Una delle principali regole di buonsenso finanziario nell’economia domestica nel capoluogo lombardo è sempre più disattesa. Si sta parlando della cosiddetta «regola del 33%», e chiunque abbia acceso un mutuo per l’acquisto della prima casa la conosce. In sostanza, la rata del mutuo (e per estensione anche dell’affitto) non deve superare un terzo dello stipendio netto, per poter mantenere un buon equilibrio domestico. A Milano le ultime rilevazioni della Cna riportano un dato quasi doppio rispetto a quello che dovrebbe essere. Qui l’affitto arriva a portarsi via il 73% dello stipendio mensile di un lavoratore. Si parla di medie statistiche, ma la situazione è seria. Dal 2019 al 2025 gli affitti nei principali capoluoghi italiani sono aumentati molto di più che gli stipendi, ed è quello che Cna, studiano i dati dell’osservatorio immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, evidenzia. Milano mantiene il primato di città più cara d’Italia, ma la crescita maggiore nel periodo indicato del divario tra affitti e stipendi si registra a Firenze, Bologna e Roma.
«In media, in tutti i capoluoghi di provincia analizzati, i canoni di locazione per un appartamento standard da 70 metri quadrati sono aumentati tra il 19% (Potenza) e quasi il 50%, mentre le retribuzioni hanno registrato incrementi molto più contenuti, generalmente compresi tra il 7% e il 15%».
Milano, assieme al capoluogo toscano, guida la classifica dei rincari con un + 49% rispetto al 2019. Per un appartamento medio a Milano servono circa 1.800 euro, mentre a Firenze 1.340 euro.
Diversa è la situazione nelle città meno sottoposte alla pressione turistica e universitaria:
«Tra le città dove i canoni sono cresciuti meno figurano Potenza, Campobasso, Catanzaro e Perugia, con incrementi generalmente tra il 19% e il 23%».
Il caso di Torino nell’incidenza dell’affitto sugli stipendi medi netti
Nell’approfondimento Cna la top ten degli incrementi degli affitti vede come unica città del Nordovest quella di Milano. Per trovare un altro centro dei nostri territori bisogna scorrere la top ten dell’incidenza degli affitti sugli stipendi netti medi: al 9° posto si trova il capoluogo torinese, con un valore pari al 48%, anch’esso ben al di sopra della regola di buonsenso finanziario del terzo dello stipendio.
Il tema dell’abitare: da questione sociale a vera emergenza economica
Nel capitolo dedicato alle difficoltà di reperimento personale qualificato nel mondo del lavoro, soprattutto le micro e le piccole imprese segnalano sempre più spesso la fatica di trovare personale qualificato disposto a trasferirsi nelle grandi città per lavoro. Il costo della casa diventa così un ostacolo alla crescita professionale e allo sviluppo delle imprese stesse.
Il commento del presidente della Cna Dario Costantini:
«Il tema dell’abitare non rappresenta più soltanto una questione sociale ma una vera emergenza economica che rischia di frenare crescita, investimenti e sviluppo locale. Servono interventi strutturali per aumentare l’offerta di alloggi a canoni sostenibili, recuperare il patrimonio immobiliare inutilizzato, favorire la rigenerazione urbana e sostenere l’equilibrio tra sviluppo economico e sostenibilità sociale».