Il Nordovest si conferma il principale motore economico del Paese, ma la capacità di mantenere ritmi di sviluppo superiori alla media nazionale dipenderà dalla tenuta della domanda interna e dalla velocità con cui imprese e territori sapranno affrontare le trasformazioni in corso. E’ questa la fotografia che emerge dall’analisi sulle economie regionali elaborata dall’Ufficio Studi di Confcommercio.
Lo scenario nazionale resta improntato alla cautela. Dopo la crescita registrata negli anni successivi alla pandemia, il Pil continua ad avanzare a ritmi contenuti, mentre la ripresa dei consumi delle famiglie procede con maggiore lentezza rispetto alle attese. Una dinamica che interessa in particolare il commercio, i servizi di prossimità e parte del comparto distributivo, nonostante il progressivo recupero del potere d’acquisto favorito dal rallentamento dell’inflazione.
In questo contesto la Lombardia mantiene il ruolo di locomotiva dell’economia italiana. La regione concentra la quota più elevata di valore aggiunto nazionale e continua a distinguersi per la competitività del sistema manifatturiero, la capacità di esportazione e il peso crescente dei servizi avanzati. Milano consolida la propria posizione di capitale finanziaria e dell’innovazione, mentre i distretti produttivi regionali continuano a rappresentare un punto di riferimento nei comparti della meccanica, della chimica, della farmaceutica, del design e della moda. L’elevata propensione all’export consente al sistema lombardo di attenuare gli effetti del rallentamento della domanda interna, ma non elimina le criticità. Il commercio al dettaglio continua infatti a risentire di una maggiore prudenza nelle scelte di spesa delle famiglie, mentre il mercato del lavoro evidenzia crescenti difficoltà nel reperimento di personale qualificato. Un fenomeno destinato ad accentuarsi per effetto della dinamica demografica, che rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la crescita di lungo periodo.
Anche il Piemonte affronta una fase di profonda trasformazione. La regione conserva una forte vocazione industriale, trainata dalle filiere dell’automotive, dell’aerospazio, della meccatronica e dell’agroalimentare, ma è chiamata a gestire una complessa riconversione produttiva. La transizione verso la mobilità elettrica, il rallentamento della manifattura europea e la crescente pressione competitiva internazionale impongono nuovi investimenti in innovazione, digitalizzazione e ricerca. Torino continua a rappresentare uno dei principali poli industriali del Paese, ma la competitività futura dipenderà dalla capacità di rafforzare il collegamento tra imprese, università e centri di ricerca, accelerando il trasferimento tecnologico e la crescita delle competenze. Parallelamente, aumenta il peso dei servizi ad alto valore aggiunto, destinati a integrare sempre più il tradizionale tessuto manifatturiero regionale.
Più orientata verso il terziario è invece la struttura economica della Liguria, dove turismo, logistica ed economia del mare rappresentano i principali fattori di sviluppo. Il porto di Genova continua a svolgere un ruolo strategico per i traffici commerciali del Mediterraneo e per l’intero sistema logistico nazionale, mentre il comparto turistico beneficia della crescente domanda internazionale e della capacità di destagionalizzare parte dei flussi.
Secondo Confcommercio, la Liguria registra una dinamica dei consumi leggermente più favorevole rispetto alla media nazionale, sostenuta proprio dal contributo del turismo. Un elemento che contribuisce a rafforzare il comparto commerciale e i servizi, pur in presenza di una delle popolazioni più anziane d’Italia, condizione che incide sulla disponibilità di forza lavoro e sulle prospettive di crescita della domanda interna.
Al di là delle specificità territoriali, le tre regioni condividono alcune criticità strutturali. La prima riguarda la dinamica demografica. La riduzione della popolazione in età lavorativa rischia infatti di limitare la crescita potenziale, aggravando le difficoltà di reperimento del personale già denunciate da numerose imprese del commercio, del turismo e della manifattura. La seconda riguarda la necessità di sostenere gli investimenti. Digitalizzazione, transizione energetica, innovazione tecnologica e infrastrutture rappresentano gli assi strategici su cui si giocherà la competitività del Nordovest nei prossimi anni. In particolare, il rafforzamento delle reti logistiche, dei collegamenti ferroviari e delle infrastrutture digitali viene indicato come uno degli elementi decisivi per mantenere elevata la capacità attrattiva dei territori.
Resta infine il tema della domanda interna. Nonostante il progressivo recupero del reddito disponibile, i consumi continuano a crescere con moderazione, riflettendo un atteggiamento prudente delle famiglie che preferiscono consolidare il risparmio piuttosto che aumentare la spesa. Una dinamica che limita soprattutto i comparti del commercio e dei servizi, storicamente fondamentali per la crescita dell’economia nazionale.
Per Lombardia, Piemonte e Liguria la sfida sarà quindi quella di coniugare la solidità del sistema produttivo con una nuova stagione di investimenti e innovazione. Il Nordovest resta il principale baricentro economico del Paese, ma la capacità di continuare a trainare la crescita italiana dipenderà dall’evoluzione dei consumi, dalla disponibilità di capitale umano e dalla rapidità con cui imprese e istituzioni sapranno adattarsi ai cambiamenti in atto.