche e operative delle aziende e valorizzare l’enorme bacino di capitale umano oggi inattivo, in primis quello femminile e giovanile».