Il commento di Stefano Ribaldi*

Studiare i Poli per osservare il futuro mentre sta accadendo

*autore e produttore TV.

Studiare i Poli per osservare il futuro mentre sta accadendo

di Stefano Ribaldi*

Ci sono luoghi della Terra che sembrano lontanissimi dalla nostra vita quotidiana e che invece ne determinano sempre più il futuro. Artico, Antartide e le grandi distese glaciali dell’Himalaya sono oggi giganteschi laboratori naturali nei quali è possibile osservare in anticipo le trasformazioni che riguarderanno l’intero pianeta.
Comprendere i processi che governano il cambiamento climatico per anticiparne gli effetti e fornire strumenti concreti a supporto delle decisioni politiche e delle strategie di adattamento: è questo il messaggio chiave emerso dalla Prima Conferenza Nazionale Polare conclusa in questi giorni a Roma nella sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
Promossa e coordinata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS, con il patrocinio del Ministero della Difesa e del Ministero dell’Università e della Ricerca, la Conferenza ha riunito per la prima volta, l’intera comunità scientifica italiana impegnata nelle regioni polari per un confronto su conoscenze, proposte e priorità che confluiranno in un White Paper sulla ricerca polare. Il documento rappresenterà uno strumento strategico per orientare le future politiche nazionali dedicate all’Artico, all’Antartide e al Terzo Polo (Himalaya, Karakorum e Altopiano del Tibet), territori sempre più cruciali per le dinamiche del clima globale.
Il titolo scelto, “Poli di conoscenza: dalle terre estreme alle sfide globali”, sintetizza il senso dell’iniziativa: lo scioglimento dei ghiacci, le modificazioni della circolazione oceanica, la perdita di biodiversità e le trasformazioni degli ecosistemi non sono fenomeni circoscritti a territori remoti, ma processi capaci di influenzare il livello dei mari, il ciclo del carbonio e gli equilibri climatici generali.
Oggi i Poli sono anche uno spazio strategico e culturale. Nuove rotte marittime, risorse, sicurezza, cooperazione internazionale e interessi geopolitici rendono queste regioni uno dei grandi scenari del XXI secolo. Per questo la ricerca scientifica diventa anche uno strumento di diplomazia e di governance, capace di fornire conoscenze affidabili alle decisioni politiche.
In questo scenario il CNR assume un ruolo centrale mettendo in relazione ricerca, istituzioni, università, imprese, giovani scienziati e stakeholder e valorizzando una presenza scientifica italiana nelle regioni polari costruita in decenni di programmi di ricerca, infrastrutture e collaborazioni internazionali.
La Conferenza rappresenta inoltre il primo passo del percorso italiano verso il 5° International Polar Year del 2032-2033, uno dei maggiori appuntamenti mondiali dedicati alla conoscenza delle regioni estreme.
Studiare i Poli, dunque, non significa soltanto esplorare gli ultimi confini geografici del pianeta. Vuol dire osservare il futuro mentre sta accadendo, trasformare la conoscenza in uno strumento per capire, e possibilmente governare, il mondo e i suoi scenari futuri, speriamo non distopici.

*autore e produttore TV