Economia

Al Salone del Mobile nel 2025 il record di internazionalità (oltre a 278 milioni di indotto)

«I numeri del 2025 - afferma Maria Porro, presidente del Salone del Mobile.Milano - confermano il Salone come grande attrattore internazionale di un ecosistema in crescita, più internazionale, più complesso, sempre più interdipendente con il territorio, con le sue risorse e i suoi servizi».

Al Salone del Mobile nel 2025 il record di internazionalità (oltre a 278 milioni di indotto)

Record di internazionalità per il Salone del Mobile del 2025: il punto della situazione mentre si stanno scaldando i motori per l’edizione 2026.

Salone del Mobile record di internazionalità nel 2025

Il Salone del Mobile di Milano sta già preparando l’edizione 2026: dal 21 al 26 aprile torna il più importante appuntamento internazionale per la design industry che si svolgerà sempre negli spazi di Rho Fiera. Ma il lancio del nuovo evento è stato anche occasione per fare il punto sui risultati del 2025.
Ogni anno, ad aprile, il Salone del Mobile accende i riflettori internazionali su Milano, trasformandola nella Capitale mondiale del progetto: una piattaforma diffusa, unica al mondo, in grado di generare, in termini di impatto, picchi significativi per la città. Quelli del 2025 confermano un indotto economico pari a 278 milioni euro (+15% rispetto al 2023, l’anno della Biennale Euroluce), record annuale della spesa digitale (+18%), quota di visitatori internazionali ai massimi, utilizzo della metropolitana al livello più alto dell’anno (+39,6% sulla media) ma anche un incremento marcato delle tariffe ricettive durante la Settimana del design. A trainare i numeri, l’edizione 2025 del Salone che ha registrato 302.786 presenze da 160 Paesi nel quartiere fieristico della Manifestazione. Mentre in città, il palinsesto ha visto un incremento del 25,7% delle iniziative rispetto al 2024, per un totale di 1.667 eventi.
Queste sono solo alcune delle evidenze che emergono dalla seconda edizione dell’Annual Report (Eco) Sistema Design Milano.

«Abbiamo scelto di trasformare il Salone in un osservatorio permanente – ha affermato Maria Porro, presidente del Salone del Mobile.Milano – perché solo leggendo e interpretando i dati è possibile governare l’impatto economico, culturale e urbano di un fenomeno che ogni aprile ridisegna Milano. I numeri del 2025 confermano il Salone come grande attrattore internazionale di un ecosistema in crescita, più internazionale, più complesso, sempre più interdipendente con il territorio, con le sue risorse e i suoi servizi. Per Salone quest’impegno ha un obiettivo: dotare la città di uno strumento di consapevolezza e di lavoro comune sul futuro. Da questo punto di vista l’Annual Report è laboratorio condiviso che, ogni anno, restituisce un documento sempre più accurato di come Milano cambia quando la cultura del progetto diventa infrastruttura economica, urbana e culturale. Ma, soprattutto, ci ricorda che per governare questa complessità serve una responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese, distretti, università e scuole di design, comunità professionali e cittadini».

«Il Salone del Mobile.Milano dimostra, ancora una volta, la sua capacità di aggregazione e condivisione, ma anche di responsabilità e attenzione nei confronti del territorio e dei professionisti del design cresciuti insieme alla Manifestazione – ha ricordato Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo – Perché il Salone è molto più di una fiera, è un laboratorio permanente in cui industria e progetto dialogano per creare valore aggiunto alla filiera di cui è espressione, rafforzando la capacità del settore di confrontarsi e dialogare con i mercati internazionali. Una prerogativa fondamentale per un settore che esporta oltre il 50% della propria produzione di mobili e che si trova sempre più spesso chiamato a diversificare mercati e modelli di business. Nei primi nove mesi del 2025, i dati del Centro studi di FederlegnoArredo dicono che c’è una sostanziale tenuta dell’export della filiera, pari a 14,2 miliardi di euro, con un +0,4%. Nella Top ten dei mercati la Francia totalizza un -1,7%, con un valore complessivo di 2,2 miliardi di euro; la Germania, in terza posizione, registra un +0, 8%, mentre la Cina con 320 milioni di euro ha un pesante -9,9% ed esce così dalla Top ten. Gli Usa, che mantengono comunque la seconda posizione, segnano un -1,6% per un valore che supera il miliardo e 500 milioni di euro. La variazione totale è la sintesi di un tentativo, nei primi mesi dell’anno, di “giocare d’anticipo” rispetto all’introduzione dei dazi».