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Anche nella filiera dell’aftermarket dell’automotive, il settore di ricambi per auto, le regioni del Nordovest sono tra i primi posti nella classifica nazionale per volume d’affari. Nello specifico la Lombardia è ai vertici delle graduatorie per il valore del prodotto, mentre in Piemonte si registra il maggior peso sull’economia locale della filiera. E’ quanto emerge da una ricerca condotta dal centro studi Guglielmo Tagliacarne.
La Lombardia guida la classifica del valore prodotto con il dato di 8,8 miliardi di euro (il 28,2% del totale nazionale, con un’incidenza sull’economia locale del 2%). In Piemonte, invece, si registra l’incidenza sul tessuto dell’economia locale più elevata, con una quota del 2,6% (e un valore totale di 3,7 miliardi di euro). La Liguria, infine, è nelle parti basse della classifica, con un’incidenza dell’1% sull’economia locale e un valore assoluto di produzione di 578 milioni di euro. Il totale del Nordovest vede un valore assoluto di 13 miliardi di euro, un terzo del totale nazionale e il valore più alto di tutte le aree geografiche dello Stivale.
Nel Nordovest sono occupati nel settore 156mila addetti
La ricerca mette in fila anche il numero di occupati della filiera, regione per regione. I nostri territori impiegano ben 156mila persone. Il record è lombardo, con 102mila addetti sulla regione. Il Piemonte segue con 47mila, e la Liguria – anche in questo ambito – è negli ultimi posti della classifica, con 6.400 persone.
Le province: tra le prime 20 italiane molte sono del Nordovest
Lo studio stila un’analisi anche a un livello di dettaglio maggiore, studiando le prime 20 province italiane per dimensioni. Emerge così come ben 9 siano del Nordovest, partendo dal Torinese che con il 3% di incidenza sull’economia locale ha quasi il doppio del valore relativo nazionale. (1,6%). E’ seguita dalle province di Bergamo e Lecco (al 5° e al 7° posto nazionale).
Le previsioni sul 2026 sono buone, ma ci sono delle criticità
Per l’anno in corso a livello nazionale l’indagine riporta come siano il 24,8% delle imprese del settore a prevedere un aumento del fatturato. Di più quelle che prevedono un incremento delle assunzioni (36%), anche se sono 2 imprese su 3 quelle che lamentano non poche difficoltà a reperire forza lavoro.
Il tema del passaggio all’elettrico non preoccupa
Secondo lo studio, realizzato per conto della Camera di commercio di Modena, in collaborazione con la Camera di commercio di Torino e con il supporto di ANFIA, non sembra preoccupare, invece, nell’immediato il passaggio all’elettrico: solo il 13,8% degli operatori che producono e vendono ricambi di auto investirà nell’elettrico entro il 2028 e appena l’11,8% lo ha già fatto tra il 2023 e il 2025. Anche per questo il 73,3% resta ancorato alla produzione della componentistica di auto a combustione. E in prospettiva ad ostacolarne la transizione verso l’elettrico è soprattutto la concorrenza proveniente dai paesi emergenti vista come una minaccia dal 18,3% delle imprese del settore.
«L’aftermarket automotive si conferma un pilastro tutt’altro che marginale dell’economia italiana, con oltre 31 miliardi di valore aggiunto e più di 400 mila occupati, ma i dati evidenziano anche alcuni segnali che non vanno sottovalutati – spiega Giuseppe Molinari, presidente del Centro Studi Tagliacarne e della Camera di commercio di Modena – accanto a una crescita economica moderata del settore tra il 2021 e il 2024 si registra, infatti, una lieve riduzione dell’occupazione e mentre persistono criticità strutturali, a partire dalla difficoltà di reperire competenze. Nel lungo periodo, – sottolinea Molinari – le trasformazioni tecnologiche, inclusa la transizione elettrica, potrebbero logorare alcune componenti importanti della filiera. Diventa dunque cruciale rafforzare le politiche a sostegno della competitività, accompagnando le imprese in un percorso di adattamento che sarà determinante per il futuro del settore».