di Silviano Di Pinto*
La nuova governance aziendale impone pianificazione, controllo e prevenzione della crisi. Senza adeguati assetti aumentano i rischi patrimoniali e le difficoltà di accesso al credito.
Il sistema imprenditoriale italiano sta attraversando una profonda trasformazione che impone agli amministratori un cambiamento culturale nella gestione delle aziende. Non è più sufficiente produrre utili, rispettare gli adempimenti fiscali e approvare annualmente il bilancio. Le imprese devono dimostrare di possedere strumenti organizzativi, amministrativi e contabili capaci di monitorare costantemente gli equilibri aziendali e anticipare eventuali situazioni di difficoltà.
L’articolo 2086 del Codice civile, insieme al Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, ha introdotto un principio fondamentale: le società devono dotarsi di adeguati assetti, proporzionati alla natura e alle dimensioni dell’attività esercitata. Si tratta di passare da una gestione basata prevalentemente sui risultati del passato a un modello orientato al futuro, nel quale pianificazione, controllo e prevenzione diventano elementi essenziali della continuità aziendale.
Le conseguenze della mancata adozione di questi strumenti possono essere particolarmente rilevanti. Gli articoli 2475 e 2476 del Codice civile attribuiscono agli amministratori specifici doveri e responsabilità. L’assenza di controlli, il mancato monitoraggio della liquidità e l’assunzione di debiti senza verificarne la sostenibilità possono esporre gli amministratori a responsabilità patrimoniali personali quando tali omissioni determinano o aggravano un danno e ricorrono i presupposti previsti dalla legge. Anche i soci, in determinate circostanze, possono essere coinvolti. La normativa prevede, infatti, una responsabilità solidale per coloro che abbiano intenzionalmente deciso o autorizzato atti dannosi. Diventa pertanto essenziale documentare le verifiche effettuate, le informazioni comunicate e le decisioni assunte attraverso verbali e determinazioni dell’organo amministrativo.
Ma il problema non riguarda esclusivamente le responsabilità previste dal Codice civile. Anche il sistema bancario sta attribuendo crescente importanza alla capacità delle imprese di dimostrare la sostenibilità prospettica dell’indebitamento. Gli orientamenti EBA sulla concessione e sul monitoraggio dei prestiti valorizzano l’analisi dei flussi finanziari, dei risultati economici e delle prospettive aziendali. Un’impresa priva di budget, piani di tesoreria e indicatori attendibili rischia di incontrare maggiori difficoltà nell’accesso ai finanziamenti e nel rinnovo degli affidamenti.
Analoghe criticità possono manifestarsi nell’accesso alle agevolazioni pubbliche, quando le specifiche misure richiedono di documentare la sostenibilità economico-finanziaria degli investimenti.
Per rispondere concretamente a queste esigenze, il Modello FormaT, da me ideato, propone un percorso operativo articolato in sette fasi, sviluppabile indicativamente in novanta giorni, che integra organizzazione aziendale, analisi di bilancio, pianificazione finanziaria e monitoraggio periodico. Attraverso strumenti quali EBITDA, posizione finanziaria netta, DSCR, capitale circolante e analisi della Centrale dei Rischi, il modello permette di individuare tempestivamente gli squilibri e di supportare le decisioni degli amministratori. La predisposizione di report periodici e la formalizzazione delle verifiche consentono inoltre di documentare l’attività di controllo svolta. Gli adeguati assetti devono quindi essere interpretati non soltanto come un obbligo normativo, ma soprattutto come un investimento nella stabilità dell’impresa. Un sistema efficace permette di migliorare il rapporto con le banche, rafforzare la governance e programmare con maggiore consapevolezza gli investimenti e le operazioni straordinarie.
La vera sfida consiste nell’abbandonare una gestione esclusivamente consuntiva e adottare una visione forward looking, capace di anticipare i rischi e individuare le opportunità di crescita. Non basta più conoscere i risultati raggiunti: occorre comprendere quali risultati l’impresa potrà sostenibilmente conseguire. Gli adeguati assetti non rappresentano un semplice costo amministrativo, ma uno strumento di protezione dell’azienda e di tutela degli amministratori. La continuità aziendale non si improvvisa: si pianifica, si misura e si governa.
*Esperto in “Analisi di Bilancio, Pianificazione Finanziaria e strumenti di garanzia per le imprese”