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Energia e rincari: Nordovest sotto pressione

La Lombardia è la regione con più CER, 145, ma è il Piemonte a guidare per potenza installata.

Energia e rincari: Nordovest  sotto pressione

La nuova fase di tensione sui mercati energetici legata alla crisi dello Stretto di Hormuz ha riportato in primo piano la fragilità del sistema produttivo italiano. Tra febbraio e maggio 2026 i prezzi al consumo di elettricità e gas sono aumentati in Italia del 7,8%, a fronte di una crescita appena dello 0,3% nella media dell’Unione europea a 27 e dell’1% nell’Eurozona. Un divario che evidenzia una maggiore esposizione del nostro Paese agli shock energetici internazionali e che pesa soprattutto sui territori a più alta concentrazione industriale.
Lombardia, Piemonte e Liguria si trovano ad affrontare la sfida con caratteristiche differenti, ma con un elemento comune: la necessità di ridurre la dipendenza dalle oscillazioni dei mercati e rafforzare la capacità di produrre energia sul territorio. Secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato su dati Eurostat, nei tre mesi della crisi di Hormuz la Lombardia ha registrato un aumento dei prezzi di elettricità e gas dell’8,1%, il Piemonte del 7,5% e la Liguria del 7%. Valori vicini alla media nazionale, ma particolarmente rilevanti perché interessano territori dove l’energia rappresenta un fattore decisivo per la competitività delle imprese.
La Lombardia è stata una delle regioni più esposte alla crescita dei costi energetici. Con un aumento dell’8,1% tra febbraio e maggio 2026, il rincaro interessa il cuore manifatturiero italiano, dove operano migliaia di imprese nei settori della meccanica, della siderurgia, della chimica, dell’automotive e della logistica. In un sistema economico caratterizzato da elevati consumi energetici, anche variazioni apparentemente contenute possono tradursi in un aumento significativo dei costi di produzione, con effetti sui margini aziendali e sulla capacità di competere sui mercati internazionali. Proprio per questo la Lombardia sta accelerando sul fronte delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), considerate uno degli strumenti più concreti per affrontare la volatilità dei prezzi. La regione è infatti quella con il maggior numero di comunità energetiche attive in Italia: 145 CER, il valore più alto a livello nazionale.Il modello lombardo punta soprattutto sulla diffusione capillare: imprese, comuni, enti pubblici e cittadini condividono energia prodotta localmente, soprattutto attraverso impianti fotovoltaici, con l’obiettivo di ridurre i costi e aumentare l’autonomia dei territori. Per una regione con un sistema produttivo così articolato, la transizione energetica diventa quindi non solo una scelta ambientale, ma una vera strategia industriale. La capacità di autoprodurre energia potrà rappresentare nei prossimi anni un elemento di vantaggio competitivo per le aziende.
Il Piemonte affronta la crisi energetica partendo da una situazione particolarmente delicata. Nei tre mesi considerati, i prezzi di elettricità e gas sono cresciuti del 7,5%, ma il dato assume un peso maggiore se inserito nel contesto di una regione fortemente industrializzata e con una lunga tradizione manifatturiera. Automotive, meccanica, lavorazioni metalliche, agroalimentare e produzione industriale rappresentano settori nei quali il costo dell’energia incide direttamente sulla competitività. Secondo Confartigianato Imprese Piemonte, le aziende regionali stanno affrontando lo shock energetico in una posizione di svantaggio rispetto ai principali concorrenti europei. Nel 2025, infatti, le imprese italiane hanno pagato l’energia elettrica il 24,1% in più rispetto alla media dell’Eurozona, un differenziale che rischia di pesare soprattutto sulle piccole e medie imprese.
«Le nostre imprese sono chiamate a competere sui mercati internazionali sostenendo costi dell’energia che sono già tra i più elevati d’Europa – ha sottolineato Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – Il sistema produttivo non ha ancora assorbito gli effetti della crisi energetica del 2022 e le nuove tensioni sui mercati rischiano di colpire aziende che operano già con margini ridotti».
La risposta indicata dall’associazione passa attraverso le CER, un settore nel quale il Piemonte ha sviluppato un primato importante: la regione guida infatti la classifica italiana per potenza installata, con 124 comunità e 25,6 megawatt complessivi. Un risultato trainato soprattutto dalla provincia di Cuneo, che con 38 comunità energetiche e circa 10 megawatt installati rappresenta uno dei territori più dinamici d’Italia. Anche Torino mostra una crescita significativa, con 43 CER e circa 5 megawatt di potenza installata. Il Piemonte sta quindi trasformando il tema energetico in una leva di sviluppo territoriale, puntando sulla produzione locale e sulla condivisione dell’energia come strumenti per ridurre la vulnerabilità delle imprese.
La Liguria registra un aumento dei prezzi energetici del 7%. Un dato leggermente inferiore rispetto a Lombardia e Piemonte, ma comunque significativo. Il sistema portuale ligure, tra i più importanti del Mediterraneo, rappresenta uno degli ambiti nei quali la transizione energetica avrà un impatto maggiore. Per la Liguria, l’energia non è solo un tema di costo, ma un elemento centrale per il futuro della logistica, del turismo e dello sviluppo economico.
La direzione comune del Nordovest è quella di una maggiore autonomia: produrre più energia localmente, ridurre gli sprechi e aumentare l’efficienza.