Il quadro di fondo dell’industria italiana rimane coerente con uno scenario di stagnazione e in questo scenario, l’industria manifatturiera piemontese conferma il proprio trend espansivo. Dopo aver chiuso il 2025 in rinnovata dinamicità con una crescita media annua del 1,4%, nei primi tre mesi del 2026 la produzione industriale regionale registra un incremento del 2,3% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. E’ quanto emerge dai dati della 218ª “Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera” realizzata da Unioncamere Piemonte in collaborazione con gli uffici studi delle Camere di commercio provinciali.
«La crescita è un segnale importante, ma le imprese restano in guardia: il conflitto in Medio Oriente alimenta un’incertezza globale che costringe a scelte prudenziali su costi e approvvigionamenti. Dietro la media regionale si nasconde inoltre una regione a due velocità. Se le micro e piccole imprese volano e province come Alessandria e Biella corrono, alcuni distretti del nord soffrono. La nostra sfida immediata è intercettare queste asimmetrie, sostenendo in modo omogeneo la competitività e la tenuta di tutto il territorio. Solo muovendoci uniti, istituzioni e sistema produttivo, potremo trasformare questa capacità di adattamento in una crescita stabile e strutturale per il futuro del Piemonte» dichiara Gian Paolo Coscia, presidente Unioncamere Piemonte.
I dati
Nel complesso, il fatturato ha registrato una crescita del 1,8%, ma è la componente interna a fungere da principale motore, con un incremento su base annua del 2,6%, a fronte di una variazione sostanzialmente nulla (+0,1%) sul mercato estero. Gli ordinativi totali sono aumentati del 3,3% rispetto al I trimestre del 2025. Questo rialzo è attribuibile sia alle dinamiche registrate al di fuori dei confini nazionali, dove gli ordinativi hanno toccato il +3,6%, sia alla crescita segnata sul mercato domestico (+3,2%).
Il grado di utilizzo degli impianti, pari al 62,2%, risulta stabile.
A livello settoriale, quasi tutti i comparti di specializzazione mostrano incrementi tendenziali della produzione superiori al 2%. Le uniche eccezioni sono rappresentate dalla meccanica, che cresce dello 0,7%, e dalla filiera del legno, che fa registrare una flessione dello 0,8%. I risultati più incoraggianti arrivano dal comparto dell’elettricità ed elettronica, in crescita del 3,3%, e da quello dei metalli, in aumento del 2,6%. Si conferma inoltre fondamentale l’apporto fornito dall’industria alimentare, che cresce del 2,5%. Il settore dei mezzi di trasporto, che grazie all’aerospazio aveva chiuso il 2025 a +2,2%, mette a segno un incremento produttivo del 2,4% nei primi tre mesi del 2026. Analizzando le dinamiche interne a questa filiera, l’aerospazio conferma il trend positivo dell’anno precedente e la componentistica autoveicolare mostra un andamento sostanzialmente stabile, mentre la produzione di autoveicoli registra una netta inversione di tendenza con un balzo del +12,4%. La filiera tessile e la chimica/plastica infine registrano un’espansione rispettivamente pari a +2,2% e +2,1%. L’incremento medio del 2,3% della produzione industriale riflette dinamiche positive registrate da tutte le classi dimensionali. Il risultato migliore spetta alle piccole realtà che mettono a segno un incremento del 4,2%; buona è anche la dinamica realizzata dalle micro imprese: +2,4%. Di intensità inferiore alla media appaiono, invece, le variazioni dei livelli produttivi delle grandi (+2,1%) e medie -(+0,4 %) imprese.
Il territorio
La provincia con la performance migliore è Alessandria, che cresce del 4,7% grazie al buon risultato delle imprese della chimica e della metalmeccanica. Segue Biella +4,5%, sostenuta dalla ripresa del comparto tessile. Il capoluogo regionale cresce del 3,5% spinto dai comparti dei mezzi di trasporto, dei metalli e dell’elettricità ed elettronica. Cuneo registra un +2,8% grazie alle industrie tessili, alimentari e meccaniche, mentre appare ancora debolmente positivo il risultato di Asti a +0,8%, territorio in cui il comparto delle bevande ha registrato un significativo +7,1%. Al contrario, si posizionano in territorio negativo le altre realtà provinciali del nord del Piemonte: Vercelli arretra dell’1,4% a causa di tessile e rubinetteria, Verbania segna un -2% condizionata dalla metalmeccanica, mentre il risultato peggiore appartiene a Novara, in flessione del 2,9%, che ha visto cali in tutti i principali comparti a eccezione dell’alimentare.