La Liguria consolida il proprio ruolo di capitale italiana dell’economia del mare. Il 14º Rapporto nazionale sull’Economia del Mare di Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e OsserMare fotografa una regione senza rivali per intensità della Blue Economy: il sistema legato al mare produce infatti il 14,4% del valore aggiunto regionale e occupa il 15,2% dei lavoratori liguri, quote nettamente superiori alla media nazionale, ferma rispettivamente al 4% e al 4,3%.
Il dato conferma come il mare rappresenti il principale asset economico della regione, ben oltre il suo valore turistico. Portualità, logistica, cantieristica, nautica, trasporti marittimi, pesca, servizi e ricerca costituiscono un ecosistema produttivo che rende la Liguria la regione italiana con il più alto livello di specializzazione marittima, davanti a Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Campania, Sicilia e Lazio.
Il primato emerge con ancora maggiore evidenza osservando le province. La Spezia è terza in Italia per incidenza del valore aggiunto dell’economia del mare sul totale dell’economia provinciale, con una quota del 17,1%, preceduta soltanto da Trieste e Livorno. Genova segue immediatamente con il 16,2%, confermando il peso strategico del porto, della logistica e della cantieristica nel tessuto produttivo locale. Sul fronte occupazionale, Genova è seconda in Italia per numero di addetti della Blue Economy, con 63.199 lavoratori impiegati nelle filiere del mare.Il comparto nautico continua inoltre a rappresentare uno dei principali motori dell’export regionale. Nel 2025 Genova ha esportato prodotti della cantieristica per 837 milioni di euro, quinto valore nazionale, mentre La Spezia raggiunge 1,165 miliardi di euro, risultando terza in Italia. Ancora più significativo è il peso della cantieristica sulle esportazioni provinciali: alla Spezia il settore rappresenta il 61,6% dell’intero export, il dato più elevato del Paese, mentre a Genova incide per il 17%, a conferma della forte specializzazione industriale del territorio.
Anche sul fronte imprenditoriale la Liguria conferma la propria vocazione marittima. Il rapporto evidenzia come Genova rientri tra le prime province italiane sia per incidenza delle imprese della Blue Economy sul totale delle attività economiche sia per numerosità assoluta, con 7.937 imprese riconducibili all’economia del mare. Accanto al turismo costiero si distinguono soprattutto la cantieristica, con circa 1.100 imprese, e le attività di movimentazione marittima, che superano le mille aziende.
Lo scenario nazionale rafforza ulteriormente il peso strategico della Blue Economy. Nel 2024 il settore ha generato 78,9 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, arrivando a sfiorare 225 miliardi considerando l’indotto, pari all’11,4% dell’economia italiana. Gli occupati superano 1,13 milioni, con una crescita del 4,2%, quasi tre volte superiore a quella dell’intera economia nazionale. Turismo, logistica e cantieristica restano i comparti trainanti di una filiera destinata a beneficiare degli investimenti europei e nazionali in digitalizzazione, sostenibilità, infrastrutture portuali e transizione energetica. Per la Liguria questi numeri rappresentano molto più di una fotografia statistica. Confermano una specializzazione economica costruita nel tempo e oggi chiamata a raccogliere le sfide della competitività internazionale: dall’ammodernamento dei porti all’innovazione della cantieristica, fino alla formazione delle competenze richieste dalla nuova economia blu. Una filiera che continua a essere uno dei principali motori della crescita regionale e uno degli asset strategici del sistema produttivo italiano.
Ma è una regione a due velocità: l’export cresce ma cala il lavoro
Nel primo trimestre del 2026 le esportazioni aumentano del 20,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre gli occupati restano pressoché invariati e crescono le persone in cerca di lavoro. Sul fronte occupazionale, la Liguria continua a presentare livelli migliori della media nazionale, pur rimanendo al di sotto delle performance del Nordovest. Il tasso di occupazione cala di 0,4 punti percentuali, quello di disoccupazione cresce di 0,6 punti, mentre il tasso di inattività resta stabile. Sono i dati elaborati ultimamente da Liguria Ricerche.
Le forze di lavoro aumentano dello 0,6% (+4.300 persone) e gli inattivi diminuiscono di circa 5 mila unità, ma gli occupati crescono di appena 200 unità, mentre i disoccupati aumentano dell’11,9% (+4.100 persone). La tenuta dell’occupazione è sostenuta dalla componente femminile (+2,5%), a fronte del calo di quella maschile (-1,9%). al punto di vista dei settori produttivi, l’industria continua a rappresentare uno degli elementi più dinamici dell’economia regionale, con una crescita occupazionale del 6,2%. In forte aumento anche l’agricoltura (+55,7%), pur trattandosi di un comparto numericamente contenuto. A pesare è invece il settore dei servizi, che perde il 2,3% degli occupati, con una contrazione particolarmente marcata nel commercio e nelle attività di alloggio e ristorazione (-7,1%).
Più dinamico il commercio estero. Le esportazioni crescono verso tutti i continenti, con aumenti particolarmente marcati verso Medio Oriente (+100,9%), Oceania (+65%) e Asia (+38,4%). La crescita è trainata soprattutto dalla Spezia (+45%) e da Genova (+32,7%), mentre Savona e Imperia registrano lievi flessioni.
Le importazioni diminuiscono dell’11,8%, determinando un miglioramento della bilancia commerciale: il saldo resta negativo (-770 milioni di euro), ma è nettamente migliore rispetto al disavanzo di circa 1,5 miliardi dello stesso trimestre del 2025. A sostenere l’export sono soprattutto i prodotti manifatturieri, che rappresentano oltre l’85% delle esportazioni regionali e crescono del 21,1%.
Nel complesso emerge un’economia regionale che rafforza la propria competitività sui mercati internazionali, ma fatica ancora a trasformare questa crescita in nuova occupazione.