La Lombardia perde 197 imprese femminili (-0,09%9, la Liguria 22 (-0,06%) e il Piemonte 416 (-0,44): è il dato che emerge dal confronto 2024-2025, nello studio dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, realizzato con il supporto di SiCamera e Centro studi Tagliacarne.
Anche a livello nazionale si registra un complessivo piccolo passo indietro nei numeri (-0,3% nel 2025 rispetto al 2024, poco più di 4mila imprese femminili in meno) ma nel contempo si legge un salto di qualità: nella platea del milione e 303mila imprese femminili registrate a dicembre scorso, le aziende con un maggior numero di addetti, più forti e strutturate, stanno prendendo il posto delle piccole imprese al femminile. Il confronto con il 2024 vede una sensibile diminuzione delle imprese femminili più piccole, con 0-9 addetti (quasi 4.500 in meno), e, in parallelo, un aumento (numericamente modesto ma percentualmente significativo) di quelle di “taglia” superiore: +0,5% per le imprese femminili con 10-49 addetti (+246), +1,3% per quelle tra 50-249 addetti (+44), +3,8% per quelle oltre 250 addetti (+13). Il rafforzamento strutturale delle imprese guidate da donne si traduce anche in un incremento delle sole società di capitali (+2,6% rispetto al 2024) a discapito delle altre forme giuridiche. In valori assoluti, ciò significa oltre 9mila società di capitali in più guidate da donne e oltre 7mila ditte individuali in meno.
Come sempre rimangono profonde differenze territoriali. Le maggiori diminuzioni si concentrano infatti in alcune regioni: prime tra tutte, Valle d’Aosta (-3,8%), Abruzzo (-1,6%), Calabria (-1,4%), seguite, a pari merito, da Emilia Romagna e Molise (-1,3%). Di segno opposto le dinamiche soprattutto in Trentino Alto Adige, dove l’impresa al femminile cresce dell’1,1%, seguita da Sicilia (+0,7%) e Sardegna (+0,3%). A livello provinciale, è Sondrio quella che cresce di più con +2,5%.
Le 93.489 imprese femminili registrate in Piemonte a fine 2025 rappresentano il 22,4% dell’intero tessuto produttivo regionale, segnala Unioncamere Piemonte. Sebbene il numero complessivo sia in calo, la componente femminile continua a mostrare una resilienza maggiore rispetto al resto del sistema imprenditoriale, avendo affrontato le sfide dell’ultimo decennio con perdite meno marcate. Parallelamente il “mondo in rosa” dell’imprenditoria piemontese sta vivendo una profonda metamorfosi qualitativa: rispetto al passato si osserva, infatti, un deciso passo avanti sul fronte del rafforzamento della struttura imprenditoriale: le imprese appaiono oggi più solide e strategicamente orientate, con una vocazione sempre più marcata verso le attività dei servizi. Le oltre 93mila imprese registrate in Piemonte rappresentano il 7,2% delle aziende guidate da donne presenti in Italia. Il Piemonte si conferma la sesta regione per numerosità assoluta di aziende “in rosa”, con un tasso di femminilizzazione del tessuto produttivo regionale (22,4%) in linea a quello medio nazionale (22,3%). Le imprese femminili hanno, inoltre, un tasso di sopravvivenza più basso: a 3 anni dalla fondazione, ne resta in vita il 68,4% (contro il 71,5% delle non femminili). L’analisi territoriale rivela come l’incidenza dell’imprenditoria femminile sia risulti superiore ai 23 punti nelle province di Alessandria (23,4%), Verbano Cusio Ossola (23,4%) e Novara, (23,1%), mentre Torino (22,2%), Cuneo (22,1%) e Biella (21,6%) mostrano i tassi di femminilizzazione più contenuti.
L'indagine di Unioncamere
Ecco come cambia l’impresa in rosa secondo Unioncamere
La Lombardia perde 197 imprese femminili (-0,09%9, la Liguria 22 (-0,06%) e il Piemonte 416 (-0,44): è il dato che emerge dal confronto 2024-2025, nello studio dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, realizzato con il supporto di SiCamera e Centro studi Tagliacarne.