Il commento di Stefano Ribaldi*

Steven Spielberg, uno dei grandi narratori del nostro tempo

*autore e produttore TV.

Steven Spielberg, uno dei grandi narratori del nostro tempo

di Stefano Ribaldi*

Steven Spielberg torna a guardare il cielo. E, forse, a guardare sé stesso. Con Disclosure Day, il regista che ha insegnato a intere generazioni a meravigliarsi davanti all’ignoto firma un nuovo capitolo della sua lunga storia d’amore con la fantascienza. A quasi cinquant’anni da Incontri ravvicinati del terzo tipo e dopo aver raccontato la propria vita in The Fabelmans, Spielberg riporta sullo schermo una delle domande che più hanno attraversato il suo cinema: siamo davvero soli nell’universo? Il film, interpretato da Emily Blunt, Josh O’Connor e Colin Firth, prende le mosse da un’ipotesi tanto semplice quanto destabilizzante: cosa accadrebbe se l’esistenza di una civiltà extraterrestre venisse finalmente rivelata al mondo? Non una classica invasione aliena, ma una riflessione sulla verità, sul potere e sulla capacità degli esseri umani di confrontarsi con ciò che supera la loro comprensione.
Fin dalle prime sequenze si respira l’aria del grande cinema spielberghiano. Ci sono il senso di meraviglia, la paura dell’ignoto, l’attenzione per i sentimenti e quella capacità, ormai rara, di trasformare una vicenda fantastica in un racconto profondamente umano. Il regista non rinuncia allo spettacolo, ma evita l’effetto speciale fine a sé stesso. Gli alieni diventano soprattutto un pretesto per interrogarsi su come le società contemporanee costruiscano e manipolino la verità.
In questo senso Disclosure Day appare come un’opera sorprendentemente attuale. Il tema della disinformazione, delle teorie del complotto, della fiducia nelle istituzioni e del rapporto tra realtà e percezione attraversa l’intero racconto. Spielberg sembra suggerire che il vero mistero non sia ciò che arriva dalle stelle, ma il modo in cui reagiamo quando le nostre certezze vengono messe in discussione.
Visivamente il film conserva l’eleganza che ha reso celebre il sodalizio tra Spielberg e il direttore della fotografia Janusz Kamiński. Le immagini alternano momenti intimi e sequenze spettacolari, accompagnate dalle musiche di John Williams, alla sua trentesima collaborazione con il regista.
Forse Disclosure Day non possiede la forza rivoluzionaria dei capolavori che hanno cambiato la storia del cinema, ma ha il merito di ricordarci quanto sia raro incontrare un autore capace di coniugare intrattenimento, emozione e riflessione. Spielberg non cerca di reinventarsi a tutti i costi: preferisce tornare ai temi che lo hanno accompagnato per una vita e guardarli con gli occhi di chi ha ormai attraversato mezzo secolo di cinema.
Il risultato è un film che parla di alieni, ma soprattutto di noi. Delle nostre paure, delle nostre speranze e di quell’inesauribile desiderio di alzare lo sguardo verso il cielo alla ricerca di qualcosa che dia un senso più grande alla nostra esistenza. Ed è proprio in questa capacità di trasformare la fantascienza in una forma di umanesimo che Steven Spielberg continua, ancora oggi, a essere uno dei grandi narratori del nostro tempo.

*autore e produttore tv