di Silviano Di Pinto*
Nel 2025 il Fondo di Garanzia per le PMI si conferma uno strumento centrale per l’accesso al credito. I numeri lo dimostrano: l’importo garantito ha raggiunto 31,7 miliardi di euro, con una crescita del 6,5%. Ma dietro questa espansione si nasconde una criticità che riguarda soprattutto le imprese più strutturate, quelle con fabbisogni finanziari medio-alti e un utilizzo ricorrente di linee di circolante. È proprio questo segmento a risultare oggi il più penalizzato. La ragione è chiara: la capienza De Minimis risulta quasi ovunque prossima all’esaurimento, quando non già completamente assorbita a livello di “impresa unica”. Il risultato è paradossale: le aziende che avrebbero più bisogno della garanzia pubblica sono quelle che, più delle altre, non riescono più a utilizzarla.
Il nodo del De Minimis: perché le imprese più strutturate sono le più esposte.
Le PMI con fabbisogni finanziari elevati presentano caratteristiche che consumano rapidamente la capienza disponibile: cicli di incasso più lunghi, maggiore fabbisogno di capitale circolante, uso ricorrente di linee di cassa, anticipi ordini e smobilizzi, operazioni frequenti e di importo significativo. Sono proprio queste operazioni a generare volumi tali da saturare in tempi rapidi il plafond De Minimis. In molti casi, la capienza si esaurisce nei primi mesi dell’anno o dopo pochi rinnovi di affidamenti. Il risultato è una distorsione evidente: la garanzia esiste, ma non è più utilizzabile dove serve davvero.
Un sistema pro-ciclico: chi ha un rating migliore spesso consuma meno De Minimis.
Il Fondo di Garanzia premia le imprese con profili di rischio più solidi. I dati mostrano una crescita più marcata nelle fasce 1 e 2, quelle con rating migliori. Questo meccanismo introduce un elemento di pro ciclicità: un rating elevato riduce l’assorbimento De Minimis nel metodo di calcolo dei “premi esenti”, aumenta la probabilità di delibera, migliora pricing e condizioni, consente di utilizzare la garanzia sulle operazioni più utili. In altre parole, più l’impresa è affidabile, più può beneficiare della garanzia pubblica. Chi, invece, ha fabbisogni elevati ma rating meno brillanti rischia di restare escluso proprio sulle linee più strategiche. La qualità dei dati non è più un’opzione: è un requisito di finanziabilità. Il nuovo contesto rende evidente un punto: la differenza la fanno i dati, anche quelli di tesoreria e di Centrale Rischi. Le imprese devono elevare la qualità informativa su tre fronti: dati economico-patrimoniali (bilanci coerenti e leggibili, margini stabili, PFN sotto controllo), dati finanziari e di tesoreria (piani di cassa forward looking, monitoraggio del DSCR, gestione attiva del capitale circolante), dati di Centrale Rischi (utilizzi coerenti, assenza di sconfinamenti, minore volatilità del circolante). Sono questi alcuni degli elementi che permettono alla banca di interpretare il fabbisogno non come un rischio, ma come una dinamica fisiologica dell’attività.
Le banche devono guidare il cambiamento culturale.
Il sistema del credito è oggi più selettivo, più orientato al merito e più attento alla sostenibilità prospettica. In questo scenario, le banche non possono limitarsi a valutare: devono accompagnare. Devono diventare: portatori di cultura finanziaria, spiegando alle imprese come funziona il De Minimis e perché il rating è decisivo; facilitatori del miglioramento dei dati, aiutando le PMI a leggere la Centrale Rischi e a costruire piani forward looking; partner nella pianificazione finanziaria; interpreti del nuovo ruolo della garanzia pubblica, guidando l’impresa nella scelta delle operazioni da coprire. La garanzia non è più automatica: va usata in modo strategico.
Un nuovo patto banca-impresa
Il principio è chiaro: oggi la banca finanzia la traiettoria, non solo il consuntivo. Questo richiede un nuovo patto basato su tre pilastri: 1. trasparenza dei dati Bilanci, CR e tesoreria che devono essere chiari, coerenti e aggiornati. 2. pianificazione condivisa, la banca deve contribuire alla costruzione degli scenari, non limitarsi a reagire alle emergenze. 3. miglioramento continuo del rating.
Conclusione: un sistema che funziona solo se imprese e banche evolvono insieme.
Il Fondo di Garanzia resta una leva fondamentale per la crescita del tessuto produttivo. Ma il contesto è cambiato: capienze più limitate, regole più selettive, fabbisogni più complessi. Per le PMI con fabbisogni medio-alti, la differenza la fanno: qualità dei dati, controllo del circolante, rating migliore, pianificazione forward looking. Ma questo percorso non può essere lasciato solo alle imprese. Le banche devono diventare protagoniste del cambiamento, portando sul territorio una nuova cultura del credito e dell’uso consapevole della garanzia pubblica. Solo così si potrà continuare a sostenere la crescita in un quadro normativo sempre più esigente.
*Esperto in “Analisi di Bilancio, Pianificazione Finanziaria e strumenti di garanzia per le imprese”