Ufficio studi Cgia

Il 30% dei colloqui di lavoro saltano perché mancano i candidati

Anche nel Nordovest ci sono tante imprese in difficoltà.

Il 30% dei colloqui di lavoro saltano perché mancano i candidati

Mercato del lavoro e i suoi paradossi. Da un lato, le crisi industriali di grandi aziende, che rischiano di provocare migliaia e migliaia di esuberi; dall’altro, molte imprese, soprattutto di piccole dimensioni, continuano a fare i conti con una crescente difficoltà nel reperire personale qualificato. Un fenomeno sempre più evidente: nel 2025, ad esempio, quasi un colloquio di lavoro su tre è saltato perché nessun candidato si è presentato alla selezione. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia.

Chi sta peggio è il Nordest, visto che tra le prime cinque regioni d’Italia che presentano la più elevata percentuale di difficoltà nel reperire il personale per la mancanza di candidati durante le prove di selezione, le colloca addirittura tutte e quattro. Ma anche le regioni del Nordovest non stanno molto meglio e registrano valori superiori alla media nazionale che si ferma al 30,2%.

L’area più in difficoltà è la Valle d’Aosta che nel 2025 ha visto fallire la selezione per il motivo appena richiamato nel 39,5% dei casi. Seguono il Trentino Alto Adige (39%), il Friuli Venezia Giulia (37,4%), il Veneto (33,5%) e l’Emilia Romagna (33%). Le nostre regioni vedono il Piemonte a un livello del 32,4% di difficoltà reperimento per mancanza di candidati, la Lombardia al 30,7% e la Liguria al 30,4%.

La regione meno “colpita” da questa specificità è la Puglia che “solo”, si fa per dire, in quasi 25 casi su 100 ha visto fallire la selezione poiché non si è presentato alcun candidato.
La difficoltà di reperire personale per mancanza di candidati è un fenomeno esploso negli ultimi anni. Analizzando la serie storica dei risultati del Sistema Informativo Excelsior, emerge che nel 2017 le assunzioni andate a vuoto per assenza di candidati erano state poco meno di 400mila, pari al 9,7% del totale previsto; nel 2025, invece, questo fenomeno si è verificato in oltre 1.750.000 casi, raggiungendo, appunto, il 30,2%.

Perché i giovani non si presentano?

Le ragioni sono molteplici e, messe insieme, spiegano un cambiamento profondo del mercato del lavoro. Innanzitutto, molti giovani hanno modificato la scala delle priorità: non cercano più soltanto uno stipendio, ma anche equilibrio tra vita privata e lavoro, flessibilità, possibilità di crescita. Quando un’offerta propone salari bassi, orari pesanti o poche prospettive, spesso preferiscono rinunciare ancora prima del colloquio. C’è poi un problema demografico: ci sono meno giovani rispetto al passato e in molti settori è diventato difficile reperirli. Incide anche il disallineamento tra domanda e offerta. Tante imprese cercano figure tecniche o specializzate che il sistema scolastico non riesce più a formare in quantità sufficiente.